Caterina Percoto e l’Ottocento. Un ciclo di conferenze
Questo ciclo di lezioni su Caterina Percoto, che si terranno tutte in Sala Ajace
(Piazza Libertà a Udine) con inizio alle ore 18.00, è inserito nelle
iniziative che il Comune di Udine propone sull’Ottocento in Friuli (Tra Venezia
e Vienna. Le arti a Udine nell’Ottocento) e vuole ripercorrere tutti gli aspetti
della personalità e della produzione letteraria dell’illustre friulana, figura
di primo piano nella letteratura italiana del secolo XIX, in contatto con alcuni
dei maggiori intellettuali del tempo (Tenca, Tommaseo, Verga, Dall’Ongaro,
Correnti e molti altri) e principale rappresentante della letteratura rusticale
italiana.
Saranno approfonditi gli aspetti del suo
esordio letterario, quelli legati alla cultura e alle tradizioni popolari, ai
suoi racconti in lingua friulana e alla rappresentazione della donna nel
complesso della sua opera. Interventi specifici, oltre che sul genere della
letteratura rusticale, verranno offerti sul paesaggio friulano che emerge dalle
sue prose e sul carteggio intrattenuto con alcuni letterati suoi
contemporanei.
Va detto infine che non è un caso che
proprio la “Joppi” si occupi di Caterina Percoto: all’interno delle sue raccolte
manoscritte spiccano infatti il corpus delle sue lettere e le minute di molti
suoi racconti.
12 novembre
Romano Vecchiet (Direttore della Biblioteca Civica di Udine)
Presentazione del programma
Elvio Guagnini (Università di Trieste)
L’esordio sulla Favilla
16 novembre
Marinella Colummi Camerino
(Università di Venezia)
La cornice della letteratura rusticale
19 novembre
Anna Storti (Università di Trieste)
La corrispondenza: il carteggio con Tenca e
Tommaseo
23 novembre
Matilde Dillon Wanke (Università di Bergamo)
Il paesaggio nei racconti di Caterina Percoto
26 novembre
Gian Paolo Gri (Università di Udine)
Caterina Percoto: la reinvenzione letteraria delle tradizioni popolari
30 novembre
Rienzo Pellegrini (Università di Trieste)
I racconti friulani
3 dicembre
Angela Fabris (Università di Klagenfurt)
La figura femminile nell’opera della Percoto
Nell’atrio di Palazzo Bartolini, sede della Biblioteca Civica in piazza Marconi 8, per tutto il periodo del ciclo delle lezioni (12 novembre – 3 dicembre 2004) sarà allestita una mostra bibliografica su Caterina Percoto e l’editoria udinese dell’Ottocento a cura di Francesca Tamburlini e sulle prime ferrovie in Friuli a cura di Marzia Di Donato.
Udine intitolò a Caterina Percoto
quella che era un tempo la Scuola normale femminile (ora Istituto magistrale) e
una via; identificandosi il nome per i più forse con la scuola o con la via, non
sarà inutile ricordare che appartiene a una scrittrice che illustrò l’Ottocento
friulano, rendendosi nota anche al di fuori dai confini regionali, inserita
com’è nel panorama delle lettere italiane dove figurano solo Erasmo da Valvasone
tre secoli prima e Pier Paolo Pasolini un secolo dopo.(…) Per la prima volta
forse il Friuli povero e isolato appare negli scorci descrittivi, nelle
atmosfere intense a rendere compiute le trame narrative, ben leggibile nella
realtà fisica e ambientale, nella condizione del suo popolo espresso da una
terra dove il tempo era fatica, segnato da intervalli tragici di carestie e di
guerre. Ma questa gente, la Percoto coglie anche nell’allegrezza delle sagre e
affida alla pagina, accanto agli aspetti del paesaggio, gli elementi e i motivi
del costume tradizionale descritto accuratamente fin nel tipo dei tessuti, nei
particolari dei grembiuli, dei fazzoletti da capo e da collo, dei gioielli. (…)
Fu tuttavia, e sotto ogni riguardo, anche per certe sue originalità sottolineate
dai biografi, una donna indipendente preoccupata di esprimere la realtà di cui
era esperta.
(…) Non era dunque la Percoto, per nessun
riguardo, la puare femine che qualcuno volle, delusa e ombrosa soltanto, è vero
invece che la sensibilità, che vibra nelle sue migliori pagine, contraddistinse,
affaticandola, il suo vivere.
Da Caterina Percoto e il suo narrare, di Novella Cantarutti, prefazione all’edizione delle Novelle della Biblioteca del Messaggero Veneto, 2003.
L’iniziativa è realizzata in
collaborazione con il Club Unesco della città di Udine.
A conclusione di ogni lezione l’azienda vinicola Girolamo Dorigo di Buttrio
offrirà un drink a tutti i partecipanti.
Per il ciclo "Incontri con l'Autore" Sgorlon presenta "Le sorelle boreali"
L’ultima opera del grande scrittore Carlo Sgorlon,
senz’altro il più conosciuto autore friulano vivente, verrà presentata da Romano
Vecchiet, direttore della Biblioteca Civica, per il ciclo degli “Incontri con
l’Autore” in Sala Ajace giovedì 4 novembre 2004 alle ore 18.00.
Si tratta del romanzo “Le sorelle
boreali” edito quest’anno da Mondadori che segue lo splendido “L’uomo di Praga”
(premio Pen Club 2003) uscito l’anno scorso.
L’iniziativa si realizza grazie
alla collaborazione dell’Associazione degli Industriali della Provincia di
Udine.
Carlo Sgorlon, in questa sua ultima e convincente prova
narrativa ambientata tra la polare e lontanissima Carelia e un Veneto
industrioso e corrotto, mette in scena le avventure di cinque straordinarie
sorelle russe, alle prese con i problemi dell’immigrazione clandestina, la
prostituzione dilagante e sfruttamenti di ogni tipo. Giunte, dopo lunghe
peripezie, nel Bel Paese, si scontrano con una cruda e difficile realtà, in cui
molte e determinanti componenti della società italiana, così aperta e “facile”
in apparenza, si manifesteranno in tutta la loro ambigua crudezza. Ma il
romanzo, nonostante una prima evoluzione così tormentata per le povere
protagoniste, offre alla fine una prospettiva di felice speranza in cui il bene,
l’ottimismo e la bellezza trionferanno sul male e su ogni pervicace forma di
violenza
Luigi Reitani presenta l'opera del Nobel Elfriede Jelinek con Rita Maffei
Mercoledì 3 novembre in sala Ajace alle ore 18.00 la Biblioteca Civica, insieme all'Assessorato alla Cultura del Comune di Udine e in collaborazione con l'Associazione degli Industriali della Provincia di Udine, organizza una serata in onore di Elfriede Jelinek .
Nata nel 1946 in Stiria, Elfriede Jelinek ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura - come recita la motivazione dell'Accademia svedese delle Scienze - "per il fluire musicale di canto e controcanto nei romanzi e nei drammi che con straordinario ardore linguistico rivelano l'assurdità dei clichés della società contemporanea e il loro potere soggiogante". In italiano della Jelinek sono apparsi i romanzi La pianista Einaudi, ristampa ES), Le amanti (SE), La Voglia (Sperling & Kupfer) e il monologo drammatico Nuvole. Casa. (SE). Molte altre opere (tra cui l'ambizioso romanzo I figli dei morti) aspettano ancora di essere tradotte.
Luigi Reitani , docente di letteratura austriaca e tedesca
all'Università di Udine, è stato in Italia tra i primi a segnalare Elfriede
Jelinek all'attenzione del pubblico e della critica, con interviste, studi,
recensioni e traduzioni.
L'attrice Rita Maffei leggerà alcuni passi dell'opera di Elfriede Jelinek in traduzione italiana.
Celan oggi. Ciclo di conferenze.
Poeta tra i più grandi del Novecento, Paul Celan ha interpretato forse come
nessun altro la tragedia della Shoah. Nato in Bucovina nel 1920 da una famiglia
ebrea di lingua tedesca, Celan visse drammaticamente gli eventi della seconda
guerra mondiale – la deportazione e lo sterminio della sua famiglia, la fine del
mondo multietnico della sua infanzia – emigrando successivamente a Parigi. La
sua poesia, densa di affascinanti metafore, è intrisa di un inquietante e
sottile erotismo, che si intreccia in modo assolutamente unico con
riferimenti alla grande storia. Nel 1970 Celan si toglierà la vita nelle acque
della Senna.
A parlare di Celan a Udine sono stati invitati i massimi
conoscitori italiani dell’autore, in quattro conferenze che si terranno martedì
12, 19 e 26 ottobre e martedì 9 novembre.
A inaugurare il ciclo, martedì 12 ottobre, sarà Giuseppe Bevilacqua, che di Celan fu amico personale e che di Celan ha tradotto tutte le poesie per la collana “I Meridiani” di Mondadori. Seguiranno, sempre alle 18, martedì 19 ottobre Mario Specchio (Università di Siena) con “La memoria e l’oblio. Riflessioni sulla poesia di Celan”, martedì 26 ottobre Michele Ranchetti (Università di Padova) con “Celan nelle lettere” e martedì 9 novembre Anna Maria Carpi (Università di Venezia) con “Paul Celan: l’arte spergiura ”.
