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ARCHIVIO NOTIZIE 2009  

 


"Giustina nei ricordi di Mascotte": l'ultimo libro di Alberto Picotti sulla resistenza udinese in Sala Ajace il 13 gennaio

 Mercoledì 13 gennaio 2010, in Sala Ajace alle ore 18, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro “Giustina” nei ricordi di “Mascotte”. Una marchesa nella Resistenza udinese 1943-1945, di Alberto Picotti, edito a Udine dall’Associazione Partigiani Osoppo nel 2008.
Presenterà l’opera il prof. Paolo Strazzolini (Università di Udine).
Il libro ricostruisce – attraverso i diari dei protagonisti, quello della nobildonna udinese Lucilla Muratti, detta “Giustina”, e del giovanissimo Alberto Picotti, detto “Mascotte” – una pagina inedita della resistenza friulana, più silenziosa forse, ma altrettanto audace e pericolosa, condotta in città da una marchesa monarchica che ha nel suo gruppo un partigiano poco più che bambino.
Sono pagine che fanno da sfondo al tema conduttore del libro, che rimane la guerra, una guerra con le sue tragedie viste da vicino: dai treni dei deportati in partenza dalla stazione di Udine, all’eccidio di Colloredo di Prato, al supplizio di Cecilia Deganutti, una delle protagoniste del libro.
Ne è nato un racconto di grande suggestione che parla di una ribellione che ha accomunato anche strati sociali diversi in nome di una comune battaglia per la dignità del nostro Paese e per la libertà dai nazisti invasori e dai loro complici.
Alberto Picotti è nato a Udine nel 1929. Dopo l’esperienza partigiana raccontata in questo libro, fece parte del gruppo di scrittori di “Risultive” cui offrì interessanti contributi poetici. Hanno fatto seguito molteplici saggi e monografie su temi di storia e cultura friulana, spesso in materia di emigrazione (Emigrazione, significato di un ricordo, 1985; Quell’alba sul lago Kivu. Settant’anni di emigrazione friulana in Randa, 2000, con Gian Alberto Tomini e prefazione di Stanislao Nievo), di cui Picotti è in Friuli uno dei massimi e riconosciuti esperti.
  


La Biblioteca Civica "Vincenzo Joppi" nelle vacanze natalizie: i pomeriggi di chiusura

Nel corso delle vancanze natalizie 2009/2010 la Biblioteca Civica "Vincenzo Joppi" con tutte le sue Sezioni e le biblioteche di circoscrizione sarà regolarmente aperta nei consueti orari, con l'eccezione dei pomeriggi di giovedì 24 e di giovedì 31 dicembre.
In particolare si ricorda che la Sezione Moderna sarà regolarmente aperta anche sabato 2 gennaio 2010 pomeriggio.


Tullio Avoledo con Angela Fabris alla presentazione in Sala Ajace dell'ultimo suo romanzo "L'anno dei dodici inverni"

Mercoledì 16 dicembre 2009 alle 18 in Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il romanzo
“L’anno dei dodici inverni” di Tullio Avoledo, edito quest’anno da Einaudi.
Dialogherà con l’Autore Angela Fabris, docente di letteratura italiana e spagnola all’Università di Klagenfurt.

Scritto in una lingua intensa e malinconica, il romanzo s'interroga sulla ferocia dei sentimenti e sulle conseguenze dei gesti compiuti da ciascuno di noi - più o meno consapevolmente - un giorno dopo l'altro.
Davanti agli occhi stupefatti del lettore si dispiega la folle cronaca dei nostri anni recenti, filtrati da una vicenda in cui i legami famigliari s'intrecciano con le storie di fantascienza raccontate da Philip Dick, e le mille problematiche dell'adolescenza diventano un tutt'uno con l'adorazione quasi isterica per un'icona come Lady D.
Storia dopo storia, si disegna un mondo in cui la colpa e la redenzione, il passato e il futuro, non hanno un rapporto di causa ed effetto ma convivono, assurdamente, nello stesso istante. Il protagonista de 'L'anno dei dodici inverni' è un uomo disposto a giocarsi tutto, per amore. Anche a tornare indietro nel tempo per disfare la trama delle cose, pur sapendo bene che «quando fai uno scambio, da qualche parte guadagni e da qualche altra ci perdi».
Un romanzo che intreccia tre storie lontane in modo esatto e imprevedibile, grazie alla forza di una narrazione che sembra accordarsi - pagina dopo pagina - al respiro di chi legge.

Tullio Avoledo è nato nel 1957. All’inizio del 2003 ha esordito con “L’elenco telefonico di Atlantide”, uno dei casi letterati più eclatanti degli ultimi anni. Presso Eianudi sono usciti i romanzi “Tre sono le cose misteriose” (2005, premio Super Grinzane Cavour 2006), “Breve storia di lunghi tradimenti” (2007) e “La ragazza di Vajont” (2008), tutti presentati in Sala Ajace nel ciclo organizzato dalla Biblioteca Civica.


 

Adriano Degano con il suo "Paulêt mi sovèn" mercoledì 9 dicembre in Sala Ajace


Mercoledì 9 dicembre 2009, alle 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato in Sala Ajace il libro “Paulêt mi sovèn… Povoletto mi ricorda… Storie, fatti, documenti, personaggi” di Adriano Degano, edito quest’anno da La Nuova Base di Udine e dalle  Edizioni Fogolâr furlàn di Roma.
Presenteranno l’opera Alberto Picotti e Renato Pilutti.

Il volume “Paulét mi sovèn” ha carattere essenzialmente autobiografico. E' uno spaccato di storia, dall'infanzia ai nostri giorni, della vita e dell’attività professionale di Adriano Degano che è stato anche protagonista di taluni fatti importanti avvenuti nel paese natale, dall'avvento del Fascismo alla seconda guerra mondiale, dalla Resistenza partigiana alla rinascita postbellica. Si seguono le tappe dello straordinario cambiamento sociale, economico e culturale di Povoletto iniziato con la costruzione dell'asilo infantile, divenuto scuola media e ora palazzo comunale. Si mette in risalto l'eccezionale fioritura di attività industriali, associative, musicali e la prevista realizzazione di un museo archeologico, con i reperti dei Savorgnan e la Collezione d'arte Degano. Vengono pure ricordate le varie attività che hanno impegnato l'autore in Friuli, a Roma e nell'ambito internazionale.

Adriano Degano è nato a Povoletto nel 1920. Laureatosi in lettere, è pubblicista, cavaliere di gran croce OMRI, commendatore del Santo Sepolcro, membro delle Accademie, Teatina per le scienze, BurckHardt e Tiberina di Roma.
A Povoletto è stato segretario del CNL comunale e responsabile mandamentale del Fronte della Gioventù democratica. Ha promosso l'istituzione della Biblioteca comunale donando 2000 volumi.
Già vice presidente della F.A.C.E., ha diretto la rivista trimestrale e promosso gli itinerari artistici con il prof. Carlo Mutinelli.
E' stato Dirigente generale INPS preposto all'Ufficio rapporti internazionali e membro della Commissione CEE per la sicurezza sociale dei lavoratori migranti, a Bruxelles, dell'ufficio internazionale dell'INAS/CISL.
Tra i numerosi premi conferitigli, ricordiamo la medaglia d'oro EPT di Roma, l'"Alare d'argento" EPT di Udine, il "Nadal furlan" di Buja, l'"Epifania" di Tarcento e il "Merit furlan".
E' il presidente del "Fogolar Furlan" di Roma dal 1974 e fondatore (1979) del premio "Giovanni da Udine - Presenza friulana a Roma e nel Lazio".
Ha organizzato nel 2002 la grande mostra "50 anni di Friuli a Roma".


"1919. L'anno della pace e della ricostruzione" di Enrico Folisi e Massimo Bortolotti a Palazzo Morpurgo giovedì 3 dicembre con Gianpaolo Carbonetto

Giovedì 3 dicembre 2009, nel Salone d’onore di Palazzo Morpurgo in via Savorgnana 12, alle 18.00, sarà presentato il libro “1919. L’anno della pace e della ricostruzione” di Enrico Folisi e Massimo Bortolotti, edito quest’anno da Kappa Vu. La presentazione si inserisce nel ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura.
Presenterà Gianpaolo Carbonetto, caporedattore del “Messaggero Veneto”.
Il libro non è solo il catalogo della mostra che ancora si sta svolgendo proprio a Palazzo Morpurgo, ma descrive per immagini una Udine appena uscita da un disastroso conflitto mondiale che l’ha vista al centro di alcuni dei momenti più drammatici e devastanti. Nel 1919, tornata italiana, Udine getta le basi per tutto quella che sarà la “visione della città nel Novecento”. Un processo lungo ed articolato che vede concretizzarsi, non solo nell’architettura, ma anche nella cultura e nella visione della realtà, il laborioso processo di passaggio dalla guerra alla pace. E’ in questo periodo che va formandosi quella identità urbana che costituisce la memoria storica di una città.


Un libro sui terremoti in Italia, dal Belice al Friuli e all'Aquila, di Giovanni Pietro Nimis: "Terre mobili"

Mercoledì 25 novembre 2009 alle ore 18.00, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato in Sala Ajace il libro
“Terre mobili. Dal Belice al Friuli dall’Umbria all’Abruzzo” di Giovanni Pietro Nimis, edito quest’anno dall’editore Donzelli di Roma.
Presenteranno l’opera l’ing. Diego Carpendo, uomo politico e storico, ma anche uno dei protagonisti della ricostruzione in Friuli, e il dott. Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine.

L'Italia è uno dei paesi a più alto rischio sismico della terra. Eppure il terremoto in Abruzzo ripropone il problema dell'assenza nel nostro paese di una politica post-sisma. Si evidenzia, ancora una volta, l'incapacità storica di derivare dall'esperienza accumulata in un secolo di catastrofi un principio-guida della ricostruzione, soprattutto per quanto riguarda la sopravvivenza dei centri storici. Un principio-guida che non sia da reinventare a ogni terremoto, ma che si adatti di volta in volta alle diversità territoriali, sociali e urbanistiche. Basterebbe guardare, oltre che ai fallimenti di cui è costellato il nostro passato, a quelle esperienze positive – come il Friuli nel 1976, o l'Umbria e le Marche nel 1997 – che hanno saputo leggere la dimensione della catastrofe tracciando un percorso virtuoso, volto non solo a soddisfare il bisogno abitativo dei senzatetto, ma anche a salvaguardare la rinascita dei centri storici, a tutelarne le irripetibili valenze urbane, artistiche e monumentali, a difenderne il patrimonio di storia e di cultura, quale radice dell'identità di un territorio.

Giovanni Pietro Nimis, architetto e urbanista, ha curato la pianificazione generale per la ricostruzione dei territori friulani di Gemona, Venzone e Artegna, colpiti dal terremoto del 1976, nonché i piani particolareggiati e il progetto edilizio di alcune aree centrali di Gemona e di Artegna. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Friuli dopo il terremoto. Fisica e metafisica di una ricostruzione” (Marsilio, 1978) e “La ricostruzione possibile” (Marsilio, 1981). Notevole anche la sua più recente produzione letteraria, tra cui si ricordano “Il tallero di Günzburg” (Moby Dick, 2006) e “Racconto friulano” (La Nuova Base, 2008), recentemente presentati negli “Incontri con l’Autore” della Biblioteca Civica.


 

"Volevo fare la spia" di Vanda Slobbe Castagna, un'avvicente autobiografia presentata dal prof. Pierluigi Ronzani

Mercoledì 18 novembre 2009, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato in Sala Ajace il libro “Volevo fare la spia” di Vanda Slobbe Castagna, edito quest’anno a Padova da Cleup.
Presenterà l’on. avv. prof. Pierluigi Ronzani, docente di  diritto ecclesiastico all’Università di Trieste.
Sarà presente l’autrice.

Con il romanzo di Vanda Sbobbe Castagna ci si addentra in epoche lontane percorse da una sensibilità moderna con la quale l’autrice volge lo sguardo a un passato indagato in chiave personale e generazionale in un arco di tempo che si snoda dal primo Novecento ad oggi. I paesaggi rievocati nel romanzo sono quelli un po’ aspri, ombrosi e impervi del Friuli montano, che danno sommessamente voce e consistenza a un universo interiore di sentimenti ed emozioni.  Anche Udine, dove Vanda visse gli anni della giovinezza e della prima maturità, diventa nel veloce fluire delle pagine uno scenario di grande suggestione, lo sfondo di mille sensazioni e forti moti dell’animo.
Romanzo di spiccato taglio autobiografico, “Volevo fare la spia” ripercorre luoghi, eventi, incontri del passato con l’intento, e insieme la certezza, di poter maturare e raggiungere una conoscenza più profonda del presente e della propria esistenza. Alla narrazione briosa e vivace, l’autrice affida il compito di trasmettere i tratti distintivi della propria personalità, della personale visione delle cose e degli uomini, nella consapevolezza che la più varia umanità possa in qualche modo in essa rispecchiarsi.
Il libro di Vanda Sbobbe Castagna avvolge il lettore in un discorso dai toni confidenziali e intimi, in tempi e spazi cronologicamente lontani ma vicini quando lasciano trasparire e affiorare una vibrante trama di emozioni, affetti, passioni, sensazioni.

