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ARCHIVIO NOTIZIE 2010 

Lino Leggio presenta in Sala Ajace il suo più recente romanzo "L'ultimo treno per Valujki" sulla tragedia degli alpini nella campagna di Russia


Mercoledì 3 marzo 2010 alle 18, nell’ambito degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica “Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato in Sala Ajace il romanzo “L’ultimo treno per Valujki“ di Lino Leggio, appena uscito dall’editore Nuovi Sentieri.
Introdurranno Nicola Turello (Sindaco di Pozzuolo), Enzo Cainero (Commissario straordinario dell’Azienda Villa Manin) e Dante Soravito de Franceschi (Presidente ANA Udinese).
Sarà presente l’Autore.
Un romanzo storico, quello di Lino Leggio, ambientato in Russia, nel tragico gennaio 1943. Due alpini volontari della Julia sono paracadutati nella più ostile delle nature con un duplice obiettivo: deviare sullo scalo ferroviario di Nikolajewka i raccogliticci resti delle divisioni in marcia verso la trappola ordita dai cosacchi a Valujki, ed eliminare uno spietato criminale messo a capo di un nucleo partigiano. Comincia così una missione suicida in territorio nemico, che giunge a un passo dal cambiare il corso della storia.
Basato su un minuzioso lavoro di ricerca, il romanzo, puntigliosamente rigoroso in quanto a fatti storici, sapientemente sciolto in quanto a fantasia, si dipana fino ai giorni nostri, ponendo al centro dell’intreccio un non eroe che tutti avremmo voluto conoscere: un alpino della divisione Julia, di nome Angelo.
Il ricavato della vendita di questo romanzo, che ha una tiratura iniziale di ben 20.000 copie, sarà devoluto per salvare il piccolo museo (chiuso e fatiscente) che sorge a pochi passi dal Tempio di Cargnacco dove riposano oltre ottomila caduti dell’Armir e location di una parte del romanzo di Leggio.
Nato in Slovenia nel 1944, Lino Leggio vive a Udine dal 1945. Dopo aver insegnato e praticato varie discipline sportive, è approdato alla letteratura con lo pseudonimo di “Li noleggio” facendo conoscere a un sempre più numeroso pubblico trame di romanzi di grande successo, dove si alternano lavori autobiografici ambientati nella Udine degli anni Cinquanta a indagini che riguardano la montagna: “La banda delle cataste”, “Lui non è qui!”, “Il cacciatore di valanghe – Herr Eiger”, “La maschera di enrosadira”, “L’ultima banda”, “Eigerwand 1957 - La morte non riposa”, “La quinta stagione”, “Cercando Rommel”. Romanzi presentati con sempre grande successo in Sala Ajace per il ciclo degli “Incontri con l’Autore”.
 