Tutte le conferenze si terranno nella Sala Convegni dell’Università di Udine,
tranne la seconda che si svolgerà in Sala Florio di via Palladio 8.
Il ciclo
è realizzato dall’Associazione Biblioteca Austriaca in collaborazione con il
Mittelfest, la Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine, il Dipartimento di Lingue
e Letterature Germaniche e Romanze dell’Università, la Provincia e
l’Associazione degli Industriali di Udine.
Hungarica Varietas in Sala Ajace venerdì 15 ottobre
Venerdì 15 ottobre 2004, alle ore 18.30, presso Sala
Ajace di Piazza Libertà a Udine, per il ciclo degli “Incontri con l’Autore”
organizzati dalla Biblioteca Civica in collaborazione con
l’Associazione culturale Italoungherese del Friuli Venezia Giulia “Pier Paolo
Vergerio” e il Consorzio Universitario del Friuli, i professori Andrea
Csillaghy, Fulvio Salimbeni e Gianluca Volpi dell’Università degli Studi di
Udine presenteranno il libro “Hungarica Varietas: mediatori
culturali tra Italia e Ungheria” a cura di Adriano Papo e Gizella
Nemeth. Il libro, edito da Edizioni della Laguna, sarà introdotto da Romano
Vecchiet, direttore della Biblioteca Civica di Udine.
Saranno presenti i
Curatori.
Il volume, cui hanno collaborato ben ventiquattro autori, tra
storici, italianisti e magiaristi di fama internazionale, rappresenta uno dei
più interessanti strumenti per la conoscenza dell’Ungheria, un paese di lunga
tradizione umanistica, che ha offerto un contributo di conoscenze, idee ed
esperienze intorno a temi di spiccata importanza nel campo della cultura e della
storiografia.
Il suo recente ingresso in Europa è uno
degli ulteriori motivi che incuriosisce la lettura di questo interessante libro,
che sottolinea anche quali importanti e fitti rapporti culturali ci siano stati
per molti secoli con l’Italia.
Giorgio Pressburger all’Assindustria di Udine con Angela Fabris e Tarcisio Mizzau
Venerdì 1 ottobre, alle ore 18.00, per il ciclo “Industria e
cultura” organizzato dall’Assindustria di Udine in collaborazione con la
Biblioteca Civica “V. Joppi”, Angela Fabris (Università di Klagenfurt) e
Tarcisio Mizzau (Assindustria) presenteranno il libro di Giorgio Pressburger
“Sulla fede”, edito da Einaudi.
Sarà presente l’autore.
Ingresso libero.
Che cos’è la fede? E’ un sentimento innato o è un prodotto
dell’educazione? Quale rapporto esiste tra fede e solidarietà, tra fede privata
e religione, tra fede e società? E ancora in nome di quale fede si combattono
guerre di religioni, si perpetrano stermini di popoli, si organizzano attentati
suicidi?
Giorgio Pressburger - grande scrittore mitteleuropeo nato a
Budapest nel 1937 e autore di importanti libri quali “Storie dell’ottavo distretto
”, “L’elefante verde” e “L’orologio
di Monaco” – cerca, tra dubbi e tormenti, i segni della propria fede,
mettendo a nudo la sua esperienza, scardinando certezze e false ipocrisie,
entrando nelle pieghe più nascoste della mente umana. [dalla quarta di
copertina].
Rienzo Pellegrini ed Enrico Folisi ai prossimi “Incontri con l’Autore”
Due i prossimi appuntamenti che contrassegnano la riprese degli appuntamenti
culturali organizzati dalla Biblioteca Civica “V. Joppi” di
Udine.
Venerdì 24 settembre 2004, alle ore 18.00, presso Sala Ajace di
Piazza Libertà a Udine, per il ciclo “Incontri con l’Autore” organizzati dalla
Biblioteca Civica in collaborazione con l’Associazione degli Industriali della
Provincia di Udine, il prof. Furio Brugnolo dell’Università degli Studi di
Padova presenterà il volume Ancora tra lingua e letteratura. Saggi sparsi sulla storia
degli usi scritti del friulanodi Rienzo Pellegrini, volume
edito dall’Associazione culturale CjargneCulture. Introdurrà Romano Vecchiet,
Direttore della Biblioteca Civica di Udine. Sarà presente l’Autore.
Rienzo
Pellegrini, uno tra gli studiosi più noti e seri che il Friuli oggi può
annoverare, insegna Lingua e letteratura friulana presso la Facoltà di Lettere e
Filosofia dell’Università degli Studi di Trieste. Autore di numerosissime
pubblicazioni, ha di recente pubblicato il saggio su La cultura in Friuli nella recente monografia Einaudi
sulla storia del Friuli Venezia
Giulia.
Il volume che sarà presentato venerdì prossimo contiene
venticinque saggi tra cui uno sulla cultura popolare nella letteratura friulana,
e studi su Giuseppe Strassoldo, Giovan Battista Donato, Ermes di Colloredo,
Pietro Zorutti, Caterina Percoto e molti altri.
Il secondo appuntamento è
fissato invece per lunedì 27 settembre, sempre in Sala Ajace alle ore 18.00:
l’argomento che verrà trattato sarà la Grande Guerra combattuta sulle Alpi.
“Alpini, Schützen e Kaiserjäger nella Grande
Guerra: vivere e morire in alta quota” è infatti il titolo del libro e della videocassetta dello storico
udinese Enrico Folisi, professore al DAMS di Gorizia, che i professori Umberto
Sereni e Paolo Ferrari docenti di storia contemporanea all’Università di Udine
presenteranno e commenteranno insieme.
Di grande interesse il documentario
che verrà mostrato integralmente, ricco di immagini rarissime e d’epoca che
assicurano allo spettatore, anche attraverso una musica appositamente realizzata
e pagine memorabili di diario, una forte emozionalità che porta indietro nel
tempo.
L’ingresso è libero.
Aperta la Biblioteca Civica in agosto (ma con alcune limitazioni)
In deroga a un regolamento di vari anni or sono, ora in corso di revisione,
la Biblioteca Civica "Vincenzo Joppi" di Udine rimarrà aperta per tutto il mese
di agosto, anche se - per alcuni servizi - ci saranno delle limitazioni. Già per
il quarto anno consecutivo, dopo decenni di chiusura totale del servizio, la
Biblioteca di Palazzo Bartolini in Piazza Marconi sarà aperta tutto il mese di
agosto.
Alcune Sezioni, meno frequentate in questo periodo, chiuderanno
invece per alcuni giorni. Questi gli orari delle varie Sezioni durante il
corrente mese:
Sede Centrale di Palazzo Bartolini: aperta tutto il mese.
Sezione Moderna e Sezione Musica: chiuse da lunedì 9 a sabato 14 agosto
compreso.
Sezione Friulana e Sezione Manoscritti e Rari: chiuse da lunedì 9 a
venerdì 13 agosto compreso.
Sezione Ragazzi: chiusa dal 2 al 27
agosto
Biblioteche di Circoscrizione (SBU): aperte tutto il
mese.
Tavola rotonda su “Cinema in Biblioteca” ai Giardini del Torso
Giovedì 22 luglio 2004, alle ore 16.30, presso i Giardini del Torso a
Udine in via del Sale (in caso di cattivo tempo in Sala Ajace), la Biblioteca
Civica “V. Joppi” in collaborazione con la Biblioteca di Nova Gorica
“France Bevk” presenterà la tavola rotonda “Cinema in Biblioteca”, iniziativa
che rientra nel programma comunitario Interreg IIIA Italia-Slovenia.
Alla
tavola rotonda, che cercherà di approfondire da più punti di vista la fruizione
del prodotto cinema in una biblioteca pubblica, parteciperanno: Thomas Bertacche
del Centro Espressioni Cinematografiche di Udine, Piero Colussi, Presidente
nazionale dell’Associazione Videoteche Italiane, Jože Dolmark, sceneggiatore e
documentarista sloveno, Zdravko Duša, editore a Ljubljana, Boris Jukić,
direttore della Biblioteca di Nova Gorica, Naško Krišnar, esperto di
tecnologie multimediali, Leonardo Quaresima, professore di storia del cinema
all’Università degli Studi di Udine e Romano Vecchiet, direttore della
Biblioteca Civica di Udine.
I lavori, che partono dal principio che una
biblioteca pubblica dovrà obbligatoriamente adeguarsi a raccogliere anche
supporti cinematografici, dovrebbero porre le basi per la creazione di un
prototipo di “Sezione Cinema” in una biblioteca pubblica, prototipo condiviso
anche dalle biblioteche pubbliche slovene ed esportabile auspicabilmente in più
contesti.
Gli altri partner del progetto, finanziato dall’Unione Europea,
sono l’Università degli Studi di Udine, la Provincia di Udine e la Biblioteca
Civica di San Donà di Piave.
Sarà garantito un
servizio di interpretariato consecutivo dallo sloveno.