Vanda Slobbe, friulana, diplomata al liceo “Jacopo Stellini” di Udine, laureata in Lingue e letterature straniere all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha insegnato per molti anni in istituti superiori di Venezia ed è stata preside dell’Istituto tecnico nautico. Questo è il suo primo romanzo.


Mario Turello presenta il libro di Federica Ravizza su Sergio Maldini e la sua casa a Nord-Est

Mercoledì 11 novembre 2009, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzato dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, in Sala Ajace alle ore 18.00 sarà presentato il libro “Sergio Maldini, il sogno di una casa. La vera storia della casa a Nord-Est nell’epistolario con l’architetto Toni Cester” di Federica Ravizza, appena uscito per i tipi de La Nuova Base di Udine.
Presenterà il prof. Mario Turello.
Sarà presente l’autore.

Riscoprire un epistolario di oltre trent’anni fa può offrire momenti di nostalgia e di curiosità, pacate sorprese e guizzi inaspettati. Ma se a scrivere l’epistolario si scopre essere Sergio Maldini (Firenze 1923-Udine 1998), e se certe sue lettere si ritrovano poi riportate pari pari in un romanzo di successo, “La casa a Nord-Est”, vincitore nel 1992 del Supercampiello, una strana euforia prende il lettore che pensa come la “vera” Casa a Nord-Est si vada costruendo in questo epistolario, e contemporaneamente prenda forma anche quella letteraria. Sergio Maldini scrive a Toni Cester Toso, l'architetto che cura il restauro del rustico di Santa Marizza, e scopriamo allora che certe risposte che lei invia al suo committente verranno poi riportate anch'esse nel romanzo. Un carteggio allegro, ricco di notizie, con una gamma di sensazioni, capricci e dettagli ora minimi, ora di una certa rilevanza critica, lettere che rivelano due caratteri forti che si compiacciono di battibecchi e rimandi, che si pungono con sottili ironie consapevoli sempre di una grande amicizia che li lega. È un Maldini beffardo e affettuoso che si svela, mentre l’architetto Cester è puntuale e ironica nelle sue missive. I due non sono soli, nelle lettere attorno a loro un rutilante caleidoscopio di personaggi, famigliari, amici, famigli, un mondo coeso di dolci paesaggi, di innumerevoli incontri conviviali pervaso da una dolcezza di vivere che pare quasi settecentesca. Ritroviamo un’intera generazione di personaggi friulani, e non si può non andare alla loro lontana giovinezza cercando di rivederli quando ancora non sapevano che si sarebbero incontrati in quella Casa a Nord-Est e dopo, ancora, nelle pagine del romanzo.

Federica Ravizza, pittrice da più di cinquant’anni, si è da sempre ispirata alla pittura antica.
A Venezia, studentessa a Ca’ Foscari dove si è laureata in Lingue nel 1974, ha sviluppato il suo interesse per la tradizione pittorica veneta che è oggi alla base della sua pittura. E’ presente nel mercato americano e le sue opere sono state esposte nel New Jersey, a Miami ed a Filadelfia, ma è soprattutto presente in Germania dove, a Francoforte, ha tenuto parecchie personali su iniziativa di Bruno Segatto, suo primo gallerista.
Oggi Federica Ravizza ha uno studio a Venezia in campo San Barnaba e, dagli anni ottanta, anche in Friuli in una casa quattrocentesca di Santa Marizza di Varmo. A questa terra si ispira per le sue nature morte o per composizioni con trionfi di frutta e frasche.
 Svolge attività di traduttrice (ultimamente ha tradotto per Skira una monografia sull’Abbazia di Sesto al Reghena) e scrive per la pagina culturale del “Messaggero Veneto”.

 


Fulvio Salimbeni e il dramma di Dante Carnevale, carabiniere nei lager sovietici tra il 1942 e il 1946

Mercoledì 4 novembre 2009, alle ore 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato in Sala Ajace il libro “Dimenticati all’inferno. Un carabiniere nei lager sovietici 1942-1946” di Dante Carnevale e curato, per l’editore Mursia, da Girolamo Carnevale, figlio dell’autore, e dal prof. Giuseppe Mariuz.
Presenterà le memorie di Carnevale il prof. Fulvio Salimbeni dell’Università degli Studi di Udine.

Dei 52 carabinieri della 56ª Sezione Motorizzata partita per il fronte russo nel novembre del 1942 solo uno tornò dalla prigionia: il brigadiere Dante Carnevale. Dopo quattro anni passati nei lager sovietici, viene rimpatriato nel marzo del 1946.
Per i prigionieri italiani l’orrore comincia con l’estenuante cammino verso le linee russe subito dopo la cattura, che avrebbe portato gran parte di quei soldati a morire di fame, di freddo e di malattie, se non uccisi a raffiche di mitra per snellirne il numero; poi il viaggio in treno verso il lager, in un vagone blindato e mai aperto per un mese. E infine la prigionia, tra sofferenze fisiche e psichiche che li segnarono per tutta la vita nel corpo e nell’animo, con l’illusione di un intervento da parte del governo italiano dopo la Liberazione e la consapevolezza di essere stati dimenticati dalla patria, all’inferno. Persino il ritorno a casa è amaro: anziché festeggiare i reduci la gente inscena proteste sventolando bandiere rosse e la burocrazia militare nega aiuti e riconoscimenti.
Trentadue anni dopo, di getto, con tragico realismo, il carabiniere Dante Carnevale scrive le sue memorie, ora raccolte dal figlio con alcuni documenti dell’epoca.

Dante Carnevale nasce a Palermo nel 1913. Si arruola volontario nell’Arma dei Carabinieri Reali nel 1931 e svolge servizio in Italia, in Etiopia e sul fronte francese. Dopo il ritorno dalla Russia presta servizio a Palermo, Misilmeri (PA), Montevago (AG). Dal 1963 è ad Azzano Decimo (PN), dove comanda la locale Caserma dei Carabinieri sino al 1969. Nel 1965 riceve dalla Presidenza della Repubblica la croce di Cavaliere. Muore a Pordenone nel 1994.


Bruno Pizzul presenta "Il futuro nascosto" di Antonio G. Sangineto mercoledì 28 ottobre

Mercoledì 28 ottobre 2009, nell’ambito degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato in Sala Ajace alle 18 il romanzo
“Il futuro nascosto” di Antonio G. Sangineto, edito quest’anno a Roma dalla casa editrice “Il filo”.
Presenterà l’autore i il suo romanzo il giornalista sportivo Bruno Pizzul.
“Il futuro nascosto” è un romanzo sul disagio giovanile, sulla inutilità di uno sguardo che cerca di oltrepassare i limiti del presente, sull’impossibilità di godere appieno di un’età preziosa e impagabile, troppo spesso ormai piegata da una società corrotta e avara. Zerach, il protagonista, è un ragazzo come tanti, sveglio, intelligente, ironico. Laureatosi, s’affaccia al mondo in cerca di un lavoro, scontrandosi subito con una realtà ostile e beffarda: fuori dalla finestra nessun orizzonte, solo una Roma avida di sogni, dove s’aggirano uomini e donne magistralmente dipinti con tratti essenziali, personaggi ritoccati nei loro gesti quotidiani e involontari, nell’espressione di uno sguardo, nella ruga sulla fronte: particolari illuminati da una regia attenta, da un occhio indiscreto. In queste pagine c’è il cuore palpitante di una capitale fatta di vinti, di gente che campa alla giornata, che s’inventa, che si rinnova, che cambia faccia ed è sempre la stessa. C’è il cuore di tanti ragazzi che vogliono amare. C’è il futuro nascosto che nessuno riesce a immaginare.
Antonio G. Sangineto è nato a Torano Castello (CS). Vive e lavora a Roma. Conseguita la laurea con una tesi su P.P. Pasolini all’Università di Bologna, fa l’assistente alla regia a Mario Monicelli. Dal 1992 collabora con la RAI, curando fra l’altro la regia di sei documentari sulla Resistenza per “Videosapere” e di una rubrica sui vini d’Italia, presentati da Bruno Pizzul, per “Unomattina”. Attualmente lavora alla RAI e collabora a RAI 1 Cultura. È autore di una sceneggiatura per un lungometraggio, La Ruzzola, con la quale esordirà nella regia cinematografica. “Il futuro nascosto” è il suo romanzo d’esordio.
 


Margherita Hack e Bianca Pauluzzi presentano "Il mio zoo sotto le stelle"

Mercoledì 21 ottobre 2009, nell’ambito degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato alle 18 in Sala Ajace il libro
“Il mio zoo sotto le stelle” di Margherita Hack e Bianca Pauluzzi, edito da Di Renzo Editore nel 2007.
L’incontro si svolge all’interno della manifestazione nazionale “Ottobre piovono libri: i luoghi della lettura” promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali
“Il mio zoo sotto le stesse” è un libro su cani, gatti e non solo, raccontati dalla felice penna dalla famosa astrofisica Margherita Hack. Dopo “La mia vita tra le stelle”,  la Hack ci fa conoscere la sua vita tra gli animali che ha incontrato, raccolto dalla strada, curato e cresciuto. Insieme all’amica Bianca Pauluzzi, ci guida alla scoperta di questi esseri silenziosi e fedeli che possono regalarci tanta gioia e ci sensibilizza al rispetto della natura e dell’ambiente che ci circonda. Storie, accompagnate da poesie, citazioni e foto per tutti gli appassionati e amanti degli animali.
Scrive Margherita Hack: "Capita spesso parlando di animali, di ascoltare come sia diffusa l'opinione che esista un partito dei gatti e un partito dei cani. E' vero che chi ama più i gatti dei cani ha carattere diverso da chi invece ama più i cani dei gatti? Che i primi sarebbero più indipendenti e meno affidabili dei secondi, così come i gatti sarebbero meno capaci di affetto dei cani?"
“Un libro – scrive Franco Pratico su “Repubblica” – che testimonia come l'attenzione scientifica verso i nostri compagni di viaggio su questo pianeta, come su ogni argomento, si possa colorare di curiosità e fantasia, recuperando quella tenerezza e condivisione con ciò che vive che in questa stagione del pianeta sembrerebbe oggi perduta.”


 

Fulvio Salimbeni presenta "Irredenti redenti" di Renate Lunzer in Sala Ajace


Mercoledì 14 ottobre 2009, alle ore 18.00, in Sala Ajace, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro “Irredenti redenti. Intellettuali giuliani del ’900” di Renate Lunzer, edito quest’anno da Lint.
Presenterà l’opera il prof. Fulvio Salimbeni (Università di Udine). Sarà presente l’autrice.
Nel Novecento, tra vicende complesse e anche dolorose, Trieste e la Venezia Giulia hanno rappresentato un luogo simbolo del confronto fra culture diverse. E la loro tradizione letteraria è un caso esemplare di cultura come “attraversamento del confine”.
Renate Lunzer colloca al centro della sua analisi il rapporto dialettico fra cultura italiana e cultura austriaca, offrendo al lettore un’affascinante serie di ritratti dei maggiori intellettuali giuliani del Novecento: sono gli “irredenti redenti”, gli innamorati di un’Italia ideale che si scontrarono con le disillusioni della Storia, divenendo tra i più importanti mediatori dell’eredità austriaca in Italia. Un coro a più voci, dall’irredentista Biagio Marin a Claudio Magris, grazie al quale l’Austria e il “mito” dell’Austria si sono introdotti nella coscienza culturale degli italiani.
Renate Lunzer , nata a Vienna, è docente di Letteratura italiana e Teoria della traduzione presso l’Università di Vienna e traduttrice letteraria. Profonda conoscitrice della letteratura italiana contemporanea, ha posto al centro delle sue ricerche la letteratura giuliana del Novecento, occupandosi in particolare dei rapporti fra cultura italiana e cultura austriaca, dell’irredentismo e della letteratura della Grande Guerra.


 

Tito Maniacco con "Oltris" in Sala Ajace mercoledì 30 settembre inaugura gli "Incontri con l'Autore"

Mercoledì 30 settembre 2009, alle 18.00, in Sala Ajace, viene ripresa l'attività di presentazioni di novità editoriali e di incontri con gli autori promossa dalla Biblioteca Civica e dall'Assessorato alla Cultura con un incontro d'eccezione: il critico letterario Mario Turello presenterà "Oltris", l'ultimo lavoro del poeta e narratore friulano Tito Maniacco, cui l'Amministrazione comunale di Udine ha consegnato nell'ottobre scorso il sigillo della città. Sarà presente l'Autore.