Umberto Valentinis ospite di Sala Ajace con il prof. Rienzo Pellegrini

Mercoledì 24 febbraio 2010, in Sala Aiace alle ore 18.00, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il libro di poesie “Tiere di ombre” di Umberto Valentinis, edito l’anno scorso dal Circolo Culturale Menocchio di Montereale Valcellina.
Presenterà il libro e parlerà dell’opera complessiva di Umberto Valentinis il prof. Rienzo Pellegrini, docente di letteratura friulana all’Università di Trieste.
Umberto Valentinis è nato ad Artegna nel 1938 e, dopo una lunga attività nella farmacia dell’Ospedale, vive a Udine. Ha esordito nel 1967 con le liriche nell’antologia “La Cjarande”. L’anno successivo è uscita la raccolta intitolata “Palustri”. Nel 1996 è comparso “Scoltant a scûr”. Nel 2000, il Circolo culturale Menocchio ha pubblicato “Suazes” nei Quaderni del Menocchio e ancora per gli stessi Quaderni è uscita la raccolta “Di mîl, di ombre”. Nel 2002 sono uscite due edizioni d’arte: “Corotos”, con quattro incisioni dell’autore (Edizioni del Tavolo Rosso di Corrado Albicocco) e “Bocjes dal Timâf”, con incisioni di Mario Di Jorio (Edizioni di Federico Santini). Nel 2003 è stata pubblicata la raccolta “Disuincjants”. E’ presente nelle principali antologie della letteratura friulana e in alcune antologie della poesia dialettale italiana. Valentinis si dedica, da dilettante, all’incisione e ama allestire piccoli presepi portatili, una cui fortunata mostra era stata allestita  proprio nei mesi scorsi al Museo Etnografico di Palazzo Giacomelli.
Scrive Rienzo Pellegrini a proposito di “Tiere di ombre”: “Valentinis è autore che chiede impegno non generico e il suo friulano è lingua d’elezione, non demotica e spesso impervia, cifra splendida e spesso inconfondibile.(…) Il paesaggio nella poesia di Valentinis è tendenzialmente non antropizzato: i campi non propongono e non conservano traccia del sudore della fronte, escludono la presenza umana, e gli stessi toponimi si risolvono in astratta geografia della mente, uncini e bandoli per attivare il ricordo, per dare corda al percorso a ritroso.”
Un grande poeta friulano che forse – a differenza di altri – è rimasto più discosto dalle cronache letterarie di questi anni, ma mai dimenticato dalla critica più attenta, cui la Biblioteca Civica offrirà mercoledì prossimo un’occasione unica per una sua più approfondita conoscenza.


 

I sonetti sloveni di France Balantič tradotti da Mirko Špacapan in una serata benefica organizzata dall'Onlus per le cure palliative

Mercoledì 17 febbraio 2010, in Sala Ajace alle 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e il Club Unesco, sarà presentato il libro bilingue (italiano e sloveno) “Gospod, za tabo se bom zdaj napotil”, “Signore, dietro a te muoverò i miei passi” di France Balantič, raccolta di poesie tradotte e musicate da Mirko Špacapan ed edita l’anno scorso a Gorizia.
Presenteranno l’opera Manuela Quaranta Špacapan (Presidente dell’Associazione Cure Palliative, vedova del traduttore Mirko e promotrice dell’incontro) e Tatjana Rojc, dell’Università di Nova Gorica e curatrice del libro.

France Balantič, uno dei più grandi poeti sloveni del XX secolo, è nato a Kamnik il 29 novembre 1921, ed è morto nella notte fra il 23 e il 24 novembre 1943 a Grahovo,  nei pressi di Cerknica, nel rogo della guardiola che presidiava, appiccato durante un attacco partigiano.
Solo alla fine degli anni ’80 Balantič viene riscoperto anche in Slovenia, e da allora è considerato fra i “Grandi” ed avvicinato a France Prešeren, Alojz Gradnik, Srečko Kosovel, da cui sicuramente venne influenzato nel suo intimismo di poeta mistico e appassionato, che più volte espresse il senso della tragica dissoluzione portata dalla civilizzazione, attraverso una personale visione del Sacro.
La sua produzione letteraria si intensifica proprio dopo la liberazione dal campo di concentramento di Gonars, dove fu internato  nel 1942 come sloveno, e si concentra su tematiche tragiche, di morte e fuoco, in un’impressionante previsione della propria fine in circostanze drammaticamente simili a quelle da lui descritte nei suoi sonetti.
Proprio per queste sue scelte politiche la sua produzione letteraria venne censurata nel dopoguerra dalla Jugoslavia di Tito, che lo mantenne pervicacemente nell’oblio, mentre venne pubblicato a Buenos Aires nel 1956, essendo presente in Argentina una folta comunità di Sloveni, emigrati anch’essi per lo più per motivi politici.

L’Onlus “Cure palliative Mirko Špacapan-Amore per sempre” sostiene gli ammalati oncologici in fase terminale e le loro famiglie, e si prefigge di contribuire alla realizzazione a Udine di un “Hospice” che accolga tali pazienti nella fase di accompagnamento all’ultimo tratto di vita.