Il prof. Umberto Sereni presenta il libro sui campi di concentramento di Gonars di Alessandra Kersevan
Giovedì 8 luglio 2004, ai Giardini del Torso alle ore 18.30 (in caso di cattivo tempo in Sala Ajace), per il ciclo degli Incontri con l’Autore, il prof. Umberto Sereni dell’Università di Udine presenterà il volume “Un campo di concentramento fascista: Gonars 1942-1943”, di Alessandra Kersevan, edito a Udine da Kappa VU. Introduce Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca Civica, sarà presente l’autrice. Questa ricerca, partita una decina di anni fa con il rinvenimento nell’Archivio di Stato di Udine di una trentina di sconvolgenti lettere di internate e internati del campo di concentramento di Gonars, in provincia di Udine, si propone di contribuire, attraverso l’approfondimento della storia specifica di questo campo, a diffondere la conoscenza dei crimini di guerra fascisti nella seconda guerra mondiale. E’ una vicenda tremenda quella che si è svolta a Gonars nel 1942-43, con l’internamento da parte del regime fascista e dell’esercito italiano di molte migliaia di Sloveni e Croati, uomini, donne, vecchi, bambini, e la morte di quasi 500 di essi fra sofferenze inenarrabili. Una storia che non può essere minimizzata, e che richiede una presa di coscienza collettiva degli Italiani e un suo inserimento anche nel patrimonio conoscitivo delle nuove generazioni. (dalla quarta di copertina del volume).
Bohumil Hrabal a Udine: una mostra bibliografica e la presentazione del "Meridiano"
Il 18 maggio alle ore 17.30 sarà presentato all'Università degli Studi di
Udine, Sala Convegni in via Petracco 8, il volume Hrabal, Opere scelte, edito
alla fine del 2003 nella collana "I Meridiani" di Mondadori e curato da Sergio
Corduas e Annalisa Cosentino. Seguirà l'inaugurazione di una mostra fotografica
(Hrabal: immagini di un tenero barbaro) dedicata alla vita e all'opera del
grande scrittore ceco. Parallelamente si aprirà nell'atrio della Biblioteca
Civica una mostra bibliografica su Hrabal introdotta da Romano Vecchiet,
direttore della Biblioteca stessa.
Il volume, una vasta scelta tratta
dall'opera di Hrabal, comprendente i suoi capolavori e anche alcuni scritti
inediti in Italia, è in assoluto la prima edizione commentata di alcuni testi
dello scrittore ceco, la cui opera è stata pubblicata integralmente solo negli
anni Novanta del Novecento. Sarà presentato da Alena Wildová Tosi, specialista
di storia della letteratura ceca moderna e contemporanea, per molti anni docente
di Lingua e letteratura ceca all'Università "La Sapienza" di Roma, dove dirige
tuttora una collana di letteratura ceca.
Dei curatori del volume, Sergio
Corduas, docente di Lingua e letteratura ceca all'Università Ca' Foscari di
Venezia, è autore del progetto editoriale e della prefazione, mentre Annalisa
Cosentino, docente di Lingua e letteratura ceca all'Università di Udine, è
l'autrice della cronologia, delle note e notizie sui testi e della
bibliografia.
L'introduzione al volume è Jirí Pelán,
docente di Letteratura italiana all'Università di Praga.
La mostra fotografica, organizzata in collaborazione con Alpe Adria Cinema e curata da Marco De Anna e Andrea Lucatello, racconta la vita di Bohumil Hrabal e presenta alcune sue fonti di ispirazione letteraria; le fotografie sono commentate con citazioni di scritti hrabaliani e con brani tratti dalla Cronologia scritta da Annalisa Cosentino per le Opere scelte. Una versione ampliata della mostra sarà allestita a Trieste a cura di Alpe Adria Cinema e comprenderà anche alcuni collages di Hrabal e alcuni volumi samizdat. Il materiale proviene in gran parte dal ricchissimo archivio fotografico di Tomáš Mazal, scrittore praghese amico di Hrabal e autore di una sua documentata biografia ora in corso di stampa, che interverrà all'inaugurazione.
"Traduzioni perdute" di Luca Visentini: le parole quotidiane di un sindacalista-poeta
Giovedì 1 luglio 2004, alle ore 18.30, la prof. Cristina Benussi
dell'Università di Trieste presenterà ai Giardini del Torso di via del Sale a
Udine la prima raccolta poetica di Luca Vicentini, segretario regionale della
UIL, dal titolo "Traduzioni perdute".
Interverranno Nadia Zorzin, Alessandro
Marinuzzi e Marko Sosic. Leggeranno le poesie Rita Maffei, Nikla Petruska
Panizon, Paolo Fagiolo e Angela Giassi. Sarà presente l'autore.
In caso di cattivo tempo la presentazione si
svolgerà in Sala Ajace alla stessa ora.
Innanzitutto un bell'oggetto. Quando si prende in mano questo libro, per
sfogliarlo dallo scaffale di una libreria, piace al tatto l'edizione
dell'Ibiskos di Antonietta Risolo. La copertina che colpisce e le dodici tavole
sono della pittrice e illustratrice Nadia Zorzin, che dopo aver girato il Nord
Italia con i suoi quadri, ora fa la grafica e dipinge a Trieste.
Nei disegni
di Zorzin, iniziati e finiti con un'unica linea precisa e stupefatta, c'è una
sorta di dramma leggero, quasi favolistico, che richiama un moderno
espressionismo. Fondo nero, figure bianche, caratteri rossi con font
modernista.
La citazione della Nona Elegia di Rilke fa capire perché gli
angeli attraversino tutta l'opera: angeli per nulla religiosi, immanenti,
angeli-persone, forse gli unici personaggi di queste poesie che riescono a
tradurre il nostro linguaggio. Quando gli angeli "imbranati" se ne vanno,
"lasciando tracce inconfondibili", il nostro interlocutore smette di capire,
anche se parliamo la sua lingua, e restiamo "da soli", "in questo affollatissimo
deserto".
Gli angeli ritornano, nella postfazione (bellissima come una
poesia) che scrive Marko Sosic, regista e scrittore, già direttore del Teatro
Sloveno di Trieste, il luogo in cui ha incontrato per la prima volta Visentini,
capendo forse solo all'ultimo che quello era un incontro-traduzione.
Rilke
spiegava che la poesia è vera se popola gli anfratti della vita, se non è sfogo
diaristico, se sedimenta ed emerge all'improvviso, come un'illuminazione. Allora
è meglio "non usare le parole/se ti restano nell'aria senza peso/e non diventano
le cose". È meglio lasciare che queste 39 poesie covino tra le pagine per più di
dieci anni, che vengano selezionate tra 200, tagliate, riattaccate, riplasmate,
per essere pubblicate solo due o tre anni dopo essere finite.
Del resto, non
c'è fretta. Visentini ha 35 anni, fa il sindacalista da 15, è di Udine e vive a
Trieste, ha studiato filosofia, presiede l'associazione culturale Palacinka, "a
cavallo del confine". Nel suo piccolo, è già noto per altro. Semmai, non
vorrebbe "più essere/il presidente", ma "scrivere/in rima e giocare/come un
demente".
Come gli fa dire Alessandro Marinuzzi, nella gustosa intervista
incastonata nella prefazione, Visentini scrive i suoi versi sul retro della
Moleskine in cui annota le riunioni politico-sindacali. Quasi un'occupazione
secondaria, ma della quale non può fare a meno, fin da ragazzino, perché è come
un bisogno fisico, una voce che gli sgorga dalla pancia.
Non scrive di
politica. Ci sono, sì, dei testi sulla guerra, ma assomigliano di più a quelli
di Montale, possibile modello, perché parlano di donne che "piangendo un po' in
disparte" ci dicono "che nel frastuono della guerra/sarebbe delicato/stare
zitti". Oppure si rivolgono a una madre, che va "dalla moglie del nemico" e le
porta "un libro di ricette".
Sono forse più politiche le pagine che parlano
della frontiera, "cifra di incompletezza", "nostalgia del grigio
dell'alba/metallo prima dell'erba/e cielo e legno e rotaie". E delle pietre del
Carso, "pietre figlie di libri/come se di un succo di pesca bevuto/rimanessero i
noccioli".
Nel libro c'è molto teatro. Quello di Sosic, ma soprattutto quello
di Alessandro Marinuzzi, regista, allievo di Ronconi, amico e provocatore di
tante situazioni poetiche: al suo Laboratorio X "durante le prove di
Shakespeare", alla sua Machine de Theatre nella tacchinaia di Cortona, Visentini
dedica due poesie lisergiche e travolgenti, manifesto di un teatro carnale, che
celebra "il rito di Dioniso" incendiando "torce e bracieri", "resuscitando dalla
vita il teatro", portandolo "in ogni stamberga".
Lo stesso rito, dolce e
amaro, che l'autore regala alle donne, vero centro della sua scrittura. Donne
che "ridono/delle cose surreali", perché "la risata di una donna/è un po' troppo
per un uomo". Vorrebbe, Visentini, baciarle tutte "non sulle guance/ma vicino
alla bocca"; vorrebbe dare loro la sua "litania", per convincere questi "angeli
al bivio/...a giocarsi la vita" insieme alla sua.
Il trionfo del corpo e
dell'anima di una donna è negli "Haiku dei colori", un incalzare sensuale di
immagini coloratissime, che Nikla Panizon leggerà con grande dolcezza alla
presentazione del libro, introdotto da Cristina Benussi.
L'autore spiegherà
che le donne sono state per lui come la marmellata per un bambino, marmellate di
gusti diversi per riempire palacinke poetiche. Gli attori dell'associazione
Palacinka, appunto, cui il libro è dedicato, si stringeranno intorno a lui,
leggendolo per la gioia del pubblico.