"Poesie scritte in un piccolo quaderno nero - un moleskine - nel mese di agosto 2006-2007 a Oltris di Ampezzo. L’autore non ha mai scritto una sola parola in friulano. L’unica ipotesi sensata per questa straordinaria possessione è che, chiuso a Oltris tra la valle del Lumiei e le tre cime delle Sisilis, è vissuto in un cerchio magico. Il friulano di queste poesie, se sono poesie e se è friulano, è quello che gli studiosi chiamano «idioletto»". (nota dell’autore)
Tito Maniacco è nato a Udine nel 1932, dove vive e lavora. Si occupa di critica di costume e arti figurative. E’ artista in proprio ed ha al suo attivo diverse mostre personali e collettive. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, saggistica e narrativa, tra cui “I senza storia. Storia del Friuli” (1977-1979), “L’uomo dei canali” (1993), “La patata non è un fiore. Vivere e morire da contadini” (1997), “Patriarca nella nebbia” (2004). Di grande intensità sono due opere autobiografiche: “Figlio del secolo” (2008) e “Mestri di mont” (2007).


Gian Mario Villalta con "Padroni a casa nostra" in Sala Ajace mercoledì 23 settembre 

Mercoledì 23 settembre alle ore 18.00, in Sala Ajace, l’Assessorato alla Cultura e la Biblioteca Civica “V. Joppi” organizzano un incontro con Gian Mario Villalta, poeta e scrittore, animatore e ideatore di “Pordenonelegge.it”, la grande festa del libro e della letteratura appena conclusasi con successo a Pordenone. Il libro di Villalta, un pamphlet attualissimo e intelligente, si intitola “Padroni a casa nostra. Perché a Nordest siamo tutti antipatici”, edito da Mondadori. A presentarlo saranno Alberto Garlini, scrittore e operatore culturale, e Paolo Medeossi, redattore capo del “Messaggero Veneto”.
Gli abitanti del Nordest sono davvero così antipatici come si dice? Freddi, spenti, saccenti e poco affabili? Intolleranti e chiusi nei loro pregiudizi, ossessionati dagli "schèi", facili al lamento e incapaci di lasciarsi andare alla gioia di vivere? Si tratta di un luogo comune o c'è un fondo di verità in tutto questo? Gian Mario Villalta, che in quella terra ci è nato e non ha mai smesso di viverci, dopo aver scoperto con sorpresa e rammarico che la cattiva fama dei "nordestini" si è ormai diffusa anche tra amici insospettabili, ammette a denti stretti che gli interessati hanno le loro responsabilità. E dà così vita a una riflessione rigorosa e leggera al tempo stesso sulle ragioni storiche che hanno alimentato il malessere in quest'area del Paese, così vitale per l'economia. L'anomalia del Nordest, suggerisce Villalta, si può forse riassumere nel contrasto tra la sua centralità economica e la sua marginalità rispetto alla politica nazionale e al sistema dei media. Una marginalità che genera insoddisfazione, una certa diffidenza e una bella dose di autoreferenzialità della cultura locale. Ma alla base di questo disagio c'è una storia complessa. Quella di un mondo contadino, povero e angusto - ma dotato dei suoi punti di riferimento e del suo rassicurante buonsenso (la vocazione ai "sacrifici", l'etica del "debito" e della "colpa") - brutalmente travolto da uno sviluppo economico tanto impetuoso quanto tardivo, dispensatore di benessere e di opportunità, ma pieno di zone d'ombra.


La cultura del treno, tra storia e turismo regionale

Per Friuli Doc in Sala Ajace una tavola rotonda sulle ferrovie del Friuli Venezia Giulia

In occasione della tavola rotonda che nell’ambito di Friuli DOC 2009 sarà organizzata dalla Biblioteca Civica e dal titolo “La cultura del treno, tra storia e turismo regionale”, prevista in Sala Ajace venerdì 18 settembre 2009 alle ore 18.30 e che vedrà la partecipazione dell’Assessore Regionale Riccardo Riccardi e del prof. Stefano Maggi, docente di storia dei trasporti all’Università di Siena, sarà anche allestito nell'antisala Ajace un grande plastico ferroviario in scala 1:87, opera dell'udinese Giorgio Botti e riproducente le stazioni di Artegna e Cordovado Sesto. 
Ospitiamo l’articolo di Romano Vecchiet, Direttore della Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” di Udine, sul tema della tavola rotonda.

 

Friuli Doc avrà quest'anno, tra i suoi indiscussi protagonisti, il treno. Sì, proprio il treno. Quella macchina portentosa che da oltre un secolo e mezzo affascina per la sua potenza e velocità, che ha avvicinato in modo straordinario i popoli da essa attraversati, che ha deciso lo sviluppo di tante città e di moltissimi porti, e addirittura le sorti di svariate battaglie, che ha "inventato" il turismo di massa a fine Ottocento ma anche favorito i flussi dei nostri emigranti, che ha ispirato pittori, musicisti e soprattutto scrittori di ogni latitudine, è giunta oggi a un bivio del suo sviluppo. Da un lato i governi, in primis quello europeo, destinano ad essa risorse ingentissime per costruire una rete ad alta velocità e ed alta capacità che colleghi fra loro in poche ore i centri più importanti della nuova Europa, sovvertendo in molti casi le abitudini di trasporto finora acquisite. Dall'altro la rete esistente che non viene toccata da questo processo innovativo o che non serve città con forti bacini metropolitani, poco competitiva sul piano commerciale, privata dei sussidi pubblici, lentamente deperisce e muore. Si tratta di un patrimonio immenso, costituito non solo dalle vecchie vaporiere accantonate in qualche museo, ma anche da fabbricati e magazzini di epoca proto-industriale, di ponti, viadotti e gallerie che segnano ancora il paesaggio e sono ad esso ormai profondamente, quasi indissolubilmente legati. Un insieme di "opere d'arte", così vengono infatti chiamate, parte della nostra cultura, simboli di un ideale di progresso che vedeva nella ferrovia e nel treno gli strumenti più forti della modernità.
 Erano davvero altri tempi rispetto a oggi: le cronache di un secolo e mezzo fa e i documenti d'archivio parlano di comitati di onorati cittadini che garbatamente protestavano perché il treno toccasse le loro città (e non altre, è il caso di Udine), e i governi, oltre a rispettare i piani strategici dei propri Comandi militari, cercavano di non scontentare nessuno, spesso allungando i tracciati di queste prime ferrovie, che divennero, sebbene più lente perché sviluppate su percorsi più lunghi, anche più legate al tessuto sociale che via via andavano toccando. Per fare un solo esempio, chiaro a chiunque, la ferrovia "Veneto-Illirica", completata nel 1860 e che collegava e collega tuttora fra loro Venezia Mestre, Treviso, Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste, assicurando un servizio capillare fra i capoluoghi di provincia e i loro comprensori, era stata originariamente pensata per collegare i due porti di Venezia e Trieste nel modo più rapido possibile, con una linea "bassa" che avrebbe obbligatoriamente toccato solo Portogruaro e Palmanova, che anche allora rivestiva un interesse militare evidente. Le pressioni perché la "strada ferrata" passasse invece per i capoluoghi più importanti di una linea quasi pedemontana, non si fecero attendere, e le necessità sociali espresse dalle delegazioni in visita presso i centri di potere asburgici ebbero ragione sugli astratti e rettilinei collegamenti in aperta campagna. Il treno si avvicinò alle città, spesso le penetrò contribuendo a determinare profonde modificazioni urbanistiche, entrò nel costume della gente, e non solo di chi se ne serviva.
 Di tutto questo fervore ferroviario di metà e di fine Ottocento, delle battaglie aspre e senza esclusione di colpi per assicurarsi il passaggio della strada ferrata sotto casa, oggi rimane ben poco, e di quel poco si sta perdendo lentamente la memoria. Le antiche macchine a vapore sono state sostituite da potenti locomotive elettroniche trifasi, le strade ferrate si chiamano da un pezzo ferrovie e si sono variamente trasformate tecnologicamente nel loro secolo e mezzo di vita, ma mantengono ancora molte delle caratteristiche originarie che ci permettono di far circolare antiche vaporiere anche sui binari della TAV o (e questo lo sappiamo fin troppo bene!) le "Freccerosse" da 350 km/h sulle linee progettate a metà Ottocento. Il treno, per quanto tecnicamente evoluto e certamente più "freddo" oggi di quanto potesse apparire ai suoi primordi, e con un ruolo nel sistema dei trasporti molto ridimensionato rispetto al monopolio di cui godeva un tempo, porta con sé un mito che è ancora forte e costante. Tra Londra e Parigi, come ormai tra Milano e Roma o tra Madrid e Barcellona, il treno sta surclassando l'aereo, mentre nelle grandi città dotate di reti ferroviarie variamente articolate, i treni pendolari, se ben mantenuti e modernamente attrezzati, costituiscono da tempo il più rapido e agevole mezzo di trasporto per raggiungerle.
 Ma questo mito, e la poesia che circonda il treno, si fanno più intensi quando dalle grandi linee recenti, ormai per gran parte in galleria o protette da orrende barriere antirumore, si passa alle linee secondarie, incastonate in un paesaggio in cui si integrano armonicamente, con tracciati percorsi da modeste automotrici mai troppo affollate, con stazioni sperdute in aperta campagna, e paesaggi inediti tutti da godere con la testa sporta dal finestrino. Recentemente queste ferrovie (e in Friuli Venezia Giulia ne possiamo annoverare almeno una, la bellissima e sconosciuta "Pedemontana", che da Gemona per Pinzano giunge a Sacile) sono state riscoperte da operatori turistici e gruppi di appassionati, inaugurando un nuovo modo di fare turismo alternativo, ecologicamente compatibile, soprattutto se questi treni si dotano anche di capaci bagagliai in grado di trasportare le biciclette di molti dei loro viaggiatori. Gli esempi più riusciti, ancora una volta, li troviamo in Austria e in Slovenia. In quest'ultimo Paese, a cadenza periodica d'estate, circola tra Gorizia e Bled un treno a trazione a vapore e carrozze d'epoca letteralmente preso d'assalto da famiglie e gruppi di appassionati che arrivano da località anche molto lontane per godere un'esperienza di viaggio assolutamente unica, che ci allontana nel tempo, lungo la splendida "Transalpina".
 Ci sono ancora delle ferrovie dismesse? Ferrovie che potrebbero essere recuperate, sottraendole alle piante infestanti che pare vogliano proprio crescere sui loro sedimi? Linee su cui far circolare treni storici o, se viene riconosciuta la possibilità di un loro quotidiano riutilizzo, anche treni convenzionali? In Regione, se trascuriamo le linee parzialmente trasformate in piste ciclabili o i semplici sedimi senza più nemmeno l'ombra di un binario, se ne sono fortunosamente salvate solo due. La prima è in Carnia, il tronco tra Carnia e Tolmezzo della vecchia ferrovia carnica Carnia-Tolmezzo-Villa Santina, che potrebbe essere recuperato e costituire una ferrovia turistico-museale di notevole interesse per un'ampia schiera di potenziali viaggiatori e turisti. La seconda è la Pinzano-Spilimbergo-Casarsa, dismessa dal traffico passeggeri nel 1966, ma che mantiene ancora lungo tutto il suo sedime il binario degli ultimi anni di esercizio. Due esempi di possibile riuso che, in un mondo ormai dominato dall'automobile e dal trasporto su gomma, non troveranno facilissima applicazione. Ma che, insieme a un tratto ormai quasi interamente trasformato in pista ciclabile, la Cervignano-Aquileia-Belvedere, avrebbe permesso di attraversare la nostra Regione dalla Carnia al mare con un mezzo pulito e sicuro, alternativo ai vettori tradizionali di trasporto, quale appunto il treno.
 C'è infine un ultimo aspetto che potremmo cogliere nel treno. La sua miniaturizzazione – che può sfociare in un collezionismo tanto appassionante quanto invasivo e totalizzante, dove tutti i mezzi, e in particolare le locomotive, vengono riprodotti in continue e sempre più sofisticate versioni – è forse un modo per ammirare a distanza ravvicinata le caratteristiche estetiche di una particolare macchina, innamorarsi di un pezzo le cui caratteristiche tecniche dell'esemplare reale, ottantasette o centosessanta volte più grande, sono più che note. Ma è una passione che può esprimersi anche in un vero e proprio capolavoro: un plastico, un diorama, una sorta di presepe laico che non dobbiamo smontare dopo l'Epifania e ricostruire undici mesi dopo, dove i treni elettrici in miniatura nelle più diverse scale possono correre su una complessa rete di binari elettrificati tra ridenti villaggi alpini e grigi paesaggi suburbani, dominando una realtà complessa, una fetta di territorio di cui si è assoluti creatori e onnipotenti padroni.
 Ma se il treno è per alcuni anche il prorompere di una forte passione, tutto ciò che lo connota e lo circonda, e ne fa un sistema in sé autosufficiente, la "macchina perfetta" che ben conosciamo, merita un po' di cure e più di qualche attenzione che possa salvaguardare un patrimonio così esteso e così ricco di storia. E' nata da questi presupposti la proposta di legge regionale (la n. 14 del 2008) che vuole favorire la ricostruzione della sua storia attraverso la catalogazione dei suoi reperti documentari, che intende valorizzare il suo potenziale turistico, che individua nel ricchissimo Museo di Trieste Campomarzio la struttura esemplare per raccogliere i cimeli del suo passato e nella Carnia-Tolmezzo la linea da recuperare all'incuria che l'ha travolta.
 E' così che la ferrovia, che ha tanto dato alle popolazioni di questa nostra terra di confine, è giunta di fronte a una seria riflessione sul suo passato. Possediamo un sistema ferroviario di grande pregio, che negli ultimi quarant'anni si è andato purtroppo impoverendo e riducendo in estensione, ma meritevole di essere valorizzato anche in chiave turistica, e ricco di potenzialità sconosciute. Tante occasioni sono andate perse, tante ferrovie e tranvie sono state dismesse, secondo logiche e principi non più condivisibili. Ma forse oggi qualcosa sta cambiando, nel segno di una mobilità dolce e sostenibile, in cui il treno può svolgere un ruolo da vero protagonista.
  