"Dove ballavano le streghe", l'ultima prova letteraria di Gabriella Chmet, parla di foibe ed esodi nella tragedia della guerra

Martedì 9 febbraio 2010, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, nell’ambito delle celebrazioni per il “Giorno del Ricordo”, sarà presentato il racconto “Dove danzavano le streghe” di Gabriella Chmet, appena edito dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia - Comitato provinciale di Udine.
Presenteranno l’opera Silvio Cattalini (Presidente ANVGD di Udine) e Romano Vecchiet (Direttore Biblioteca Civica “Joppi”):
Leggerà il racconto Titti Bisutti.

In questo racconto di Gabriella Chmet – che il Comitato provinciale udinese dell’ANVGD ha dato proprio in questi giorni alle stampe – il tema centrale e problematico delle foibe e dell’esodo, pur rimanendo motivo centrale e ispiratore della breve opera dell’autrice istriana, viene quasi avviluppato da un alone di magico mistero che trova proprio negli incontri e nelle manifestazioni di tre giovani amiche (due croate e una italiana) una particolare e positiva soluzione.
«E’ ancora una volta l'Istria – scrive nella prefazione Romano Vecchiet – con i suoi paesaggi scarni e rischiarati ora dalla luna, la sua povertà sempre affiorante, l'aspro suo territorio brulicante di erbe dalle più diverse proprietà, che si rafforza come luogo del ricordo. Ce ne possiamo anche allontanare, per molti anni, costretti dalle necessità più grevi e incalzanti, o semplicemente per sopravvivere alla brutalità della guerra, ma se vi abbiamo lasciato il cuore, l'Istria rimane sempre lì, ci aspetta anche dopo una vita passata altrove, perché quel cuore lo veniamo prima o poi a riprendere.»

Gabriella Chmet è nata a Capodistria  nel 1973, ha vissuto in Istria gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, all’interno di quella comunità di italiani d’oltre confine che Tomizza definì “divisi fra un mondo e un altro, fra un’ideologia e un’altra...” Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo: Libera. Una storia istriana (Mgs Press) che l’anno scorso, per il “Giorno del Ricordo”, è stato con successo presentato a Udine. Attualmente vive e lavora a Trieste.


Cristiano Caracci e i due racconti ottomani con Mario Turello in Sala Ajace il 3 febbraio

Il 3 febbraio alle 18.00, per il ciclo degli "Incontri con l'Autore" organizzati in Sala Ajace dalla Biblioteca Civica e dall'Assessorato alla Cultura del Comune, il prof. Mario Turello presenterà il libro "Due racconti ottomani" di Cristiano Caracci, edito nel 2009 dalla SBC di Ravenna.
In "Due racconti ottomani" vengono narrate le vicende delle colonie genovesi nel Mar Nero e nell'Egeo invase dai turchi e sottomesse all'Islam e l'invasione ottomana dell'Istria e del Friuli appartenenti alla Repubblica di Venezia. VIcende dolorose raccontate con grande pathos dagli immaginari protagonisti.
Cristiano Caracci, avvocato, è nato a Udine, dove vive, nel 1948. E' autore di diverse pubblicazioni tra cui un compendio della storia di Ragusa (l'attuale Dubrovnik) "Né turchi né ebrei, ma nobili ragusei", e il romanzo "La luce di Ragusa", ambientato a Ragusa, oltre a numerosi articoli storici e giuridici.
 