Quasi ognuno e ognuna di loro è protagonista di una poesia,
condivide l'orgoglio profondo di una fratellanza: "Siamo cresciuti
cercando/ostinati traduzioni perdute;/se solo bastasse una casa/alzarsi dormire
parlare,/se solo voi aveste ragione/se solo avessimo torto."
Carlo Balcan
"Traduzioni perdute", edito da Ibiskos Editrice di Antonietta Risolo, Empoli,
marzo 2004, pagg. 96, euro 10, è la prima raccolta di poesie di Luca
Visentini, che da anni scrive poesie e racconti.
35 anni, udinese
di nascita e triestino di adozione, Luca Visentini è il Segretario Generale
della UIL del Friuli Venezia Giulia.
Dopo studi filosofici, passa alla
politica e al sindacato.
Si occupa anche di arti figurative e di
teatro.
E' Presidente dell'associazione culturale Palacinka, a cavallo del
confine.
Nadia Zorzin, 28 anni, triestina, è pittrice,
illustratrice e grafica pubblicitaria.
Diplomata all'Accademia di Belle
arti di Bologna, ha esposto le sue opere a Bologna, Trieste, Udine, Londra e
Madrid.
Un volume su Vincenzo Joppi a oltre un secolo dalla sua morte
Martedì 15 giugno 2004 alle ore 18.00, presso la Sala Ajace di Piazza Libertà
a Udine, Mario Infelise dell'Università Ca' Foscari di Venezia ed Ugo Rozzo
dell'Università degli Studi di Udine presenteranno l'opera Vincenzo Joppi
1824-1900 che raccoglie gli Atti del Convegno di studi tenuto a Udine nel
novembre 2000. Introdurranno il Sindaco, Sergio Cecotti e l'Assessore alla
Cultura Gianna Malisani. Il volume, dedicato alla figura dello studioso udinese
a cui è intitolata la Biblioteca Civica di Udine, mette in luce i numerosi campi
di ricerca del medico e poi bibliotecario Joppi attraverso i contributi di
Liliana Cargnelutti, Laura Desideri, Neil Harris, Giovanni Frau, Giuseppe
Bergamini, Ivonne Pastore, Paolo Goi , oltre a Francesca Tamburlini e Romano
Vecchiet, curatori anche della pubblicazione. Al termine del volume è stata
aggiunta, a completamento degli atti, la bibliografia degli oltre trecento
scritti e contributi eruditi di Vincenzo Joppi, bibliografia curata da
Francesca Tamburlini.
L'opera, edita dalla casa editrice
Forum, fa parte della collana "Libri e biblioteche".
Presentazione del volume "Storia della letteratura polacca", a cura di Luigi Marinelli
Giovedì 27 maggio 2004, alle ore 17.30, sarà presentata in Sala Ajace la
"Storia della letteratura polacca" a cura di Luigi Marinelli, edita da Einaudi.
Dopo gli indirizzi di saluto del direttore della Biblioteca Civica "V.
Joppi", Romano Vecchiet, e del prof. Giorgio Ziffer, a nome dell'Università di
Udine, sono programmati gli interventi di Mauro Martini (Università di Trento),
di Silvano De Fanti (Università di Udine) e dello stesso Luigi Marinelli,
dell'Università "La Sapienza" di Roma.
L'iniziativa si svolge in collaborazione tra Università
degli Studi di Udine, Biblioteca Civica "V. Joppi" e Associazione degli
Industriali di Udine.
Globalizzazione: genesi del processo ed analisi della complessità
Il termine “globalizzazione” è ormai diffuso e rinvia, spesso acriticamente,
ad un insieme di fenomeni ed a problemi difficilmente comprensibili solo con gli
strumenti forniti dai mezzi di comunicazione di massa, anche perché totalmente
inseriti nel processo che pretendono di analizzare. Da più parti si avverte
l’esigenza di una riflessione più sistematica, nello stesso tempo storica e
analitica, su questo grande tema del nostro tempo, che mette in crisi le nostre
categorie storicamente consolidate e le nostre pratiche politiche e civili.
Il Dipartimento di Scienze filosofiche e storico-sociali dell’Università
degli Studi di Udine e la Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine hanno proposto
l’anno scorso un ciclo biennale di incontri-dibattiti mensili, introdotti da una
relazione storico-scientifica, per comprendere la globalizzazione sia
storicamente, la genesi filosofica, scientifica e storico-culturale dell’idea e
del processo, sia sistematicamente, la sua complessità relazionale interna alla
nostra civiltà e il progressivo coinvolgimento di altri sistemi sociali.
Il
primo ciclo è stato dedicato alla genesi del processo, il secondo, organizzato
con la collaborazione della Società Filosofica Italiana Sezione Friuli-Venezia
Giulia, cercherà di approfondire i diversi aspetti di questo grande tema del
nostro tempo.
Studiosi di diversa formazione cercheranno di mettere in
discussione le categorie storicamente consolidate della modernità, per
ripensarle in funzione di una storia sociale che, almeno a partire dai conflitti
contemporanei, appare imprevedibile e persino impensabile.
L’iniziativa
intende aprire un dibattito con la società civile e le strutture culturali del
territorio: esiste un’alternativa allo “scontro delle civiltà”? Per “quale
ordine mondiale”?
Educazione alla globalizzazione e/o globalizzazione
dell’educazione
Prof. Roberto Albarea, Prof. Angelo Gaudio
25 febbraio
2004, ore 18.00
Lingue e culture: rapporti di forza e compatibilità
possibili
Prof. Nicola Gasbarro, Prof. Vincenzo Orioles
9 marzo 2004, ore
18.00
Universale e particolare nel pensiero contemporaneo
Prof.
Gabriele De Anna, Prof. Brunello Lotti
23 marzo 2004, ore
18.00
Vertigini e correzioni: letteratura e critica di fronte alla
globalizzazione
Prof. Sergio Cappello, Prof. Luigi Reitani
28 aprile
2004, ore 18.00
Dopo il Novecento: quale economia?
Prof. Valerio
Castronovo
12 maggio 2004, ore 18.00
Responsabile scientifico: Prof.
Nicola Gasbarro
Dip. di Scienze filosofiche e storico-sociali
(tel.0432-556551;
n.gasbarro@tiscali.it).
Coordinamento: Prof. Nicola Gasbarro
Dott.
Romano Vecchiet (tel.0432-271580).
Segreteria: Dip. di Scienze
filosofiche e storico-sociali (tel.0432-556540).
Quando un magistrato scrive un romanzo sulla giustizia
Venerdì 23 aprile 2004, alle ore 17.00, presso il Caffè Contarena a Udine,
per il ciclo degli “Incontri con l’Autore” organizzati dalla Biblioteca Civica
di Udine in collaborazione con l’Associazione degli Industriali, gli avvocati
Marco Marpillero e Massimo Cescutti presenteranno il romanzo “La signora
smarrita” di Umberto Zuballi, presidente del Tribunale Amministrativo del
Veneto. Introduce Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca Civica di
Udine.
A un alto funzionario dell’Interpol ormai prossimo alla pensione,
viene affidato un intricato caso poliziesco: rintracciare una donna
misteriosamente scomparsa, di cui si sa a malapena il nome, che tutti pensano di
conoscere ma di cui non esiste una descrizione precisa. Pablo, così si chiama il
maturo protagonista del romanzo, con l’aiuto di Hans, suo fido collaboratore,
girerà il mondo per trovarne qualche labile traccia, interrogherà boss e
malviventi, integerrimi magistrati e spigliati avvocati, missionari teologi e
potenti procuratori. Da tutti riceverà descrizioni non sempre convincenti e
precise, che lo porteranno a cercare definizioni ulteriori, ad accumulare
instancabilmente nuove testimonianze, nuovi indizi. Alla fine, proprio nelle
ultime pagine del romanzo, quando Pablo sta per iniziare la relazione conclusiva
del suo incarico, una donna di colore racconterà casualmente la propria vita di
prostituta sfruttata, e fornirà la più adeguata e convincente risposta alle sue
interminabili ricerche. La Giustizia (questo il nome della signora smarrita) che
aveva restituito alla vita normale quella donna, salvandola dalla perdizione, ha
in quel momento il suo volto più preciso e autentico: “Io le devo la vita e
quando qualcuno mi parla male della signora, divento una belva e racconto la mia
storia”.
Autore di questo insolito romanzo è un’alta carica dello Stato,
Umberto Zuballi, nato a Capodistria e ora residente a Trieste, presidente del
Tribunale Amministrativo del Veneto e, a quanto si dice, prossimo presidente di
quello del Friuli Venezia Giulia. Un autore che, calato nei panni del
commissario Interpol, costruisce un avvincente apologo sulla giustizia, dosando
sapientemente conoscenze giuridiche ed esperienze di vita, dati autobiografici e
una grande vis romanzesca. La “signora smarrita” avrà di volta in volta mille
volti diversi, sparsi in un caleidoscopio affascinante ma sfuggente, e ognuno
dei personaggi della storia la vorrà descrivere a suo modo, cercando una
definizione che spesso si adatta alle esperienze diverse di chi ha avuto a che
fare con lei, ma che non soddisferà mai pienamente il commissario. Anche le
statue, in certi casi, soccorrono il protagonista (“era una donna bella e non
più giovane, ma non vi era espressione alcuna in quella faccia di marmo”), ma
non possono completare un quadro che si presenta frantumato e poliedrico, molto
diverso da una definizione che sembrava a portata di mano, semplice e scontata.