         
                                                                                                                                                                                                                                                                        Romano Vecchiet

 


 

Programma Biblioteca & Scuola 2009-2010


Per l’anno scolastico 2009/2010 la Sezione Moderna della Biblioteca Civica V. Joppi è lieta di presentare un intenso programma di attività destinato alle classi dal 1° al 5° anno delle Scuole secondarie di secondo grado avente per tema “NO: declinazioni del rifiuto”. 

Programma

Modulo di iscrizione

La presentazione dello stesso verrà realizzata nel corso di una tavola rotonda che si terrà il prossimo 1° ottobre  alle ore 17.00 presso l’Auditorium dell’Istituto “G. Marinoni” al termine del seminario “La stanza di Holden - La letteratura per adolescenti e giovani adulti oggi” che vedrà l’intervento di un esperto dell’Associazione Hamelin di Bologna, e la realizzazione di un workshop su alcune modalità di promozione della lettura attuate da professionisti della nostra Regione.

Concorso Youngster Clipbook - Modulo Adesione

 


 

Una conferenza del prof. Fulvio Salimbeni martedì 1° settembre in Sala Ajace



Martedì 1° settembre 2009, in occasione del 70° anniversario dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il prof. Fulvio Salimbeni, professore di storia contemporanea all’Università degli Studi di Udine e direttore del Centro Interdipartimentale per la Pace “Irene”, affronterà in una conferenza in Sala Ajace alle 18.00 il tema della più grave tragedia che ha sconvolto per quasi sei anni l’umanità.
La conferenza del prof. Salimbeni non sarà un’esposizione cronologica delle innumerevoli battaglie combattute tra gli opposti schieramenti negli scacchieri del mondo, ma tenterà di spiegare com’è esploso e dilagato il conflitto, quali forze c’erano in campo e come da una guerra di Nazioni si sia progressivamente passati a una guerra ideologica, che ha spaccato letteralmente l’Europa.
La guerra, il primo conflitto realmente mondiale che ha interessato davvero tutta la Terra, è stata vista come una lotta impari tra le forze del bene e quelle del male, ma è anche stato il trionfo della guerra tecnologica, che ha eliminato con la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki le potenze dell’Asse.
Un’occasione importante per riflettere, con gli strumenti più moderni della storiografia contemporanea e dalla voce di uno dei più brillanti storici del nostro Ateneo, sulla più grande tragedia del secolo breve.  
 
 


 

Le aperture della Biblioteca in agosto

Nel mese di agosto 2009 la Biblioteca Civica "Vincenzo Joppi"  osserverà alcune chiusure, ma garantendo sempre l'apertura dei servizi essenziali.
In particolare, quando sarà chiusa la Sede Centrale, sarà aperta la Sezione Moderna, e viceversa.
Queste, comunque, le date delle chiusure:

Sezione Moderna (con Sezione Musica ed Emeroteca) e Sezione Ragazzi: chiuse la settimana dal 10 al 15 agosto
Sede Centrale (Ufficio Distribuzione, Sezione manoscritti e rari, Sezione friulana, Ufficio prestiti interbibliotecari): chiusa la settimana dal 17 al 22 agosto

Le biblioteche di circoscrizione saranno regolarmente aperte tutto il mese di agosto.


 

Aperta fino alle 22.00 la Sezione Moderna per la Notte bianca 2009 

Venerdì 10 luglio, in occasione delle manifestazioni legate alla "Notte bianca" 2009, la Sezione Moderna sarà ininterrottamente aperta dalle 8.30 alle 22.00. Si potranno consultare riviste e giornali, prendere a prestito libri e DVD, visionare film tra le migliaia di titoli nelle postazioni recentemente rinnovate della Sezione Cinema.
Tutti i lettori sono invitati a entrare in Biblioteca e a conoscere le sue risorse.

 


 

Antonella Agnoli di nuovo a Udine per presentare con Romano Vecchiet l'ultimo suo libro sulle biblioteche pubbliche: "Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà"

 

Mercoledì  24 giugno 2009, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro “Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà” di Antonella Agnoli, appena uscito da Laterza.
Dialogherà con l’Autrice Romano Vecchiet, Direttore della Biblioteca Civica di Udine.
Ripensare gli spazi urbani, sottrarli alla commercializzazione, farne luoghi di incontro, di scambio, di azione collettiva. La biblioteca pubblica, a lungo ignorata dalla politica e oggi minacciata da internet nel suo ruolo informativo, può diventare un territorio aperto a gruppi e associazioni, un centro di riflessione e di condivisione dei saperi, il nodo centrale di una rete con altre istituzioni culturali. In un Paese sempre più ignorante, che rischia di restare ai margini dell'economia della conoscenza, la biblioteca pubblica deve diventare parte di un progetto di rinascita dell'Italia, un luogo di libertà e di creatività per ogni cittadino.
Antonella Agnoli è stata bibliotecaria per molti anni a Spinea (VE) e poi a Pesaro, dove ha promosso e avviato la splendida biblioteca “San Giovanni”, di cui è stata direttore scientifico fino al 2008. Da allora ha collaborato al restyling degli Idea Store di Londra e a numerosi progetti bibliotecari in Italia. Il libro, ora pubblicato da Laterza e accolto con grande interesse dai più importanti quotidiani italiani, è il risultato di trent’anni di lavoro e di riflessioni sugli spazi pubblici, arricchiti da viaggi in tutto il mondo alla ricerca di soluzioni innovative per quella grande istituzione culturale che è la biblioteca pubblica.
Antonella Agnoli torna a Udine dopo poco più di un anno, quando al Teatro Nuovo Giovanni da Udine partecipò a un interessante dibattito, organizzato da Italia Nostra, sul ruolo della biblioteca pubblica in Italia e nel mondo.
 

 


 

Roberto Cazzola presenta con Luigi Reitani il suo ultimo romanzo: "La delazione"

 

Mercoledì  17 giugno 2009 alle ore 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il romanzo “La delazione”di Roberto Cazzola, appena uscito a Bellinzona dall’editrice Casagrande. Dialogherà con l’autore il prof. Luigi Reitani, Assessore alla Cultura del Comune di Udine.

Nella Torino occupata del 1944 una diciassettenne, sradicata e ambiziosa, denuncia i vicini di casa, una coppia di fidanzati. Per l'ebrea Selma Lavàn è la deportazione a Bergen-Belsen. Alfredo Dervilles tenterà di dimenticare la fine violenta di quell'amore, riuscendovi solo in apparenza. Questo romanzo ricostruisce un'epoca, una città con i suoi paesaggi industriali e fluviali, i suoi sotterranei, e mette in campo una vasta, emblematica rete di personaggi, cercando una risposta alla domanda: perché la giovane Luigia Zonga ha denunciato un'innocente?
Torinese, dove nasce nel 1953, responsabile della germanistica alla Adelphi, Roberto Cazzola ha già pubblicato una raccolta di racconti, La fedeltà, uscita da Marcos y Marcos nel 1999 e, sempre per Casagrande nel 2005, il romanzo Lavati le mani, Elmar.


 

Anna Paola Peratoner e Fulvio Salimbeni parlano di minoranze nazionali tra il 1919 e il 1939 in Sala Ajace
 

Mercoledì  10 giugno 2009, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato in Sala Ajace alle 18.00 il libro “Le minoranze nazionali 1919-1939: la mobilitazione della società civile internazionale”, di Anna Paola Peratoner, edito a Roma da Studium nel 2008.
Presenterà la ricerca il prof. Fulvio Salimbeni dell’Università degli Studi di Udine.
La prima guerra mondiale, con il crollo del vecchio ordine europeo, segna una fase fondamentale nella storia europea, perché allora iniziò una lunga opera di sperimentazione, interna e internazionale, che tentò di dare un senso e una direzione tanto alla democrazia moderna quanto allo Stato nazionale.
Vi è un capitolo di quella storia che questo lavoro ha cercato di indagare, sia per la sua rilevanza nel quadro complessivo della storia delle relazioni internazionali, sia per la sua attualità. Parliamo dell'intreccio che vi è stato tra la storia della Società delle Nazioni e quella delle minoranze europee, attraverso cui emerge un fenomeno abbastanza sconosciuto alla letteratura specialistica, ma di forte interesse per segnare i confini della storia delle minoranze: il movimento di quella che oggi chiameremmo la «società civile internazionale » e nel nostro caso «europea» che, attraverso la sua costituzione in Organizzazioni Internazionali Private, cioè non governative, si fece portavoce dei bisogni e delle richieste delle minoranze nazionali.
Nel periodo tra le due guerre, se da una parte la Società delle Nazioni si preoccupò di costruire un sistema, rivelatosi poi fallimentare, di tutela e di protezione delle minoranze nazionali presenti in alcuni paesi europei, dall'altra le Organizzazioni Internazionali Private si preoccuparono di fare lobby presso la stessa Società delle Nazioni, spesso stringendo alleanze fra loro, per rendere effettiva la protezione e nel contempo per estenderla a tutte le minoranze europee. Tra queste Organizzazioni un posto rilevante venne occupato dal Congresso delle Nazionalità Europee, il caso particolarmente esaminato in questo lavoro, che ebbe come Presidente il parlamentare triestino della minoranza slovena Josip Wilfan.

Anna Paola Peratoner è nata nel 1973 a Udine, dove vive e lavora. Dottore di ricerca in storia, ha al suo attivo diversi contributi su tematiche inerenti le questioni minoritarie, la storia della profuganza e la storia delle donne nell'età contemporanea. Ha pubblicato nel 2004 il volume Michele Gortani e l'attività assistenziale a favore dei profughi carnici 1917-1919, per il Museo Carnico delle Arti Popolari di Tolmezzo. Attualmente è consigliere comunale a Udine.


 

I saggi sui Tiepolo di Adriano Mariuz presentati per Le Giornate del Tiepolo all'Oratorio della Purità dal prof. Giuseppe Pavanello

Giovedì 4 giugno 2009, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” nell’ambito delle Giornate del Tiepolo, sarà presentato alle ore 18.00 presso l’Oratorio della Purità, il volume “Tiepolo” di Adriano Mariuz, edito a Verona nel 2008.
Presenterà l’opera il prof. Giuseppe Pavanello dell’Università degli Studi di Trieste.

Gli scritti su Giandomenico e Giambattista Tiepolo di Adriano Mariuz sono fra gli esiti migliori degli studi storico-artistici degli ultimi decenni. Apre il volume il saggio su Giandomenico apparso nella monografia dedicata al pittore nel 1971: un capolavoro di intuizioni critiche sostanziate da una qualità di scrittura che ancora ci sorprende: esempio raro di una storia dell’arte concepita nel segno del piacere condiviso, di chi la fa come di chi vi si accosta.
Seguono gli altri contributi sull’artista che spaziano dai disegni all’emblematica figura di Pulcinella. Essi si intrecciano con quelli dedicati a Giambattista Tiepolo, di cui lo studioso ha saputo dare una lettura talmente avvincente da farlo assurgere a vero protagonista del Settecento europeo.
Nato a Castelfranco Veneto nel 1938, Adriano Mariuz è morto nella sua città nel 2003. Dapprima assistente alla cattedra di Storia dell'arte medioevale e moderna nella facoltà di Magistero dell'Università di Padova, diventa professore associato di Storia dell'arte veneta e, dal 1988, professore ordinario, prima all'Università di Udine, quindi, dopo tre anni, di nuovo a Padova a insegnare Storia dell'arte moderna nella facoltà di Lettere e Filosofia.
 