La Shoah e oltre - I rotoli della memoria

Per la Giornata della memoria 2010 le Sezioni Moderna, Musica, Ragazzi della Biblioteca V. Joppi e le Biblioteche di Circoscrizione hanno ritenuto di partecipare alla riflessione comune per non dimenticare, lasciando parlare le voci delle storie e delle testimonianze di chi ha vissuto e ripercorso l'inferno dei campi di concentramento.
Così sono stati selezionati alcuni brani tratti da romanzi, saggi, film, canzoni e sono stati confezionati dei piccoli rotoli, denominati rotoli della memoria, che per tutta la settimana dal 25 al 30 gennaio saranno messi a disposizione degli utenti della Biblioteca nelle sue diverse sedi, unitamente ad un depliant dove sono indicati i titoli dei testi riportati nei rotoli.
Sono stati previsti rotoli per gli adulti e rotoli per ragazzi - vista la complessità del tema essi non saranno distribuiti ai bambini di età inferiore ai 9 anni.
Presso ogni sede, oltre alla locandina, sarà esposto un testo cumulativo di tutti i pezzi citati nei rotoli che potrà essere usato come base di un tazebao dove gli utenti - e i cittadini -potranno affiggere i loro post-it con segnalazioni di altri titoli o pensieri e riflessioni.
Infine sarà disponibile alla consultazione il catalogo bibliografico realizzato per la precedente edizione della Giornata della Memoria, aggiornato al gennaio 2010.


Guido Cervo e "I Ponti della Delizia". La tragedia di Caporetto in un romanzo storico presentato da Claudio Zanier

Mercoledì 20 gennaio 2010, alle ore 18.00, per il ciclo degli Incontri con l'Autore organizzati dalla Biblioteca Civica in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura, Claudio Zanier, dell'associazione storica Tiliaventum, presenterà il romanzo di Guido Cervo "I ponti della Delizia", di recente pubblicato da Piemme.
Sarà presente l'Autore.
Nel cuore della notte, sul fronte di Caporetto, si abbatte terribile l'offensiva austro-ungarica. Il nemico che gli italiani avevano creduto sfiancato, si è ripreso e ora, complice pioggia e nebbia, cala su truppe infreddolite, demotivate e stanche, impreparate a tanta potenza di fuoco. C'è una babele di dialetti nelle trincee, uomini che maledicono, danno ordini, pregano, e spesso neanche si capiscono tra loro. In poche ore i soldati italiani si trovano in fuga, non si parla più di sconfitta ma di disfatta. I "tugnit" avanzano. I soldati allo sbando invadono città e paesi friulani ormai quasi deserti, razziano, devastano, dei civili chi può si da alla borsa nera, gli altri se ne vanno, lasciando tutto. Per sfuggire ai carabinieri, che nel caos tiranneggiano e si lasciano anche andare alla ferocia, il socialista Santini e il sergente bergamasco Tarcisio, il protagonista della storia intervenuto a difenderlo, si arruolano negli arditi, quelli che si rifiutano di dare le spalle al nemico e gli vanno invece incontro a testa alta.
Un romanzo avvincente, di veloce lettura: un quadro efficace di un evento fondamentale e traumatico della nostra storia, visto da una prospettiva insolita, grazie a personaggi assolutamente comuni. Interessante l'uso dei diversi dialetti parlati nelle trincee.
Guido Cervo (1952) è uno dei più noti e prolifici autori di romanzi storici. Vive e lavora a Bergamo, dove è insegnante di Diritto ed Economia politica. La storia lo attrae da sempre, soprattutto quella antica, in cui affondano le radici etniche, culturali, politiche e religiose della civiltà europea. Storici sono dunque i suoi romanzi tutti pubblicati da Piemme: "Il legato romano", "La legione invincibile", "L'onore di Roma" (premio Selezione Bancarella del 2005), "Il centurione di Augusto", "Il segno di Attila", "Le mura di Adrianopoli" e il suo ultimo romanzo "L'aquila sul Nilo". Le situazioni dei suoi romanzi sono frutto di scrupolose ricerche storiche. I personaggi sono in parte inventati, in parte corrispondenti a figure realmente esistite. In ogni caso, la costruzione delle storie dei protagonisti, anche se inventata, comprende minuziosamente fatti storici realmente accaduti.
Introdurrà il prof. Luigi Reitani, Università degli Studi di Udine.
L’iniziativa inaugura la rassegna “La Shoah e oltre” dedicata alla Giornata della Memoria.