Persino un vecchio e autorevole magistrato in pensione, scovato in una ricca
villa in Bretagna, dovrà riconoscere alla fine il proprio fallimento,
confessando un clamoroso errore giudiziario: ancora una volta questa donna non
avrà manifestato il suo vero volto, ingannando uno dei suoi più prestigiosi
servitori.
Sembra proprio di dover concludere che parlare
della giustizia (e aggiungerei praticarla) oggi è molto difficile. Scrivere un
romanzo sulla signora ineffabile che la rappresenta è un tentativo che può dirsi
ben riuscito in questo caso, ma trovarne una definizione certa, da manuale, è
estremamente arduo. La sottile “ambiguità” propria della letteratura e la
conseguente costruzione di un apologo diventa forse il modo più indovinato per
avvicinarsi alla definizione di un concetto così difficile e sfuggente. E se è
un addetto ai lavori a tentare questa strada, vuol dire proprio che la
letteratura ha ancora qualcosa da poterci raccontare.
Una collaborazione tra Biblioteca Civica e l’Associazione Amici della Musica
Una promettente collaborazione accomunerà la Biblioteca Civica di Udine e la più antica società concertistica della città, l’Associazione Amici della Musica. Per l’ottantaduesima stagione musicale, che prevede dieci concerti, tre conferenze e tre incontri con gli esecutori tra novembre 2003 e aprile 2004, gli iscritti alla Biblioteca Civica potranno usufruire di un abbonamento a prezzo ridotto (a 65 Euro anziché a 95), ovvero la possibilità di acquistare un abbonamento a otto concerti al prezzo di 60 Euro. Il cartellone di quest’anno, che si avvale della direzione artistica di Luisa Sello, si presenta con nomi del concertismo internazionale che si intrecciano con proposte a tema e novità di repertorio articolate in vari progetti pluriennali. Dalla proposta “Musica italiana” con Palestrina, Monteverdi, Vivaldi, Rossini, Puccini, Verdi, Rota e Morricone, la stagione toccherà le sonate per pianoforte di Beethoven e l’esecuzione integrale dei trii di Schumann e Brahms, non dimenticando le musiche al pianoforte di Liszt e una riproposta di alcuni tesori artistici del passato. Un programma ricco e tutto da scoprire che la Biblioteca Civica di Udine, che vanta una propria Sezione musicale di indubbio fascino, ha il piacere di presentare a tutto il suo pubblico di lettori. La campagna abbonamenti è fissata dal 27 al 31 ottobre dalle ore 16.00 alle ore 19.00 presso il Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Per maggiori informazioni sul programma e sul costo degli abbonamenti tel. 388-6115037, oppure www.amicimusica.ud.it
Massimiliano Argentieri a Udine giovedì 8 aprile presentato da Gilberto Ganzer
Giovedì 8 aprile 2004 alle ore 18.00 presso il Caffè Contarena, per il ciclo degli Incontri con l'autore organizzati dalla Biblioteca Civica di Udine in collaborazione con l'Associazione degli Industriali di Udine, Gilberto Ganzer, direttore del Museo Civico di Pordenone, presenterà il romanzo "Il quarto lato del triangolo" di Massimiliano Argentieri, edito da Campanotto. All'appuntamento, introdotto da Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca Joppi, interverrà Annamaria Pittana, mentre Tiziano Cantoni improvviserà al flauto e Werner Di Donato leggerà alcune pagine del libro alla presenza dell'autore.
Un romanzo insolito e delicato quello di Massimiliano Argentieri, professore di lettere in pensione con una trentennale carriera alle spalle, toscano di Viareggio ma con molti contatti e legami con Udine e il Friuli. Opera prima, sospesa in uno spazio indefinito, dai contorni geografici mai troppo precisati e con scarsi riferimenti temporali, potrebbe descriversi come una magica e casta storia d'amore tra un professore, Giovanni, giunto alla fine della sua lunga attività in una scuola che lo ha profondamente deluso, una vecchietta, Gilda, con una vita passata in completa solitudine e nel più totale abbandono, di professione raccattacartoni, e un coniglio, Ganimede, allevato amorevolmente da Giovanni e che avrà il compito di favorire i primi contatti di amicizia tra i due protagonisti. Sullo sfondo, a costituire il quarto lato di questo immaginario triangolo, gli studenti della scuola con cui Giovanni ha convissuto per generazioni, educatore e professore, padre e pedagogo, ma che l'istituzione scolastica ha sempre ignorato, preferendo occuparsi aridamente di programmi, di valutazioni e di scadenze, una scuola fatta solo per i presidi - dirà Giovanni alias Argentieri - per i provveditori e gli ispettori, poco per gli insegnanti, nulla per i ragazzi.
Durissime le parole che Argentieri scaglia contro questa scuola, rea di dimenticare la sua materia prima, i ragazzi, parificati a "merce senza valore", destinati ad essere caricati su vagoni "per i campi di concentramento della provvisorietà", a formare classi di trenta alunni, "carnai senz'anima e logica", mentre i provveditori riempiono inutili tabulati e gli ispettori scrivono relazioni in un fiume di vuote parole che i destinatari non possono che cestinare, riconoscendo in quelle pagine una siderale distanza dai problemi reali che attanagliano la scuola. Giudizi severi che si alternano, contrastandole, a pagine di una partecipazione dolente e spesso caricata di un intenso lirismo nel tratteggiare la miserabile vita di Gilda, la vecchia barbona senza speranza di riscatto, eremita e lontana da qualsiasi rapporto dialettico con il mondo, che Giovanni, con un atto d'amore che forse non aveva potuto esercitare in pieno nella scuola con i suoi studenti e nella sua famiglia ormai frantumata, ha miracolosamente recuperato alla vita normale, alla comunicazione con gli altri, in una pienezza di rapporto la cui lenta maturazione fra i due protagonisti è la vera singolarità di questo inusuale e delicatissimo romanzo. Che ci comunica un messaggio chiaro e limpidamente sereno, senza ambiguità e ironiche allusioni: l'importanza di rispettare e ascoltare il diverso che ognuno può trovare a pochi passi da sé e che forse, prima d'ora, aveva soltanto osservato nelle sue colorite e un po' buffe parvenze.
Le poesie di Marina Giovannelli al Caffè Contarena presentate da Maria Tore e Isabella Deganis
Martedì 16 marzo alle ore 18.00, presso il Caffè Contarena di piazza Libertà a Udine, verrà presentata l'opera di
Marina Giovannelli Una condizione ablativa, pubblicata nella collana "I moderni"
dalle edizioni Joker di Novi Ligure. La presentazione della raccolta di poesie,
che ha ottenuto una menzione speciale della giuria al Premio "Trieste. Scritture
di frontiera 2003", a cura dalla Biblioteca Civica "V. Joppi" per gli Incontri
con l'autrice, in collaborazione con il DARS (Donne Arte Ricerca
Sperimentazione), è inserita nella manifestazione Calendidonna promossa dal
Comune di Udine per il corrente mese di marzo. Maria Tore ed Isabella Deganis
parleranno dell'autrice e del suo ultimo libro, mentre Tina Carletti e Francesca
Calabrese improvviseranno brani al pianoforte.
Marina Giovannelli, udinese,
insegnante per molti anni di materie letterarie nelle scuole medie inferiori e
superiori, ha iniziato a pubblicare negli anni Novanta racconti, (Sotto le ali
del leone, Le fanciulle del mito), romanzi (Il segno della vipera, La Comugna,
Tre lune, Morte di carta) e saggi (Una questione di specchi, Le virtù estreme).
Nel 1998 è uscito il suo primo libro di poesie, (An)estesie, seguito dalla
raccolta curata a quattro mani con Aldina De Stefano, Del silenzio, da Voci del
campo di Drepano e dalla raccolta che viene ora presentata, con la
prefazione di Sandro Montalto, Una condizione ablativa.
E' uscito l'ultimo saggio di Federico Vicario sul friulano medievale
Per i tipi delle Arti Grafiche Friulane è uscito in questi giorni il terzo volume de I rotoli della Fraternita dei Calzolai di Udine, edito dalla Biblioteca Civica "V. Joppi" di Udine. Il lavoro è stato realizzato da Federico Vicario, ricercatore di linguistica romanza presso l'Università di Udine, e costituisce il quinto volume del pluriennale progetto di studio e di edizione delle antiche carte in friulano, di uso pratico, conservate presso i fondi della nostra Biblioteca. Il progetto, promosso da Romano Vecchiet, Direttore della Civica, e sostenuto dall'Amministrazione comunale, ha preso avvio nel 1999 proprio con l'obiettivo di valorizzare i preziosi fondi manoscritti antichi della Joppi e di portare, contestualmente, un contributo alla conoscenza dei caratteri della lingua friulana delle origini, tra XIV e XV secolo. La Biblioteca Civica di Udine conferma, anche in questa occasione, la sua duplice vocazione, quella di fornire un qualificato e apprezzato servizio ai suoi utenti e quella di farsi essa stessa promotrice di iniziative di alto valore culturale. Ancora la pubblicazione di un volume, quindi, che si aggiunge agli altri titoli usciti a cadenza annuale, dal 1999, sempre a cura di Federico Vicario, che sono Il quaderno dell'Ospedale di Santa Maria Maddalena (1999), della seconda metà del Trecento, Il quaderno della Fraternita di Santa Maria di Tricesimo (2000) e i primi due volumi de I rotoli della Fraternita dei Calzolai di Udine (I vol. 2001, II vol. 2002), del primo Quattrocento.