 

L'antropologa veneziana Ludovica Scarpa presenta il suo libro "Micro-etica portatile per gente carina" mercoledì 27 maggio in Sala Ajace

Mercoledì  27 maggio 2009, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro “Micro-etica portatile per gente carina” di Ludovica Scarpa, edito da Arca edizioni nel 2008.
Introduce Valentina Romita. Sarà presente l’Autrice.
L’iniziativa nasce con la collaborazione del Centro interdipartimentale di Ricerca sulla Pace
IRENE dell’Università di Udine.
Un piccolo libro dedicato “alla gente carina”, quella che non fa notizia, da qualsiasi parte essa provenga, un piccolo libro che vorrebbe sostenerla nel riflettere intorno al suo valore, perché questa “gente carina” può fare di questo paese (di qualsiasi paese...) una società decente e desiderabile. Ludovica Scarpa pensa di poter costruire un'etica elementare basata sul rispetto dei bisogni delle persone, che possiamo sentire, grazie all'empatia elementare, a partire dalla nostra esperienza soggettiva. Così, se ci accorgiamo che dietro ad ogni accusa vi sono i bisogni delle persone che la esprimono, potremo aprirci all'ascolto di quelle degli altri e delle nostre, quasi senza fare differenze tra i bisogni di tutti gli implicati. Un libro che con il suo messaggio, semplice ed efficace, aiuta a produrre legami costruttivi fra le menti e i cuori degli esseri umani.
Ludovica Scarpa insegna Teorie e Tecniche di comunicazione e Antropologia culturale all'Università Iuav di Venezia. Ha studiato a Venezia, Berlino e Amburgo, vive tra Venezia e Berlino. Assieme all'associazione “L'Altra Città” ha fondato la prima scuola italiana di Competenza Sociale, S2C, per diffondere modalità comunicative costruttive e strumenti pratici per poterle allenare. Tra le sue pubblicazioni edite da Bruno Mondadori: “L'arte di essere felici e scontenti”  (2006); “Volersi bene senza farsi male” (2007); “Registi di se stessi” (2008).
 


"Lombardi in Friuli", migrazioni interne nell'Italia del Trecento. Una ricerca di Miriam Davide presentata dal prof. Paolo Cammarosano

Mercoledì  20 maggio 2009 in Sala Ajace alle ore 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro “Lombardi in Friuli. Per la storia delle migrazioni interne nell’Italia del Trecento”, di Miriam Davide, edito a Trieste dal CERM nel 2008.
La presentazione sarà curata dal prof. Paolo Cammarosano dell’Università di Trieste. Sarà presente l’Autrice.

Nel dicembre del 1273 un milanese, Raimondo della Torre, divenne patriarca di Aquileia. Era esponente di una delle maggiori dinastie aristocratiche di Milano, in lotta per il potere signorile contro la parte politica dominata dalla dinastia dei Visconti. Dopo una serie di sconfitte, i Torriani emigrarono nel Veneto, in Istria ma soprattutto in Friuli, dove sarebbero saliti a più riprese sul soglio patriarchino. Inizialmente speranzosi di un rientro a Milano, accettarono poi sempre più decisamente il loro allontanamento e l'inserimento nella nuova patria. L'ampio clan familiare dei Torriani e il vasto seguito di persone che li avevano seguiti da Milano, da Cremona, da Brescia e da altre città lombarde ebbero uffici nei diversi livelli dell'amministrazione patriarchina e delle città friulane; alcuni furono presenti nel clero, altri sposarono donne friulane, molti, uomini e donne, si impegnarono in attività creditizie, e attorno a tutti si consolidò una presenza lombarda estesa anche alla milizia armata, alle attività manifatturiere, alla gestione dei beni fondiari. Una larga rassegna di fonti in gran parte inedite ha consentito una analisi della presenza lombarda che, proprio per la sua capillarità e la sua non specializzazione, risulta anche in una visione complessiva delle dinamiche politiche, economiche, familiari e sociali del Friuli trecentesco.

Miriam Davide è ricercatrice e docente di Storia del Friuli Venezia Giulia in età medievale presso l'Università degli Studi di Trieste. Si è occupata in particolare di temi di storia economia e di storia delle minoranze nel Friuli tardomedievale. 


Un libro sull'emergenza del post terremoto a Gemona di Igor Londero, presentato da Alfredo Battisti, Remo Cacitti e Mauro Pascolini

Giovedì 14 maggio, alle 18 presso la Sala Ajace di Udine, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, si terrà la presentazione del libro di Igor Londero “Pa sopravivence, no pa l'anarchie. Forme di autogestione nel Friuli terremotato: l'esperienza della tendopoli di Godo (Gemona del Friuli)”, realizzato in coedizione da Forum editrice universitaria udinese e Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione.
Alla presentazione interverranno Remo Cacitti autore della presentazione e Docente di Storia del Cristianesimo Antico all’Università degli Studi di Milano; Alfredo Battisti, Arcivescovo emerito di Udine che durante gli anni della sua azione pastorale. ha preso posizioni chiare rispetto al modello di ricostruzione, alle priorità  da dare, alla necessità di una rinascita culturale, economica e materiale, e l’autore Igor Londero. A moderare l’incontro sarà Mauro Pascolini, Docente di Geografia Umana presso l’Università degli Studi di Udine.

Il volume prende spunto dalle vicissitudini di una singola borgata di Gemona per delinearne il tessuto sociale e farne l'emblema di un fenomeno più ampio. L'autore esamina le forme di gestione dei beni collettivi – come la latteria e l'asilo – i luoghi di aggregazione, di lavoro comune e di svago, il rapporto con il potere. In questo contesto la catastrofe, il terremoto del 6 maggio 1976, irrompe portando alla luce consuetudini antiche, premoderni rapporti di vicinia e mutuo soccorso, che si sostituiscono ai troppo complessi e inerti apparati burocratici dello Stato.
Come prima del terremoto la gente della borgata gestiva i propri beni, dopo il terremoto essa è in grado di organizzare gli aiuti che arrivano in modo disordinato da fuori. Ben presto, quella che all'inizio è una lotta per la sopravvivenza materiale – garantire alla comunità cibo, acqua, un tetto e servizi igienici –, diventa difesa della comunità stessa e del suo spazio. Sorgono i comitati di tendopoli che a loro volta danno vita ad un Comitato di Coordinamento che si fa interprete delle esigenze dell'intera zona terremotata. Una manifestazione a Trieste, il 16 luglio 1976, sancisce il momento di più ampia agitazione popolare, nonché la rottura con le forme di mediazione istituzionali – compresi partiti e sindacati –, che culmina con la presentazione di una propria piattaforma rivendicativa di cui gli organi legislativi non potranno non tenere conto. Questo è lo scenario fino ai terremoti di settembre che causeranno la diaspora dei terremotati negli alberghi del litorale.
Lo studio è fondato, oltre che sulle fonti coeve (giornali, delibere consiliari, atti amministrativi ...), su due principali strumenti di ricerca: l'Archivio Gubiani e le fonti orali. L'Archivio Gubiani è una raccolta abbastanza completa degli scritti elaborati dai vari comitati di tendopoli e dal loro coordinamento: verbali, volantini, comunicati stampa, ma soprattutto il “Bollettino del Coordinamento delle Tendopoli”, un periodico redatto e ciclostilato in proprio, recante informazioni sulla vita nelle tendopoli, resoconti di assemblee e di consigli comunali.


Enrico Brizzi (con Marcello Fini) presenta in Sala Ajace l'ultimo suo libro: La via di Gerusalemme. In collaborazione con l'ERDISU

 

Mercoledì 13 maggio 2009 per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzato dalla Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l’ERDISU, sarà presentato il libro “La via di Gerusalemme. In cammino da Roma alla Città tre volte santa”, di Enrico Brizzi e Marcello Fini, edito a Portogruaro da Ediciclo.
Dialoga con gli Autori Paolo Venti.
Nel secolo delle amicizie virtuali e dell’alienazione televisiva, due amici si mettono in viaggio sulle orme di viandanti e pellegrini. Decisi a raggiungere a forza di gambe Gerusalemme, la città delle tre grandi religioni monoteistiche, vedranno il mondo con occhi nuovi, predisposti alla lentezza e alla bellezza della semplicità. Passo dopo passo, superando valichi, attraversando borghi sperduti, incontrando “cavallari”, emigranti tornati dall’America, religiosi di campagna, i ciclisti della Carovana Rosa e una grande varietà di animali selvatici, Enrico e Marcello arriveranno sotto la cupola dorata più famosa del mondo.
La bibliografia completa di Enrico Brizzi (Bologna 1974), un’icona della letteratura italiana contemporanea, autore di culto tra i giovani, comprende sette romanzi firmati da solo, tra cui il celeberrimo “Jack frusciante uscito dal gruppo” del 1994, una raccolta di racconti scritti a quattro mani, un’autobiografia non autorizzata del 1999, uno studio critico del 2006, tre racconti per scrittura e immagini e uno per bambini.
 

 


 

Il Meridiano Mondadori di Kapuscinski curato da Silvano De Fanti a Udine in Sala Ajace con Jaroslaw Mikolajewski e Luigi Reitani

Mercoledì  6 maggio 2009, alle ore 17.00, presso la Sala Ajace a Udine, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l’associazione vicino/lontano, sarà presentato il volume delle Opere di Ryszard Kapuściński, curato da Silvano De Fanti per i Meridiani di Mondadori.
Con il curatore dialogheranno Jaroslaw Mikolajewski, Direttore dell’Istituto polacco di cultura a Roma, Alicja e Zofia  Kapuściński, moglie e figlia del grande intellettuale polacco. Introdurrà e coordinerà il dibattito Luigi Reitani, Assessore alla Cultura del Comune di Udine.
 Il Meridiano, che si apre con “Il negus” (1978), celeberrimo reportage dedicato al crollo del regime di Hailé Selassié che lo impose all'attenzione della stampa mondiale, offre in ordine cronologico i libri dedicati ai più importanti viaggi di Kapuscinski; "Shah-in-Shah" (1982), racconto del suo anno trascorso in Iran quando l'ayatollah Komeini prese il potere, "Imperium" (1993), grande saggio-reportage sul dissolvimento dell'impero sovietico, "Ebano" (1998), summa della sua pluridecennale esperienza in Africa. Completano il piano dell'opera (oltre a "In viaggio con Erodoto" - in cui Kapuscinski rilegge la sua esperienza alla luce della figura dello storico greco, da lui definito "primo vero reporter della storia" -, e al reportage "La guerra del football", altra fondamentale tessera della sua riflessione sul tema della guerra), una scelta da "Lapidarium", splendido seppur poco noto intarsio di esperienze del reporter e riflessioni filosofico-antropologiche del Kapuscinski maître à penser, e le poesie, alcune delle quali inedite. Le versioni dei reportage, tutte di Vera Verdini sono state accuratamente riviste sulla base delle più recenti edizioni polacche. La curatela, nonché la traduzione delle poesie, è invece firmata da Silvano De Fanti, polonista presso l'Università di Udine, il quale ha svolto un lungo e pionieristico lavoro di spoglio negli archivi dell'Agenzia di stampa polacca e nell'archivio privato dell'autore.


 

Furio Bianco in Sala Ajace con Mauro Ambrosoli presenta "L'immagine del territorio". Il Friuli antico nella cartografia storica

Mercoledì  29 aprile 2009 alle ore 18.00 in Sala Ajace, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro L’immagine del territorio. Società e paesaggi del Friuli nei disegni e nella cartografia storica, secoli 16.-19, di Furio Bianco, edito da Forum.
Presenterà il prof. Mauro Ambrosoli (Università di Udine).
Sarà presente l’Autore. Luca Roncadin illustrerà i documenti cartografici del dvd allegato.

L’evoluzione del paesaggio agrario, l’organizzazione della produzione, lo sfruttamento dei boschi alpini e le articolazioni istituzionali della società rurale (dal Cinquecento all’Ottocento) vengono studiati utilizzando un vasto repertorio di documenti manoscritti inediti, di diverso genere e formazione. Reciproci scambi tra fonti scritte e fonti disegnate hanno permesso di ricomporre storicamente i quadri economici e le peculiarità della società rurale. L’articolazione delle strutture signorili, le politiche aziendali, la questione dei confini, i progetti di risanamento del territorio e di valorizzazione delle risorse agricole e gli incartamenti aziendali vengono analizzati anche alla luce dell’insieme eterogeneo di documenti cartografici e mappe. L’ampio catalogo presentato nel dvd allegato permette inoltre di visualizzare ogni sfumatura delle mappe e analizzare i particolari difficilmente percettibili in una produzione a stampa, consentendo una nuova valorizzazione del documento iconografico.

Furio Bianco è docente di Storia moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Udine. Studioso della società di antico regime, ha collaborato con riviste scientifiche italiane e straniere ed è autore di numerose opere di storia economica e sociale. Nel 1996 con il libro “La crudel zobia grassa. Rivolte contadine e faide nobiliari tra ’400 e ’500” ha vinto il premio “Nonino Risit d’Aur”.


Emilio Rigatti con "Dalmazia Dalmazia" sarà presentato da Lucio Costantini e Romano Vecchiet in Sala Ajace il 22 aprile 

 

Mercoledì 22 aprile 2009, in Sala Ajace alle ore 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro “Dalmazia Dalmazia. Viaggio sentimentale da Trieste alle Bocche di Cattaro”, di Emilio Rigatti, edito quest’anno da Ediciclo.
Dialogheranno con l’Autore Lucio Costantini e Romano Vecchiet, Direttore della Biblioteca.