Boris Pahor presenta con Luigi Reitani i suoi due ultimi lavori. Inizia così lunedì 18 gennaio la rassegna udinese "La Shoah e oltre"

Lunedì 18 gennaio 2010, alle ore 18 in Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, saranno presentati gli ultimi due libri del grande scrittore sloveno Boris Pahor, “Tre volte no. Memorie di un uomo libero” e “Una primavera difficile”.

Appartenente alla minoranza slovena di Trieste (è nato nel 1913 nel capoluogo giuliano dove tuttora vive), laureatosi a Padova e poi professore di letteratura italiana e slovena nei licei triestini, Boris Pahor ha conosciuto l’orrore dei campi di sterminio nazisti, dove venne tragicamente deportato e dove maturò il nucleo più forte e presente della sua poetica antifascista. Un testimone scomodo, in quanto rappresentante di una comunità che il fascismo di confine aveva insegnato a odiare e disprezzare, i cui nomi aveva storpiato e cancellato senza ritegno, la cui lingua aveva vietato, e le cui biblioteche aveva incendiato per cancellarne del tutto la memoria. Forse per questo in Italia è stato tenuto per tatni anni sotto silenzio, fino alla clamorosa scoperta nel 2008 del suo talento letterario con Necropoli (ed Fazi, 2008, dopo una prima uscita passata inosservata nel 2005), romanzo autobiografico sulla sua prigionia a Natzweiler-Struthof.  
L’incontro udinese sarà l’occasione anche per conoscere gli ultimi sviluppi della sua infaticabile vena di scrittore, che nel 2009 ha prodotto due nuove opere, Tre volte no. Memorie di un uomo libero (con Mila Orlic, ed. Rizzoli) e Una primavera difficile (ed. Zandonai).
 


"Giustina nei ricordi di Mascotte": l'ultimo libro di Alberto Picotti sulla resistenza udinese in Sala Ajace il 13 gennaio

Mercoledì 13 gennaio 2010, in Sala Ajace alle ore 18, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro “Giustina” nei ricordi di “Mascotte”. Una marchesa nella Resistenza udinese 1943-1945, di Alberto Picotti, edito a Udine dall’Associazione Partigiani Osoppo nel 2008.
Presenterà l’opera il prof. Paolo Strazzolini (Università di Udine).
Il libro ricostruisce – attraverso i diari dei protagonisti, quello della nobildonna udinese Lucilla Muratti, detta “Giustina”, e del giovanissimo Alberto Picotti, detto “Mascotte” – una pagina inedita della resistenza friulana, più silenziosa forse, ma altrettanto audace e pericolosa, condotta in città da una marchesa monarchica che ha nel suo gruppo un partigiano poco più che bambino.
Sono pagine che fanno da sfondo al tema conduttore del libro, che rimane la guerra, una guerra con le sue tragedie viste da vicino: dai treni dei deportati in partenza dalla stazione di Udine, all’eccidio di Colloredo di Prato, al supplizio di Cecilia Deganutti, una delle protagoniste del libro.
Ne è nato un racconto di grande suggestione che parla di una ribellione che ha accomunato anche strati sociali diversi in nome di una comune battaglia per la dignità del nostro Paese e per la libertà dai nazisti invasori e dai loro complici.
Alberto Picotti è nato a Udine nel 1929. Dopo l’esperienza partigiana raccontata in questo libro, fece parte del gruppo di scrittori di “Risultive” cui offrì interessanti contributi poetici. Hanno fatto seguito molteplici saggi e monografie su temi di storia e cultura friulana, spesso in materia di emigrazione (Emigrazione, significato di un ricordo, 1985; Quell’alba sul lago Kivu. Settant’anni di emigrazione friulana in Randa, 2000, con Gian Alberto Tomini e prefazione di Stanislao Nievo), di cui Picotti è in Friuli uno dei massimi e riconosciuti esperti.
  


 

 

 

ultimo aggiornamento: 08/03/10 - Stampa pagina Stampa pagina

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