Le scritture di carattere contabile e amministrativo, come quelle qui pubblicate, risultano di fondamentale importanza per lo studio del lessico e delle strutture fonologiche e morfologiche del friulano antico, consentendoci di ricostruire con maggiore precisione la storia linguistica della nostra Regione. La lettura delle carte permette infatti di riconoscere una cospicua serie di tipi lessicali, ma anche onomastici, di notevole interesse e conferma l'utilità dei lavori di sistematico esame delle antiche scritture in volgare di uso pratico, esame da estendere possibilmente anche ad altri fondi archivistici e documentari del Friuli. Tra le forme più interessanti, vi sono elementi come andoy 'entrambi, ambedue', brotulis (plu.) 'garzuoli', cent 'cinto, cintura', choralg (plu.) 'coralli', çoia 'collana', comandador 'comandante, pubblico ufficiale', moletis (plu.) 'molle, attrezzo da cucina', muldura 'molenda, parte di farina che spetta al mugnaio', nos moschat 'noce moscata', pediga 'gombina, striscia di cuoio', pugebera 'puledra'.
Molto interessante risulta anche il repertorio onomastico, ricco di centinaia
di forme antroponimiche, tra personali e soprannomi, e numerosi toponimi. Tra
questi ultimi si segnalano, ad esempio, Avençon 'Venzone',
Casteglons 'Castions' (di Strada o delle Mura), Çunpicha
'Zompicchia' (Codroipo), Guriça 'Gorizia', Iamniç 'Ialmicco'
(Palmanova), Napuli 'Napoli', Pertistang 'Partistagno'
(Attimis), Pleç 'Plezzo, Bovec' (Slovenia), Prat di Tarcint
'Prato di Tarcento, Pradielis' (Tarcento), Puart di Grevar
'Portogruaro', Sofunberç 'Soffumbergo' (Faedis).
L'autore della
pubblicazione, Federico Vicario, ha al suo attivo già una cospicua serie di
edizioni di testi friulani tardomedievali. Tra questi segnaliamo i volumi Il quaderno di Odorlico da
Cividale. Contributo alla studio del friulano antico, Udine, Forum (1998), Carte friulane del Quattrocento dall'archivio di San
Cristoforo di Udine, Udine, Società Filologica
Friulana (2001) e Il registro della Confraternita dei pellicciai di
Udine, Udine, Forum (2003), mentre sulla rivista "Studi di Lessicografia
Italiana" (2001) dell'Accademia della Crusca ha pubblicato l'articolo
Interferenze lessicali in un testo friulano medievale
(1350-1351).
Presentazione volume Le Stampe ad Lites della Biblioteca Civica V. Joppi.
Venerdì 12 marzo alle ore 18.00 presso la Sala Ajace di Piazza Libertà a
Udine sarà presentato il volume di Raffaele Gianesini Le Stampe ad lites della
Biblioteca Civica Vincenzo Joppi di Udine, con prefazione di P. Sergio Pagano,
B., Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, ed edito da Olschki di Firenze nel
2003.
Saranno presenti l'arch. Gianna
Malisani, Assessore alla Cultura del Comune di Udine, il Soprintendente ai Beni
Archivistici del Friuli-Venezia Giulia, dott. Pierpaolo Dorsi, il prof. Bruno
Tellia dell'Università degli Studi di Udine e il Presidente del Tribunale di
Gorizia dott. Arrigo De Pauli.
Lo studio prolusivo, che accompagna la catalogazione di oltre mille unità
archivistiche appartenenti al Fondo stampe ad lites della Biblioteca Civica
Vincenzo Joppi, ha permesso di individuare la funzione processuale e le modalità
introduttive di tali documenti nel processo di diritto civile veneto.
Il
materiale esaminato, riassumibile come documentazione di parte con valore
probatorio, risale per lo più ai secoli XVII e XVIII, ma comprende anche alcuni
atti del primo Ottocento, prodotti nelle cause dopo l'entrata in vigore dei
codici napoleonici civile e di procedura civile nel Regno d'Italia.
La studio del fondo palesa una
vasta attività processuale che vede attivarsi soggetti privati,
istituzioni, casati. Ne nascono una serie di considerazioni sul diritto
processuale civile veneto, in particolare sulla reciproca influenza -
concorrenza con lo ius commune e con gli statuti locali.
La mostra di Claudio Magris esportata a Klagenfurt
Giovedì 9 ottobre 2003, alle ore 18.30, presso il Musil-Haus di Klagenfurt, dopo l’esposizione di questa estate presso la Biblioteca Civica di Udine, verrà riproposta la mostra “40 anni di Mito absburgico”, organizzata dalla stessa Biblioteca di Udine e dal Musil-Institut dell’Università di Klagenfurt e curata da Luigi Reitani del Dipartimento di Lingue e Letterature Germaniche e Romanze dell’Università di Udine. Saranno presenti all’evento anche il prof. Claudio Magris e il prof. Hubert Lengauer, docente di letteratura tedesca all’Università di Klagenfurt. Nato come tesi di laurea e pubblicato nel 1963 dalla casa editrice Einaudi, “Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna” di Claudio Magris è stato uno di quei pochi saggi capace di segnare con le sue tesi il dibattito culturale dell’epoca e di aprire un nuovo orizzonte di studi. La mostra, che vuol essere anche un omaggio al grande germanista triestino, si propone di documentare la straordinaria ricezione di questo libro, mostrandone le diverse edizioni italiane e le traduzioni straniere, insieme a preziosi documenti originali. Si possono così vedere esposte una copia della tesi di laurea, la traduzione giapponese e quella messicana dell'opera, una lettera inedita di Biagio Marin all'autore, foto e recensioni d'epoca. Per l’occasione è stato anche realizzato - con il sostegno della AMB di S. Daniele - un catalogo bilingue fuori commercio di 800 esemplari numerati che ospita tra l'altro contributi sul libro di Vincenzo Mengaldo e Wendelin Schmidt-Dengler, una bibliografia della ricezione dell'opera e un’intervista a Claudio Magris di Luigi Reitani. La mostra rimarrà aperta fino a Natale. Per maggiori informazioni: Robert Musil Literatur-Museum der Landeshauptstadt Klagenfurt, Bahnhofstraße 50, A-9020 Klagenfurt, Tel: +43/463/501429, Fax: +43/463/501429-1, e-mail:klagenfurt@musilmuseum.at
Gian Mario Villalta a Udine venerdì 5 marzo presentato da Angela Fabris
Venerdì 5 marzo 2004 in Sala Ajace, alle ore 18.00, per il ciclo degli Incontri con l'autore organizzati dalla Biblioteca Civica di Udine in collaborazione con l'Associazione degli Industriali di Udine, Angela Fabris dell'Università di Klagenfurt presenterà il romanzo "Tuo figlio" dello scrittore Gian Mario Villalta, edito da Mondadori. Introdurrà Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca Joppi. Sarà presente l'autore.
Gian Mario Villalta, uno dei più promettenti e amati poeti di questa Regione,
critico letterario e ideatore della fortunata e intelligente festa del libro
"Pordenonelegge" (realizzata l'anno scorso proprio negli stessi giorni in cui a
Udine impazzava il più caciaroso Fiuli Doc), è ora anche romanziere. Ha saltato
il fosso, è entrato - e tutto sembra farci pensare che non lo abbandonerà troppo
presto - nel giardino forse meno esclusivo della narrativa d'autore, regalandoci
un romanzo di fortissimo impegno etico e umano, di struttura articolatissima,
costruito con un senso perfetto delle proporzioni fra i vari personaggi e le
componenti diverse del racconto, tanto da permettersi di sconvolgere
deliberatamente la trama, anticipando situazioni che avrebbero dovuto essere
collocate successivamente, o regredendo nel tempo a illuminare certi caratteri
dapprima soltanto abbozzati.
Ma di che romanzo si tratta? "Tuo figlio"
è la storia di un uomo, ora quarantenne, figlio di una terrorista che negli anni
di piombo lascia tutto, figlio compreso, per votarsi totalmente alla causa
disperata per cui milita. Il libro racconta, lungo un percorso suddiviso in tre
parti a loro volta scandite da tredici distinti episodi, del riavvicinamento
difficile del protagonista, Riccardo, alla figura tormentata e sinistramente
eroica della madre, nel frattempo morta dopo vari anni di carcere, sorretta dal
vigile ricordo di tanti che l'avevano conosciuta, ma volutamente ignorata
proprio da suo figlio Riccardo, che non perdona alla madre questa sua fuga
ideologica per costruire, con una violenza barbara e feroce che è prima di tutto
violenza degli affetti primari, l'utopia di un mondo migliore.