Da Trieste al Montenegro, lasciandosi l'Adriatico a sinistra. Una pedalata sullo sfondo di un mare blu, tra rocce e boschi, respirando odori marini e montani, di malghe e di spiagge. Un viaggio emozionante tra ricordi di famiglia, isole galleggianti e città di pietra. Incontri inaspettati con pescatori, viaggiatori e gente del posto. Un lungo sogno sotto gli occhi di quei leoni della bandiera zaratina, che tanta simpatia ispiravano al Rigatti bambino, davanti alla quale la sua famiglia intonava l'inno Dalmazia, Dalmazia!
“Non si va mai abbastanza piano”, scrive l’autore, “e ogni chilometro sottratto alla macchina è un chilometro sul conto positivo della salute, del buonumore, della lotta al turismo selvaggio, del rispetto della natura.” La sua lentezza lo porta lontano e gli consente di entrare nell’anima di pescatori e artisti, ex soldati e contadini, restituendoci così immagini ed emozioni di una Dalmazia inedita ancora da scoprire. Magari in bicicletta.
Emilio Rigatti è nato a Gorizia nel 1954. Lavora come insegnante alla scuola media di Aiello. Ha pubblicato, sempre per Ediciclo,”La strada per Istanbul (premio “Albatros” per la letteratura di viaggio), “Minima pedalia”, “Yo no soy gringo” e “Italia fuorirotta”.


 

Mauro Covacich con Luigi Reitani parla dei suoi romanzi in Sala Ajace mercoledì 15 aprile


Mercoledì  15 aprile 2009, in Sala Ajace alle ore 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con l’ERDISU di Udine, sarà presentato il romanzo “L’amore contro” di Mauro Covacich, riedito quest’anno nei tascabili Einaudi.
Dialogherà con l’Autore, sull’insieme dell’opera letteraria di Mauro Covacich, il prof. Luigi Reitani, Assessore alla Cultura del Comune di Udine.

Edito la prima volta da Mondadori nel 2001 e ambientato per gran parte in Friuli, “L’amore contro” è stato il primo romanzo di una trilogia che conta  altri due titoli che gli appassionati della prosa di Covacich conoscono molto bene: “A perdifiato” del 2003 e “Fiona” del 2005. Contesti travolgenti, eppure reali e concreti, dove alcune figure compaiono da un libro all’altro, con sottili ammiccamenti.
In “Amore contro” uno strano rapporto d’amore si sviluppa tra una donna di facili costumi e un ciccione impiegato in una ditta di spurgo fogne. Soprattutto se si considera che le turbe di lui sono niente rispetto a quelle di lei, che da bambina ha subito la violenza del marito della sorella, un uomo che non è scomparso dalla sua vita perché è tornato e la sta cercando. Il libro è un dramma innescato come una bomba a orologeria, un conto alla rovescia il cui tempo è scandito da uno scambio epistolare tra sorelle ora struggente, ora acido, ora affettuoso, ora risentito.

Mauro Covacich nasce a Trieste nel 1965. Esordisce nel 1993 con il romanzo “Storie di pazzi e di normali”. Ha pubblicato fra l’altro: “Mal d’autobus” (1997), “La poetica dell'Unabomber” (1999), che è una raccolta di reportage, e poi la trilogia di cui si accennava. Da ricordare anche “Trieste sottosopra. Quindici passeggiate nella città del vento” (2006) e  l’autobiografico “Prima di sparire” (2008). Collaboratore del Corriere della Sera e di altre testate, Covacich ha inoltre realizzato per la Rai alcuni radio documentari e il radiodramma “Safari”.
 


 

Lino Leggio con "Cercando Rommel" in Sala Ajace. Presenta Nicola Cossar

Mercoledì  8 aprile 2009, alle ore 18.00, in Sala Ajace, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il romanzo “Cercando Rommel” di Lino Leggio, edito quest’anno da Nuovi Sentieri.
Presenterà Nicola Cossar.
Sarà presente l’Autore.
Tutto ha inizio pochi giorni prima di Natale, in una remota valle del Nordest a ridosso della linea confinaria con la Slovenia, investita da una feroce bufera che abbatte i pali della luce e del telefono e ghiaccia le tubature dell’acqua, isolandola e stritolandola nella morsa del gelo. Il protagonista, Cesidio Antidormi, un giornalista milanese che scrive di montagna, è sulle tracce di un ipotetico scoop legato a Erwin Rimmel, protagonista dei fatti bellici di Caporetto, che potrebbe cambiare la sua vita a un passo dalla pensione.
Un insolito racconto ricco di colpi di scena, ma anche di candore e di umorismo. Un romanzo che tratta i sentimenti con delicatezza e con pudore. Una storia che punta diritto al cuore.
Nato in Slovenia nel 1944, Lino Leggio vive a Udine dal 1945. Dopo aver insegnato e praticato varie discipline sportive, è approdato alla letteratura con lo pseudonimo di “Li noleggio” facendo conoscere a un sempre più numeroso pubblico trame di romanzi di grande successo, dove si alternano lavori autobiografici ambientati nella Udine degli anni Cinquanta a indagini che riguardano la montagna: “La banda delle cataste”, “Lui non è qui!”, “Il cacciatore di valanghe – Herr Eiger”, “La maschera di enrosadira”, “L’ultima banda”, “Eigerwand 1957 - La morte non riposa”, “La quinta stagione”.

 


 

Wisława Szymborska, premio Nobel per la letteratura 1996, al Palamostre ospite della Biblioteca

Mercoledì 1 aprile 2009, alle ore 18.00,  presso il Palamostre di Piazzale Paolo Diacono, la Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine e l’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con  l’Istituto Polacco di Cultura a Roma, organizzano l’incontro con la poetessa Wisława Szymborska, Premio Nobel per la letteratura 1996.
Il programma prevede il saluto del sindaco di Udine, Furio Honsell, una lettura italiana delle poesie a cura di Rosaria Lo Russo e l’introduzione di Silvano De Fanti.

La poesia di Wisława Szymborska (1923) è riflessiva e filosofica, personale nell’intonazione sommessa, distante dall’emozionalità, ma il suo intento è dialogico. Una poesia fatta di interrogativi sul senso del vivere, sull’essenza storica e biologica dell’individuo, sulla sua collocazione nel mondo. Attraverso l’ironia e lo scetticismo mette a nudo i paradossi insiti nell’esistenza dell’uomo contemporaneo: smanioso di conquistare la conoscenza ma incapace di servirsi della ragione; ambizioso nel voler controllare l’universo ma artefice e vittima di una situazione etico-esistenziale in cui sono crollati i valori della civiltà; patetico nel camuffarsi per nascondere l’alienazione. Per evidenziare l’eterogeneità e la paradossalità che rendono il mondo impenetrabile, la Szymborska adotta la strategia dello stupore, della capacità di sorprendersi e sorprendere estraendo da fenomeni o oggetti comuni straordinarietà insospettate che riflettono la storia antropologica e la condizione esistenziale del genere umano.

L'ingresso è consentito fino all'esaurimento dei posti in sala. È consigliabile confermare con anticipo la propria presenza telefonando allo 0432 414 714 (lun-ven, ore 9-12)
L'opera di Wisława Szymborska è disponibile in Italia nei libri Scheiwiller e nelle edizioni Adelphi.


 

Pierluigi Cappello con Paolo Patui dialoga su "Il dio del mare"

Mercoledì  25 marzo 2009, alle ore 18.00, presso Sala Ajace, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura, sarà presentato il libro “Il dio del mare. Prose e interventi 1998-2006” di Pierluigi Cappello, edito da  Lineadaria nel 2008.
Dialogherà con l’Autore lo scrittore Paolo Patui.
Scrive Cappello in un’intervista rilasciata a Monia Michelutti e pubblicata sul “Messaggero Veneto” dell’1 giugno 2008: “ Scrivere in prosa per me comporta responsabilità e fatica. Per questo libro ho scelto le prose che insistono da varie angolazioni sui lineamenti della poesia, che cercano di trasmettere che cos’è la poesia, secondo il punto di vista storico e quello intimista. Non sono dei saggi. Sono prose che si collocano all’intersezione tra saggio, racconto e prosa d’arte.”
Pierluigi Cappello è nato a Gemona nel 1967, ma è originario di Chiusaforte, dove ha trascorso la fanciullezza. Dopo aver compiuto gli studi superiori a Udine, ha frequentato la facoltà di Lettere presso l’Università di Trieste. Nel 1999 ha fondato “La barca di Babele”, una collana di poesia edita dal Circolo Culturale di Meduno. Attualmente vive a Tricesimo dove scrive e dove è impegnato in un’intensa attività artistica e di diffusione della cultura anche nelle scuole e all'università. Per “Il me Donzel” ha ricevuto i premi Città di San Vito 1999 e Lanciano-Mario Sansone 1999, quest'ultimo ex aequo con Bianca Dorato. Con “Dittico”, che comprende poesie inedite in friulano e in italiano, ha vinto il Premio Montale 2004. Nel 2006 ha pubblicato quasi tutte le raccolte delle sue poesie in “Assetto di volo”, a cura di Anna De Simone, con introduzione di Giovanni Tesio, edito da Crocetti. Per questo libro ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa, il premio Bagutta Opera Prima 2007  e il Premio San Pellegrino 2007.


Chiara Gamberale all'ERDISU mercoledì 18 marzo con "Una passione sinistra"

Mercoledì  18 marzo 2009, nell’aula B Erdisu di viale Ungheria 45, alle ore 18.00, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con l’Erdisu, sarà presentato il romanzo “Una passione sinistra” di Chiara Gamberale, edito quest’anno da Bompiani.
Dialogherà con l’Autrice Romano Vecchiet, Direttore della Biblioteca Civica.

La vita di Nina e Bernardo è ispirata da grandi ideali di sinistra, quella di Giulio e Simonetta da principi concreti di destra. Due coppie, insomma, con aspirazioni diverse ed esistenze fra loro apparentemente inconciliabili: ma uno scherzo del destino le fa incontrare e rivela loro una sotterranea possibilità di contatto... Complice la Grande Storia, quella delle vicende politiche e sociali di un'Italia in piena fase di transizione, dalla caduta del Muro di Berlino al giorno esatto dell'ultima vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, Chiara Gamberale racconta, con ironia e disincanto, la storia di un'attrazione che ha come suo insolito presupposto il disprezzo reciproco. Una passione che non dovrebbe esplodere eppure esplode, una passione scomoda, ambigua: sinistra. Senza presupposti romantici, ma romantica suo malgrado: di fatto capace di travolgere differenze ideologiche e culturali e di insinuarsi nelle certezze di personaggi che, per la prima volta, si trovano così di fronte a un dubbio. A fulminante dimostrazione di come, oggi più che mai, tutto quello che più rifiutiamo - su un piano personale che si fa immediatamente politico - in qualche modo ci riguarda. E forse ci assomiglia.

Chiara Gamberale (Roma, 27 aprile 1977) è una scrittrice, conduttrice radiofonica e conduttrice televisiva italiana. Figlia del noto manager Vito Gamberale, ottiene la ribalta in campo letterario quando, poco più che maggiorenne, pubblica il romanzo “Una vita sottile” (Marsilio 1999), ispirato a una vicenda autobiografica e da cui viene presto tratta una fortunata versione televisiva. Seguono “Color lucciola” (Marsilio 2001) e “Arrivano i pagliacci” (Bompiani 2003), tutti accolti da un buon successo di pubblico e di critica. A partire dal 2002, ha cominciato a lavorare come autrice e conduttrice televisiva. Su Rai Tre ha condotto “Parola mia”, su Rai Uno “Gap” e, di nuovo sulla terza rete, “Quarto Piano Scala a Destra”, programma di cui era anche ideatrice. Dal 2005 al 2008 è stata autrice e conduttrice su Radio 24, della trasmissione di culto “Trovati un bravo ragazzo”. Del 2008 è il libro “La zona cieca” (Bompiani, 2008), Premio Campiello - Selezione Giuria dei Letterati. Collabora con La Stampa e Vanity Fair.


 

"Shatnetz", il primo thriller di Fabio Piuzzi, presentato da Angelo Floramo

 

Mercoledì 11 marzo 2009, nell’ambito degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” e dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il thriller “Schatnetz. Gli strumenti del martirio perfetto” di Fabio Piuzzi, edito quest’anno da Zonza Editori.
Presenterà l’opera il prof. Angelo Floramo.
Sarà presente l’Autore.