Nella storia,
che si svolge in una città mai nominata ma che potremmo facilmente ricondurre a
Pordenone, interviene fin da subito Sebastiano, un adolescente figlio di
genitori tragicamente scomparsi in un incidente d'auto, che per circostanze
strane verrà affidato proprio alle cure di Riccardo. La "strana coppia", così
lontana dai canoni borghesi che siamo abituati a riconoscere nella vita di ogni
giorno, si regge su un equilibrio molto instabile ma al tempo stesso ricchissimo
di contributi inattesi, suggestioni e aiuti reciproci. Sebastiano farà evolvere
i rapporti bloccati degli altri e nei confronti di Riccardo riuscirà a fargli
riprendere contatto affettivo con il mondo, ma soprattutto lo aiuterà a
ritrovare, in modi imprevisti e casuali, tipici di un romanzo sapientemente
costruito che sa nascondere ogni facile meccanismo di causa-effetto, proprio la
figura di sua madre.
Sullo sfondo si riconoscono con cruda vivezza i paesaggi
di questo Nord-Est laborioso e lercio, le consuetudini comicamente più borghesi
della scampagnata in collina con l'auto, poi svilita in mezzo a un traffico
lento e congestionato, che risucchia tutti nelle oasi infelici e globalizzanti
dei centri commerciali, o le ricerche spasmodiche di un parcheggio a Lignano, ma
anche la retorica perversa della lotta armata e l'ombra lunga della resistenza,
in un dialogo continuo, anche se difficile e spesso impossibile, tra generazioni
diverse, tra adolescenti pasticcati e anziane dementi, tra nostalgici ideologi e
quarantenni scettici, del tutto immuni ormai da salvifiche visioni del
mondo.
Un romanzo nervosamente bello, costruito con estrema cura in tutti i
suoi più nascosti dettagli, dove i personaggi dialogano rapidamente e si
scoprono poco a poco, fino a capire che il passato va riletto, i sentimenti
ritrovati e chiariti fino in fondo, i rapporti ricuciti e rivissuti con un amore
che forse si era voluto apposta, per troppo tempo, tenere coperto, o rimuovere
con eccessiva ma perdente determinazione.
La storia di Onde Furlane in un libro di Max Mauro.
Mercoledì 3 marzo 2004, alle ore 18.00, in Sala Ajace, per il ciclo degli Incontri con l’Autore organizzati dalla Biblioteca Civica, il prof. Marco Stolfo dell’Università di Torino presenterà il libro Un Friûl difarent. I 90 Mhz di Onde Furlane, scritto dal giornalista Max Mauro e pubblicato dal Circolo culturale Menocchio. Interverranno l’ing. Giorgio Cavallo (Assessore comunale) e Mauro Missana, direttore dell’emittente. Sarà presente l’autore. Il libro è un viaggio attraverso i cinque lustri di vita della prima emittente comunitaria della nostra regione. Portando avanti battaglie civili (per il riconoscimento delle minoranze linguistiche, per la difesa dell’ambiente, per il rinnovamento culturale) e mettendo gli spazi radiofonici a disposizione di associazioni e comitati popolari, la “radio libare dai furlans” ha offerto una rappresentazione trasversale, per molti versi unica, della società friulana. Rileggere la sua storia è un modo e un’occasione per riflettere sui cambiamenti avvenuti in Friuli in questi anni. Seguendo lo stile dell’inchiesta giornalistica il libro attraversa i momenti più significativi della vita di Onde Furlane, dando voce ai fondatori e ai collaboratori senza tacere difficoltà e limiti dell’impresa. L’uso della lingua friulana - per la prima volta in un saggio giornalistico - è l’occasione per misurare le potenzialità di questo mezzo espressivo su di un terreno diverso dalla poesia e dalla narrativa.
Boris Pahor a Udine venerdì 20 febbraio
Venerdì 20 febbraio 2004 in Sala Ajace, alle ore 18.00, per il ciclo degli Incontri con l'autore organizzati dalla Biblioteca Civica di Udine in collaborazione con l'Associazione degli Industriali, i professori Luigi Reitani e Marija Pirjevec presenteranno l'opera dello scrittore Boris Pahor. L'iniziativa sarà preceduta alle 17.30, con gli interventi di Romano Vecchiet e Giorgio Ziffer, dall'inaugurazione di una mostra bibliografica nell'atrio della Biblioteca "Joppi" in piazza Marconi 8, dove si potranno ammirare una cinquantina di diverse edizioni, tra cui varie traduzioni in francese, tedesco, inglese e italiano, delle opere del grande scrittore sloveno.
Nell'anno dell'ingresso sloveno in Europa e dell'abbattimento degli ancora troppi muri che dividono l'Italia dalla Slovenia, la presentazione a Udine di uno dei più grandi scrittori sloveni viventi assume un carattere di grande significato. Ma più che di una presentazione, forse sarebbe il caso di parlare di una vera e propria "scoperta", almeno per il pubblico italiano. Già, perché se Boris Pahor da vari anni viene tradotto nelle principali lingue europee e nel suo Paese viene giustamente considerato tra i massimi scrittori sloveni viventi, in Italia la sua opera appare quasi del tutto sconosciuta, se si eccettuano tre splendidi libri tradotti da due coraggiosi editori (il Consorzio culturale del Monfalconese e Nicolodi di Rovereto) che iniziano ora ad essere per la prima volta letti e apprezzati.
Appartenente alla minoranza slovena di Trieste (è nato nel 1913 nel capoluogo giuliano dove tuttora vive), laureatosi a Padova e poi professore di letteratura italiana e slovena nei licei triestini, Boris Pahor ha conosciuto l'orrore dei campi di sterminio nazisti, dove venne tragicamente deportato e dove maturò il nucleo più forte e presente della sua poetica antifascista. Un testimone scomodo, e forse per questo tenuto per così tanti anni sotto silenzio, rappresentante di una comunità che il fascismo di confine aveva insegnato a odiare e disprezzare, i cui nomi aveva storpiato e cancellato senza ritegno, la cui lingua aveva vietato, e le cui biblioteche aveva incendiato per cancellarne del tutto la memoria.
Eppure questo scrittore - e lo vediamo leggendo il delicato romanzo breve "La villa sul lago", l'ultimo tradotto in italiano - ha un rapporto d'affetto con l'Italia e con la sua cultura, i suoi paesaggi e la sua gente che sembra incredibile e paradossale tanto è continuo e pacatamente insistito nella sua opera. Se riaffiora sempre dalla sua scrittura l'apocalittica crudeltà della guerra, le persecuzioni efferate, la barbarie dei nazionalismi e la violenza della presunta superiorità etnica, dietro ai fantasmi del Duce che i piccoli e ingenui personaggi che popolano quel lago ancora rappresentano e venerano con colpevole innocenza, vi è sempre la speranza che un atto d'amore e l'esercitazione della ragione possa superare i pregiudizi più distorcenti e alla fine faccia trionfare la verità, con una semplicità di dialogo e una capacità dialettica che solo un grande narratore può utilizzare con così rara e convinta eleganza.
Uno scrittore di raffinata cultura, straordinario entomologo dei sentimenti umani, costruttore di racconti sospesi in ambienti da fiaba (i paesaggi del lago di Garda sono un inno alla bellezza incantata di quei luoghi), ma dotato anche di un impegno civile fortissimo, lontano da ogni parametro di assuefatta normalità. La sua testimonianza, che lo apparenta ad un autore come Primo Levi sebbene lo distingua da questo un ottimismo più chiaro, è un bene tanto prezioso e raro che va custodito con la massima cura. Ma anche, ogni tanto, celebrato e divulgato.
"Il colpo di Zurigo" di Tullio Poian martedì prossimo al Contarena
Martedì 20 gennaio 2004, alle ore 18.00, al Caffè Contarena di Piazza Libertà a Udine, Umberto Sereni dell'Università di Udine e Romano Vecchiet direttore della Biblioteca Civica, presenteranno il romanzo di Tullio Poian "Il colpo di Zurigo" (Nordpress edizioni 2003). L'iniziativa rientra nel ciclo degli "Incontri con l'Autore" organizzati dalla Biblioteca Civica in collaborazione con l'Associazione degli Industriali della Provincia di Udine.
Forse non tutti ricordano che durante il primo conflitto mondiale la Regia
Marina italiana subì due attentati terroristici di catastrofiche dimensioni: nel
primo, a pochi mesi dall'entrata in guerra dell'Italia, esplose nel porto di
Brindisi il 27 settembre 1915 la corazzata Benedetto Brin provocando 454
vittime. A questo attentato seguì, quasi due anni dopo, il 2 agosto 1917,
un'altra tragica esplosione, questa volta nel porto di Taranto, in cui morirono
270 uomini per l'attentato a una fra le più moderne corazzate italiane
dell'epoca, la Leonardo da Vinci. Pochissimi invece sapevano - prima dell'uscita
di questo romanzo a sfondo storico del quarantaduenne monfalconese Tullio Poian
- che chi materialmente aveva scoperto la matrice di questi due attentati e di
altri atti terroristici collaterali che si venivano organizzando con tragica e
incalzante rapidità, sventandoli poi e neutralizzandoli radicalmente, era un
irredentista triestino, che qui nel libro viene ricordato con il solo nome di
battesimo, Ugo, ma che ora sappiamo, per rivelazione dello stesso autore, essere
l'ing. Ugo Cappelletti, che visse i suoi ultimi anni a Ronchi dei Legionari come
titolare di un'importante azienda agricola.
È proprio il caso di dire che,
quello che la storia non dice, viene sempre recuperato prima o poi dalla
letteratura, e lo svantaggio iniziale non sempre rimane tale. Anzi. Il romanzo,
che prende le mosse in una Trieste d'inizio secolo in cui le tensioni
irredentiste si manifestavano a tutti i livelli, cresce via via con la crescita
della maturità e della coscienza del protagonista. Superato avventurosamente il
confine a Cormons, il giovane Ugo giunge a Udine, vera e dinamicissima
"capitale" della guerra e qui, anziché finire volontario a combattere in prima
linea, come avrebbe desiderato, diventa collaboratore dell'Ufficio Informazioni
dell'esercito italiano e inviato in missione speciale a Zurigo, proprio a
sventare una delle più atroci organizzazioni terroristiche austriache che nella
distruzione della marina militare italiana aveva il suo principale obiettivo
strategico.
A Zurigo la tensione cresce in un incalzante susseguirsi di
eventi, defatiganti appostamenti e improvvisi colpi di scena che troveranno il
loro culmine nella notte del martedì grasso del 1918. Ma Ugo (e con lui i suoi
compagni) è, in fondo, un animo nobile e tutto si svolgerà quasi incredibilmente
senza il minimo spargimento di sangue e senza grandi clamori, attraverso la
semplice acquisizione di due minuscole rubriche, ma fittissime di annotazioni,
indirizzi e numeri di conti correnti: proprio ciò che doveva decretare il
successo di una pericolosissima e quasi impossibile missione.
"Il colpo di
Zurigo" è un libro che ha il non piccolo merito di rivelare la personalità di un
nostro corregionale ingiustamente dimenticato e che, caso davvero raro nei
nostri studi che in genere vedono la letteratura divulgare in modi divertiti il
già noto e serioso saggio di storia, potrebbe promuovere ricerche di carattere
storico proprio partendo da questa base letteraria, oggetto di un insolito,
sincero e accattivante romanzo.
Nicola Cossar presenta l'ultimo romanzo di Lino Leggio giovedì 15 gennaio in Sala Ajace.
Giovedì 15 gennaio 2004, per il ciclo degli "Incontri con l'Autore" organizzati dalla Biblioteca Civica di Udine, il giornalista Nicola Cossar presenterà alle ore 18.00 in Sala Ajace il romanzo dello scrittore udinese Lino Leggio "La maschera di enrosadira" (Belluno, Nuovi Sentieri, 2003). Introdurrà Romano Vecchiet, direttore della Biblioteca Civica. Sarà presente l'autore. L'iniziativa si svolge con la collaborazione dell'Associazione degli Industriali della Provincia di Udine.
Il quarto romanzo di Lino Leggio, udinese sessantenne di vaste esperienze
sportive, si presenta come un racconto ricco di colpi di scena, qua e là condito
da intermezzi mozzafiato e decisamente cruenti, ma anche provvisto di un "lieto
fine", in cui tutto si ricompone come nella migliore tradizione narrativa di
tutti i tempi e il lettore, che aveva seguito ininterrottamente lungo tutto il
racconto lo svolgersi turbinoso dei fatti, può finalmente tirare un sospiro di
sollievo: gli incubi sono finiti, le disgrazie in montagna e nei tropici che
avevano coinvolto i protagonisti della sua storia pure, la vita sembra
riprendere il suo corso normale.
La protagonista, Vera, una ricca
trentacinquenne londinese che un drammatico incidente nei Caraibi aveva visto
amputare la mano per l'attacco feroce di uno squalo, al limite della
disperazione suicida, da poco vedova di un marito alpinista e ottimo manager di
se stesso, si rifugia in Carnia, presso Timau, alla riscoperta delle proprie
radici, ma anche per vincere la depressione che la sta progressivamente
debilitando. Quasi nascosta in una malga, incontra un giovane con cui inizierà
un rapporto fatto di dolci affetti e amare incomprensioni, finché una presenza
estranea, l'Uomo Nero, non interverrà a movimentare (e alla fine a risolvere) un
soggiorno che tranquillo non poteva di certo essere definito fin
dall'inizio.
Quando l'azione si sposta dal Mar dei Caraibi o dalle cime
dell'Everest e si insedia nella Carnia di Timau, la tensione narrativa non cala
affatto e, anzi, si arricchisce di sensazioni e di misteri e che dalla storia
della prima guerra mondiale trova ulteriore alimento: riemergono le portatrici
carniche, gli alpini massacrati sulla linea di confine dopo avere
improvvidamente fraternizzato con il nemico, i "recuperanti" che rivendono il
metallo pregiato contenuto nei proiettili inesplosi bonificando così il terreno
degli scontri, e poi i tanti uomini di montagna, che Lino Leggio ben conosce e
che rendono così unica quella montagna aspra e temuta.
Un romanzo in cui si ricorderanno per
lungo tempo i momenti più forti del libro e in cui Leggio sembra eccellere
(esemplare, ad esempio, la scena finale dello scatenarsi di un temporale su una
cordata di alpinisti in arrampicata), ma che è soprattutto rafforzato
dall'autore per quel gusto insopprimibile nel raccontare una storia: fatta di
cose dette ma soprattutto non dette, di svelamenti progressivi e di
riconoscimenti finali, in un continuo sforzo impari contro una natura
apparentemente splendida, ma che non tarda a dimostrarsi alla fine matrigna e
tiranna con chi avrebbe voluto dominarla.
Angela Fabris presenta "Mare di Bering" di Tullio Avoledo
Venerdì 9 gennaio 2004 alle ore 18.00 , presso il Caffè Contarena a Udine, Angela Fabris dell'Università di Klagenfurt presenterà l'ultimo romanzo di Tullio Avoledo "Mare di Bering", edito da Sironi. La presentazione rientra nel ciclo degli "Incontri con l'autore" organizzati dalla Biblioteca Civica che in questo caso si avvale anche della collaborazione dell'Associazione degli Industriali della provincia di Udine.
L'anno appena trascorso sarà certamente ricordato per un "caso" letterario
che ha tutte le caratteristiche per non dichiararsi effimero. Riguarda un autore
pordenonese, Tullio Avoledo, di professione bancario, che in poco meno di un
anno pubblica con grande successo la sua opera prima ("L'elenco telefonico di
Atlantide") e, nell'attesa di uscire con "Mare di Bering", distribuito nel
novembre scorso, stampa presso Einaudi, per l'attenzione che anche parte della
critica dimostra su quanto scrive, la seconda edizione tascabile del suo primo
romanzo.
L'autore è di quelli che
si bevono tutti d'un fiato, e con grande divertimento, nonostante la mole dei
suoi romanzi non sia proprio esigua, un po' come capita leggendo Mauro Covacich,
altro scrittore di grande talento e anch'egli ormai di fatto pordenonese. Ma a
differenza di Covacich, autore fedele a una struttura più compatta, realistica e
tradizionale del romanzo, la prosa intelligente e rapida di Avoledo si intreccia
di fatti e situazioni spesso paradossali e al limite del grottesco,
sviluppandosi in direzioni sempre nuove e parallele che toccano i più
frequentati miti d'oggi ma anche quelli di un futuro molto prossimo, in cui
l'autore, con la passione di un vorace lettore di fantascienza, si diverte a
condurci e sottilmente a straniarci. C'è per esempio un'Italia dominata
sinistramente (ma neanche tanto) da un Líder maximo, in cui serpeggia a tutti i
livelli un malcelato razzismo, cui fa da controcanto una violenza terroristica
praticata senza fanatismi ma anche senza confini, quasi come vizio quotidiano.
Protagonista di queste storie è un giovane venticinquenne di nome Mika, uno
che da un lato se ne sta volutamente ai margini, ma che poi se la spassa neanche
troppo male costruendo su commissione tesi di laurea per studenti lavoratori di
scarse attitudini intellettuali o, come in un caso, per l'amante di un influente
businessman, a caccia per la propria bella nientemeno che di una laurea "honoris
causa". Luoghi dell'azione sono una Pordenone un po' stravolta e decisamente
terziaria, una Trieste assediata dal traffico e spazzata dalla bora, e la
borgata immaginaria di Vals, che l'autore in appendice svela essere Borgo Polaz
del comune pedemontano di Frisanco, una sorta di "buen retiro", ma che forse
dovremmo definire in termini meno suggestivamente romantici, proprio perché di
romantico a Vals non c'è davvero nulla.
Un romanzo che mette in circolo personaggi molto diversi e
ben poco "politically correct", uomini per lo più, ma anche giovani e bellissime
donne che si odiano e si amano riferendosi spesso alla realtà del cinema e dei
fumetti, e che nella loro attualità postmoderna, nell'astratta virtualità delle
situazioni in cui Avoledo li costringe a muoversi, raccontano un Nord Est che ha
ormai dimenticato il miracolo economico da cui è nato, e vive disordinatamente e
senza meta il proprio ricco ma precario presente. Creando situazioni di continuo
e scanzonato conflitto, cercando sempre qualcosa, ma non si sa mai bene e
precisamente cosa.
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