New York. Ludovico Sarli, medico legale italiano, viene coinvolto in un’indagine federale che vede come vittime degli innocui cittadini americani di religione ebraica, atrocemente torturati e seviziati in modo da riprodurre scene di martirio dei primi secoli dell’era cristiana.
Da qui nasce la caccia all’assassino, soprannominato dagli inquirenti Shatnetz, l’impuro, che si snoda attraverso miti, leggende nascoste fra le pieghe della storia, riti misterici e libri introvabili. Una storia ricca di imprevedibili colpi di scena con un finale che lascia interdetti.
Uno scavo nei recessi aberranti del comportamento senza perdere di vista la profondità storica e il fascino di epoche e culture lontane.
Perché, a un certo punto della storia umana, una massa di uomini e donne, giovani e anziani, ha accettato l’insulto violento della propria carne per diventare testimone “privilegiato” e trasformarsi in oggetto di venerazione per l'intera Chiesa? Il medico legale italiano, così come l’oscuro e spietato omicida la cui azione sfugge agli inquirenti dell’FBI, intuisce che all’origine del martirio si cela un significato profondo e indecifrabile ai più.
Fabio Piuzzi è nato a San Daniele del Friuli e si è laureato in architettura a Venezia. È autore di un centinaio di libri, saggi e articoli inerenti ricerche archeologiche, studi su reperti, strutture architettoniche, didattica archeologica e museale.


 

"Il dottor Sachs": l'avvincente opera dello storico Valerio Marchi presentata da Fulvio Salimbeni

Mercoledì  4 marzo 2009, per il ciclo degli Incontri con l'Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Udine, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il libro "Il dottor Sachs. Un medico ebreo in Friuli e la sua famiglia tra Otto e Novecento" di Valerio Marchi, edito quest'anno dalla Kappa Vu di Udine.
Presenterà il prof. Fulvio Salimbeni (Università di Udine).
Sarà presente l’Autore.
Un'opera complessa e ricchissima, incentrata sulla figura del dottor Ettore Sachs, medico condotto di Gonars e di San Daniele del Friuli tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, amato e benvoluto dalle popolazioni e osteggiato, invece, solo perché ebreo, da alcuni cattolici "benpensanti". Il professor Marchi, con pazienza e passione, ci accompagna in questo viaggio per narrarci la storia "piccola e comune" di Ettore Sachs e della sua famiglia, portandoci non solo a scoprire le molte presenze ebraiche in Friuli, i legami tra i nuclei di israeliti di Gonars e San Daniele del Friuli, ma anche l'antisemitismo del tempo, culminante poi nella Shoah, e ampliando, di fatto, la conoscenza del nostro passato recente. (dalla presentazione del sindaco di Gonars Ivan Cignola)
"Dio in cielo, Sachs in terra": era il proverbio, detto in lingua friulana, con cui gli abitanti prima di Gonars e poi di San Daniele del Friuli riconoscevano la competenza e la generosità professionali dimostrate dal loro medico condotto - il dottor Sachs - nell'arco dei dodici anni compresi fra la sua prima nomina, nel 1891, e la sua morte prematura, nel 1903 (...) un saggio storico che per molti aspetti è un vero e proprio "libro di formazione" - articolato idealmente in tre parti che da una microstoria centrale - la vicenda tardo-ottocentesca in Friuli del «medico ebreo» Ettore Sachs - si aprono a tre macrostorie di grande rilevanza, quali l'antigiudaismo storico, i rapporti tra ebraismo e medicina, la questione ebraica nei suoi riflessi attuali. Un libro, di taglio anche propedeutico, atto ad arricchire la consapevolezza di temi e problemi che dal passato remoto giungono a interessare e assillare il nostro presente. (dalla prefazione del prof. Giorgio Cosmacini)


 

Carlo Sgorlon parla della sua "Penna d'oro" con Reitani, Borghello e Vecchiet

Mercoledì 25 febbraio 2009, alle ore 18.00, presso Sala Ajace di Piazza Libertà a Udine, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il libro “La penna d’oro” di Carlo Sgorlon, edito l’anno scorso da Morganti.
Dialogheranno con l’Autore Giampaolo Borghello, Romano Vecchiet e Luigi Reitani.
L’attrice Titti Bisutti leggerà alcune pagine del libro.
All’inizio della serata, l’Amministrazione Comunale conferirà a Carlo Sgorlon il Sigillo della Città.

La penna d'oro è un'autobiografia. Carlo Sgorlon si fa portavoce in prima persona della sua vita e della sua poetica. Nel raccontarsi con sincerità ma con un pizzico di costruttiva polemica e disincanto, lo scrittore affronta i ricordi della propria vita personale e professionale come se osservasse un altro se stesso dal balcone della sua casa friulana. Il risultato di questo proiettarsi al di fuori lo trasforma nel protagonista di un'avvincente storia privata. Ma di che si tratta? Ancora una volta è la storia di un uomo estraneo ai luoghi e alle mode, che si affranca dal mondo, pur senza mai perderlo di vista, per cercare la propria patria. Il narratore si racconta con la medesima propensione fabulatoria che da sempre lo caratterizza, proponendo al lettore un romanzo esistenziale, quello di un uomo che si sofferma sulla propria vita facendone il bilancio e ribadendo la radicata convinzione che l'uomo possa percorrere la propria vita su due piani di esistenza paralleli: quello della realtà e quello del fantastico. Anche la penna d'oro, dono ricevuto nell'infanzia, diventa un mitico oggetto sparito chissà dove, che da sempre influenza il destino dell'uomo e dello scrittore.
Carlo Sgorlon (Cassacco, 1930), massimo fra gli scrittori friulani viventi, tra i più tradotti romanzieri italiani all’estero, ha scritto una trentina di romanzi. Vincitore di tutti i più importanti premi letterari italiani (Supercampiello, Strega, Napoli, Flaiano, Nonino, Pen Club Italiano), ha ricevuto nel 2007 la laurea honoris causa dall’Università degli Studi di Udine.
 


Antonella Sbuelz Carignani con "Greta Vidal" presentata da Mario Turello e Fulvio Salimbeni

Mercoledì 18 febbraio 2009, alle ore 18.00, presso Sala Ajace di Piazza Libertà a Udine, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco, i professori Fulvio Salimbeni e Mario Turello presenteranno il romanzo “Greta Vidal. Una storia di passioni nella Fiume di D’Annunzio, di Antonella Sbuelz Carignani, edito quest’anno da Frassinelli.
Sarà presente l’Autrice.


All'indomani della Grande Guerra, un'intensa storia d'amore si intreccia con eventi cruciali di quell'epoca turbolenta, in un luogo strategico e in un momento decisivo della Storia europea. Fiume, tra l'autunno del 1919 e il Natale del 1920: alla testa dei suoi legionari, Gabriele D'Annunzio ha occupato quella terra di frontiera e la governa autonomamente, per reclamarne l'annessione all'Italia dopo il crollo dell'impero austroungarico. In quest'atmosfera surriscaldata e carica di tensione, Greta, una ragazza sensibile e combattiva, s'imbatte in Tullio, un giovane ex aviatore scampato alla carneficina del conflitto: lei è avida di capire quello che sta accadendo, lui cerca di superare l'orrore che ha appena vissuto credendo in qualcosa. I due cominciano a conoscersi e la loro intimità cresce fino a sfidare le convenzioni e la rigida morale dell'epoca, conducendoli a scelte sentimentali ma anche etiche - che incideranno per sempre sulle loro vite: nella difficile ricerca di una coerenza personale, l'amore si intreccerà a un'utopia destinata a impreviste evoluzioni. Ma dopo cinque, tormentate stagioni, l'impresa dannunziana si conclude tragicamente sotto i colpi delle cannoniere italiane. Un esito di sangue che inaugura cupe svolte, generando profonde ripercussioni sul futuro dell'Italia, dell'Europa e, purtroppo, sul destino di Greta, Tullio e altri giovani come loro, tutti innamorati dell'idea di una città governata da un poeta.
 


Nel Giorno del Ricordo il romanzo di Gabriella Chmet "Libera. Una storia istriana" presentato da Romano Vecchiet

Mercoledì 11 febbraio 2009, alle ore 18.00,  presso Sala Ajace di Piazza Libertà a Udine, in occasione del Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, la Biblioteca Civica e l’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, presenteranno il romanzo “Libera. Una storia istriana” di Gabriella Chmet.
Dialogherà con l’Autrice Romano Vecchiet, Direttore della Biblioteca Civica.
Introdurrà Silvio Cattalini, presidente dell’ANVGD.
Chiara Bettuzzi leggerà alcuni brani del libro.

Libera racconta la storia di una donna nata nel cuore dell’Istria agli inizi del secolo scorso e morta a fine millennio, con il cuore, l’anima e la mente nel medesimo luogo. Lo scenario è quello di una terra divisa da ideologie, nazionalismi e ostilità, un mondo cupo ma al contempo vitale che vede sbocciare l’amore impossibile tra la protagonista e un uomo proibito, il parroco di Stridone. Libera vive i due conflitti mondiali, passando dall’Impero Austro Ungarico al Regno d’Italia, dalle violenze del Ventennio fascista alla furia dei partigiani comunisti di Tito. Assiste alla fine del suo mondo, dissolto nell’odio che cancella secoli di pacifica convivenza tra etnie diverse.
La storia è quella delle genti istriane, raccontata da una voce fuori dal coro, quella degli italiani di confine in perenne bilico tra nazioni e strategie di potere che non li hanno mai inglobati: una condizione scomoda, ma anche un punto di vista privilegiato su una realtà dolorosa e contrastata. L’Istria rurale, i riti di una società arcaica, i sapori di un mondo antico scanditi dal ritmo delle consuetudini radicate nel tempo, vengono avvelenati e poi distrutti dalla furia di nuovi sentimenti nazionalistici che devastano il tessuto sociale, minano la coesistenza tra stirpi che su quel suolo si sono confrontate e hanno convissuto per secoli in armonia.
Il racconto si snoda fino ai giorni nostri, quando si compie il destino di quanti rimasero a vivere in quelle terre dopo l’occupazione della Jugoslavia, ovvero una condizione di sudditanza alla nuova nazione e il completo oblio dalle pagine della storia italiana. La vita della protagonista sovrasta ogni cosa, la sua personalità non si arrende al destino, ma combatte per la dignità culturale e umana del suo mondo. Appartenente ad una famiglia storicamente ribelle, non accetta le imposizioni dei sistemi politici, preferisce l’isolamento al tradimento dei valori, spegnendosi nell’orgoglio di tale scelta.


 

L'ultimo libro di Willer Bordon "Perché sono uscito dalla Casta" venerdì 6 febbraio


Venerdì 6 febbraio 2009, alle ore 18.00, presso Sala Ajace di Piazza Libertà a Udine, nell’ambito degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Udine, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il libro “Perché sono uscito dalla Casta” di Willer Bordon, edito alla fine dell’anno scorso da Ponte alle Grazie.
Gianpaolo Carbonetto, caporedattore del “Messaggero Veneto”, dialogherà con l’Autore

Il 16 gennaio 2008, giorno del suo compleanno, Willer Bordon dice di essersi "fatto un regalo": come aveva annunciato da un paio di mesi, si è dimesso dal Senato in un inedito atto di protesta contro il declino e la corruzione della classe dirigente italiana, incapace di farsi portatrice delle reali esigenze dei cittadini, e contro la grave degenerazione della funzione legislativa del Parlamento. I privilegi economici di cui godono i parlamentari – e sui quali Bordon getta in questo libro, con dovizia di cifre e aneddoti da insider, una luce ancora più inquietante della Casta di Rizzo e Stella - sono tuttavia la punta dell'iceberg, sotto la quale la crisi della politica ha assunto proporzioni disastrose. Di fatto, il Parlamento – sostiene Willer Bordon – assomiglia sempre più allo sterile megafono del governo di turno, e i partiti sono macchine mangiasoldi governate da ristrettissime oligarchie: non solo per la disgraziata legge elettorale, che lascia a pochi uomini la potestà di decidere chi siederà nelle Aule, ma per una complessa storia più che ventennale. Una storia il cui sviluppo Bordon ricorda e acutamente analizza, indicando praticabili vie di fuga da una condizione che è di serio pericolo per le istituzioni democratiche. Un documento che consentirà a ogni lettore di rendersi conto in prima persona della incommensurabile gravità della crisi politica italiana. Senza però togliergli la speranza in una politica migliore.
 


 

Giorgio Pressburger in Sala Ajace con Angela Fabris presenta "Nel regno oscuro"

Mercoledì 4 febbraio 2009, alle ore 18.00, presso Sala Ajace di Piazza Libertà a Udine, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco di Udine, sarà presentato il romanzo "Nel regno oscuro" di Giorgio Pressburger, edito a fine 2008 da Bompiani.
Angela Fabris (Università di Klagenfurt) dialogherà con l’Autore
Interverrà Donata Salimbeni, curatrice delle note.
Il libro racconta la storia di un uomo che, rimasto solo al mondo, si rivolge a una chiromante per mettersi in contatto con il padre e il fratello defunti. L'unico risultato che raggiunge è però la perdita di tutti i suoi beni, sottrattigli dalla chiromante truffatrice. In cinque anni di duro lavoro riesce a rifarsi una vita decorosa, ma l'11 agosto 1999 si ritrova, nuovamente desolato e in solitudine, ad assistere all'ultima eclissi solare del millennio. Il protagonista ricorre questa volta alla psicanalisi, avviando un percorso attraverso tutto ciò che causa il suo tormento. Nella sua coscienza il Novecento prende la forma di un inferno dantesco, popolato da persone imprigionate, uccise, torturate, costrette al suicidio: grandi e piccole figure del XX secolo che gli rivelano il segreto della loro sofferenza e morte. Insieme al dolore affiorano tuttavia anche le loro passioni, gli ideali e gli amori. Lentamente il protagonista si avvierà così verso la guarigione, finalmente intravedendo nell'ultima seduta i suoi cari: il padre, il fratello, il nonno che appaiono nella luce del sole che si sta levando.
Giorgio Pressburger, nato a Budapest nel 1937, uno dei più affermati e importanti scrittori e drammaturghi italiani di questi anni, ha scritto numerosi romanzi e raccolte di racconti, vincitrici di diversi e prestigiosi premi ("La legge degli spazi bianchi", 1989, premio Selezione Campiello, "La neve e la colpa", 1998, Premio Viareggio, "La partita", premio Pirandello, "Le tre madri", Premio Flaiano). E’ stato direttore dell’Istituto italiano di cultura a Budapest e del Mittelfest di Cividale. A Udine, ospite della Biblioteca, ha presentato recentemente "L’orologio di Monaco" e "Sulla fede".


 

Una monografia di Bruno Rossi su Luigi Berletti editore musicale a Udine nell'Ottocento

Mercoledì 21 gennaio 2009, alle ore 18.00, presso Sala Ajace di Piazza Libertà a Udine, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il Club Unesco di Udine, Pietro Gnan (Biblioteca Universitaria di Padova) e Neil Harris (Università di Udine) presenteranno il libro “Luigi Berletti librajo, litografo, editore musicale (1803-1882)” di Bruno Rossi, edito quest’anno dalle edizioni musicali Pizzicato.
Sarà presente l’Autore.
In un volume di oltre 600 pagine, ricchissimo di immagini di antiche litografie di Luigi Berletti, molte di ambientazione udinese, si scorre la multiforme attività del librajo, litografo ed editore musicale friulano. Attraverso una rigorosa analisi delle varie fonti, archivistiche e a stampa, relative ai circa 400 spartiti rintracciati nella Biblioteca universitaria di Padova, che ne deteneva il diritto di stampa, Bruno Rossi è riuscito a ricostruire l’attività editoriale di questo sconosciuto operatore del Friuli austriaco, pubblicando il catalogo completo delle sue opere che aiutano a  ripercorrere la vita musicale friulana ancora per molti versi poco studiata e ricca di continue sorprese.
Bruno Rossi (Udine 1940), diplomato in violino, ha insegnato educazione musicale nelle Scuole medie. Operatore culturale, ha avuto esperienze radiotelevisive e ha collaborato con diverse riviste con contributi etnomusicologici. Si è occupato di didattica e di editoria musicale.

 


Una guida su Londra della "Lonely Planet" analizzata in Sala Ajace il 14 gennaio

Mercoledì 14 gennaio 2009, alle ore 18.00, presso Sala Ajace di Piazza Libertà a Udine, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con l’Associazione Friulana Emilio Salgari, Patrizia Maschio (traduttrice) e Silvia Castelli (responsabile dell'edizione italiana) presenteranno la Guida Lonely Planet “Londra” di Tom Masters, Steve Fallon, Vesna Maric.
Introdurrà Lucio Costantini, presidente dell’Associazione Emilio Salgari.
Sarà data lettura di alcuni brani letterari su Londra e le sue trasformazioni a cura di Francesco Zuppel.

La Guida di Londra della celebrata collana “Lonely Placet” mette a disposizione del suo pubblico uno strumento agilissimo e molto accattivante sulla nuova Londra del terzo millennio, ricchissima di dati di ogni genere, lontana dalle guide più tradizionali, dove solo i musei e i più importanti monumenti avevano dignità di citazione, ma aperta ai più diversi aspetti della vita multietnica della capitale britannica.
Mettetevi nei panni di James Bond (almeno per un'ora, scrive nel risvolto di copertina la guida) e sfrecciate sul Tamigi a bordo di un motoscafo. Indossate il vestito della festa e partecipate a una delle leggendarie "burlesque nights" londinesi. Abbandonate le strade intasate dal traffico e passeggiate sul lungofiume godendovi la vista e le attrazioni della South Bank. Fate una tappa al Borough Market, il mercato dei buongustai con ogni genere di specialità gastronomiche. Tre autori residenti in città, in 1900 ore di ricerche, hanno descritto 800 luoghi raccomandati. Capitoli a colori dedicati all'architettura londinese e alle feste e manifestazioni cittadine completano un’opera di grande utilità pratica per chi volesse scoprire i lati anche più nascosti e meno conosciuti della grande capitale europea.
 


 Giuseppe O. Longo in Sala Ajace il 7 gennaio. Parlerà di senso e narrazione

Mercoledì 7 gennaio 2009, alle ore 18.00, presso Sala Ajace di Piazza Libertà a Udine, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica e dall’Assessorato alla cultura del Comune di Udine, in collaborazione con il Club Unesco, sarà presentato il saggio “Il senso e la narrazione” di Giuseppe O. Long, edito quest’anno da Springer-Verlag Italia.
Introdurrà la conferenza Luigi Reitani, Assessore alla Cultura del Comune di Udine.
Sarà presente l’Autore.

Gli umani sono creature della narrazione: infinitamente narrano e si narrano, intrecciano dialoghi, accendono storie per illuminare buie caverne del cuore e del mondo, recuperano e trasmutano ricordi. Viviamo tra una realtà soda e scabra, inconoscibile, una fornace enorme di perturbazioni e richiami e colori, e un'interiorità effimera: e tra le due, tra il mondo e noi, tessiamo col pensiero e con le parole un fragile ponte che si chiama senso. Dondola questo ponte al soffio ineguale di un vento cosmico, lasciando fosforici frammenti: clessidre improvvise, anonimi centauri, geometri insonni, sillogismi lontani, stirpi sparse, neri basalti, anacoreti folli, plesiosauri silenti, flauti e cornamuse. Queste particelle luminose compongono e ricompongono figure, e su quelle figure ci facciamo domande e narriamo storie. Solo la vertigine del domandare e del narrare può dar senso a una vita che alcuni dicono intessuta di pura casualità. Staccati per sempre dalla florida matrice del mondo, tormentati dal pensiero, prigionieri delle parole, schiavi dell'interpretazione, smarriti in un lungo corridoio di specchi affacciati: siamo al centro di un grande, incomprensibile rimbombo. Questo rimbombo è la lingua del mondo, una lingua frenetica e densa, segreta e appassionata, una lingua che è nelle cose, una lingua che non cessa di essere parlata.

Giuseppe O. Longo, professore ordinario di Teoria della comunicazione alla Facoltà di Ingegneria elettronica all’Università di Trieste, accanto alla sua attività scientifica a livello internazionale, ha pubblicato tre romanzi, otto raccolte di racconti e una di drammi.


 

 I nuovi orari di apertura al pubblico da ottobre in Sezione Moderna

Con lunedì 1 ottobre 2007 la Sezione Moderna chiuderà al pubblico il lunedì mattina, ma aprirà un'ora prima i pomeriggi, alle 14 anziché alle 15, e chiuderà un quarto d'ora dopo le mattine, alle 13 anziché alle 12.45. Rimarrà invece regolarmente aperta la Sede Centrale di Palazzo Bartolini il lunedì mattina, con la disponibilità dei quotidiani della giornata oltre alla ricchissima dotazione bibliografica.
Il provvedimento si è reso necessario per la chiusura di molti istituti scolastici cittadini il sabato mattina, giornata tradizionalmente dedicata alle visite guidate in Sezione Moderna. Per poter garantire la partecipazione di tutte le scuole ai programmi di animazione del libro e di conoscenza dei servizi della Biblioteca, si è dovuto chiudere al pubblico la Sezione il lunedì mattina, per favorire le attività didattiche con le Scuole, che altrimenti sarebbero state compromesse.

I nuovi orari sono i seguenti:

Lunedì 14.00-19.00
Martedì 8.30-13.00; 14.00-19.00
Mercoledì 8.30-13.00; 14.00-19.00
Giovedì 8.30-13.00; 14.00-19.00
Venerdì 8.30-13.00; 14.00-19.00
Sabato 15.00-19.00

Il servizio di prestito termina dieci minuti prima della chiusura.

NOTIZIA ARCHIVIATA IL 30 APRILE 2009


 Joppi aperta il sabato mattina

Con sabato 10 settembre 2005 una grossa novità potrà interessare gli affezionati utenti della più importante biblioteca cittadina: l’apertura della Sede centrale, la storica sede di Palazzo Bartolini in piazza Marconi 8, anche il sabato mattina, dalle 8.15 alle 12.45.

Già dal gennaio 2002 la Sezione Moderna e la Sezione Ragazzi (quest’ultima solo in orario invernale) sono aperte anche il sabato pomeriggio, con un crescente successo di pubblico. Le Sezioni Musica e Cinema al suo interno, la ricca dotazione di libri recenti a scaffalatura aperta e i tanti giornali, hanno fatto affluire nel corso di questi ultimi anni migliaia di utenti, che hanno avuto modo di conoscere la Biblioteca in un momento della settimana in cui c’è forse maggiore disponibilità di tempo e la famiglia è più unita e attenta a soddisfare le esigenze di lettura.

L’apertura della Sede centrale il sabato mattina avrà probabilmente un pubblico diverso dalla Sezione moderna, più legato alle collezioni librarie che saranno accessibili: molti classici di letteratura, saggistica di varie discipline, prestigiose collane delle principali case editrici italiane, libri sul Friuli Venezia Giulia e in friulano, tutti disponibili per il prestito se successivi al 1950 come data di edizione. I dodici quotidiani locali e nazionali saranno disponibili per la lettura con l’apertura della Biblioteca già alle 8.15, per poi ritornare in Sezione Moderna il pomeriggio.

Così il sabato, parte al mattino e parte al pomeriggio, quasi tutta la Biblioteca sarà nuovamente accessibile. Per il lettore pigro, non ci saranno più scuse.

Ultima informazione: da lunedì 12 settembre scatta in Sezione Ragazzi l’orario invernale con apertura nei pomeriggi di lunedì, giovedì e sabato dalle 15.00 alle 19.00; martedì, mercoledì e venerdì dalle 15.00 alle 18.00 e mercoledì mattina dalle 9.00 alle 12.00.

 

NOTIZIA ARCHIVIATA IL 30 APRILE 2009


La Joppi aperta il sabato pomeriggio

Da sabato 19 gennaio 2002 la Sezione Moderna, la Sezione Musica e la Sezione Ragazzi sono aperte ogni sabato pomeriggio dalle 15.00 alle 19.00. L'iniziativa cerca di favorire quelle fasce di pubblico che trovavano difficoltà ad utilizzare la Biblioteca durante gli altri giorni della settimana. Per il solo periodo estivo la Sezione Ragazzi non aderirà all'iniziativa di apertura.
I lettori potranno sfogliare, consultare e prendere a prestito moltissime novità editoriali acquistate nell'ultimo decennio, direttamente a scaffale e riordinate per materia, ormai introvabili anche nelle più fornite librerie
Sono anche disponibili oltre un centinaio di riviste correnti e i maggiori quotidiani locali e nazionali della giornata.
Le Sezione Musica, la più fornita sezione specializzata sull'argomento in Regione, potrà farsi apprezzare anche da un pubblico che fino ad ora non l'aveva potuta conoscere.


Aperta anche il mercoledì pomeriggio la Sezione Friulana

Un altro piccolo ma significativo miglioramento negli orari di apertura al pubblico della Biblioteca Civica si è formalizzato in questi giorni: dal mese di marzo, infatti, la Sezione Friulana è aperta anche tutti i mercoledì pomeriggio, dalle 15.00 alle 18.00. Ciò per rispondere a un’esigenza sentita dall’utenza che ha scoperto nella sezione locale uno degli strumenti più utili per iniziare ad affrontare un qualsiasi tipo di ricerca attinente la cultura, la storia e la lingua friulana.
Com’è noto, la Sezione Friulana era stata inaugurata nel mese di giugno 2000 in applicazione della Legge regionale n.15/1996 che, oltre a riconoscere nella “Joppi” la principale struttura di documentazione bibliografica sul Friuli in regione, indicava nella realizzazione di una Sezione Friulana all’interno della Biblioteca udinese uno dei principali obiettivi da raggiungere.
Realizzata nella sala adiacente al salone di consultazione, ove in precedenza era ricavata la Direzione della Biblioteca, la Sezione Friulana, con la competente guida della sua responsabile, dott.ssa Marzia Di Donato, offre al pubblico degli studiosi e di tutti coloro che vogliono approfondire le proprie conoscenze sul territorio, circa 1500 volumi e svariate annate di riviste, oltre all’intera collezione della “Patria del Friuli” e del “Popolo del Friuli” in CD-Rom.
L’apertura della Sezione è la seguente: da lunedì a giovedì dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00; venerdì dalle 8.30 alle 12.30. Indirizzo e-mail: BCUfr@comune.udine.it

 

 

 

ultimo aggiornamento: 14/01/10 - Stampa pagina Stampa pagina

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