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Nico Pepe nacque a Udine nel 1907. Terminati gli studi, dopo cinque anni
trascorsi come impiegato in una banca, nel 1930 si fece attore, scritturandosi
come ultimo generico nella compagnia Lupi-Borboni-Pescatori. Nel 1932 divenne "primo brillante" nella Compagnia di
Ruggero Ruggeri, a fianco del quale restò tre anni passando poi- ancora
scritturato per parti comiche o caratterizzate- nella Compagnia di Antonio
Gandusio e quindi in quelle di Paola Borboni, di Peppino De Filippo e nella
Tofano-Rissone-De Sica, con la quale restò per molti anni.
Nel 1947 aderì al movimento ed alla politica del Piccolo Teatro di Milano,
sposandone la causa ed entrando in più riprese a far parte degli organici di
questa istituzione, partecipando a molteplici tournes internazionali. Nel
1955 fondò e poi diresse per tre anni il Teatro stabile di Torino. In precedenza
era stato direttore del teatro Ateneo di Roma. Fu anche fondatore e direttore
dello stabile di Palermo. Nel 1959 assunse in "Arlecchino servitore di due
padroni" di Goldoni (regia di Giorgio Strehler), il ruolo di Pantalone, del
quale fu titolare, salvo brevi interruzioni, fino al 1978.
Dal 1968 al 1974 ha portato in Tournè in 65 paesi, (visitando 163 città) una
sua forma di teatro in miniatura, le "conversazioni recital", iniziativa a
carattere prettamente culturale. Fra ruoli importanti e parti di fianco, prese parte alla
lavorazione di 130 film (tra cui Riso amaro ), ad un cospicuo numero di
trasmisisoni televisive, ed è stato autore di testi per programmi radiofonici.
Appassionato di ricerche teatrali, collaborò con articoli di teatro a vari
quotidiani e riviste. Oltre a ciò tenne lezioni di teatro presso le Università
di Birmingham, di Ankara, di Pamplona e alla Sorbona di Parigi, corsi di teatro
e particolarmente sulla storia della Commedia dell'Arte nelle scuole nazionali
di arte drammatica di Madrid, di Barcellona, di Helsinki, Oslo, Zagabria, Il
Cairo. Di rilievo il lungo corso tenuto al Conservatoire d'Art Dramatique di
Parigi. Per il teatro stabile di Fiume ha tradotto e ha ridotto a commedia
musicale con brani di Offenbach, "Le sorprese del divorzio" di Bisson. E' autore
di una commedia in due tempi sulla storia della commedia dell'Arte,
rappresentata dal Piccolo Teatro di Milano, con la regia dell'autore e
rappresentata poi, per tre anni, da una compagnia appositamente creata per
incontri con le scuole. ritornato a Udine nel 1978, diventa consulente culturale
del Comune e fonda la Civica Scuola di Recitazione per il Teatro in Friulano da
cui nasce la "Compagnia filodrammatica della Loggia" che tuttora opera nel
territorio.
La Civica Accademia d'Arte Drammatica Nico Pepe, a lui dedicata, viene
fondata nel 1988 da Federico Esposito.
RISO AMARO Drammatico (Italia, 1949) b/n
durata: 1h 43' 30"
Regia Giuseppe De
Santis Soggetto Giuseppe De Santis,Carlo Lizzani, Gianni
Puccini Sceneggiatura Giuseppe De Santis,Carlo Lizzani,
Carlo Musso, Ivo Perilli, Gianni Puccini, Corrado
Alvaro Prodotto Dino De
Laurentiis Musica Goffredo Petrassi, Armando
Trovajoli Fotografia Otello
Martelli Costumi Anna Gobbi Ass. alla
regia Piero Nelli Collaboratori alla
regia Basilio Franchina, Gianni
Puccini Montaggio Gabriele Varriale
Personaggi e interpreti (Walter Granata)
Vittorio Gassman (Silvana Melega) Silvana Mangano (Amelia) Lia
Corelli (Francesca) Doris Dowling (Gabriella) MariaGrazia
Francia (Irene) Anna Maestri (Beppe) Nico Pepe (Marco Galli) Raf
Vallone (Aristide) Checco Rissone (Celeste) Adriana Sivieri (Anna)
Dedi Ristori (Gianna) Mariemma Bardi (Argentina) Maria Capuzzo
(Giuliana) Isabella Zennaro (Mascheroni) Carlo Mazzarella (Paolo)
Ermanno Randi (Nanni) Antonio Nediani (Capomonda) Mariano Englen
LA TRAMA
I treni che portano le mondine stanno per partire alla volta della pianura
del riso: una grande agitazione regna nella stazione. Confusi tra la folla delle
donne, alcuni agenti in borghese sono sulle tracce di un delinquente che ha
rubato una collana del valore di cinque milioni e adesso cerca si svignarsela.
Walter Granata, il ladro, ha dato appuntamento alla sua donna alla stazione,
dovrebbero partire insieme. Ma la polizia sorveglia ogni treno in partenza.
Walter affida il malloppo a Francesca, raccomandandole di nascondersi tra le
mondine e di custodire gelosamente il prezioso gioiello: lui la raggiungerà
appena possibile. Silvana, una ragazza che sta per partire per la monda è
l'unica ad essersi accorta delle loro manovre: ha messo gli occhi su Walter, che
è un bel tipo di uomo tenebroso ed affascinante. Sul trio si fa amica
Francesca, cerca di accattivarsi la sua fiducia e, per riuscirci, la aiuta a
trovar lavoro in risaia presentandola come " clandestina ad un " caporale". Le
clandestine sono ragazze che vengono a lavorare alla monda senza contratto di
ingaggio. Per Silvana, che ha un regolare contratto della camera di lavoro,
non ci sono problemi di sorta. Le mondine si stabiliscono in una caserma
momentaneamente deserta: è qui che Silvana, di nascosto, sottrae a Francesca il
suo tesoro. La poveretta è disperata. Del resto pare che quest'anno le
clandestine non potranno lavorare. Dopo un simbolico scontro che ha per teatro
la risaia, le lavoratrici regolari si schierano al fianco delle clandestine per
imporre al padrone di dar lavoro a tutte quante. Silvana che aveva aizzato
le sue compagne contro Francesca, additandola come crumira, le restituisce il
gioiello, sotto gli occhi di Marco, un giovane militare in servizio nella zona.
Dopo la riappacificazione, Francesca narra a Silvana la storia della sua vita.
La ragazza la ascolta bocca aperta, affascinata soprattutto dal racconto delle
ribalderie di Walter. Quando questi poco tempo dopo giunge alla caserma delle
mondine si scazzotta subito con Marco per via di Silvana; poi rivela a Francesca
che la collana è falsa. Essendo tuttora ricercato dalla polizia e avendo
compreso che il posto è abbastanza sicuro, il malvivente vi si stabilisce: dorme
nel grande magazzino del riso, dove Francesca ogni giorno si reca per rifornirlo
di cibo. Egli, intanto, si mette in combutta con alcuni caporali e organizza un
piano per impadronirsi delle tonnellate di riso che giacciono rinchiuse nel
magazzino. Il sergente Marco corteggia senza alcun risultato la bella
Silvana, la quale a sua volta s'è invaghita di Walter e riesce facilmente a
scalzare Francesca dal cuore del bel tenebroso, che fa di lei la sua mante e la
sua complice. Il colpo è progettato per l'ultimo giorno di lavoro. E' sera: le
mondine hanno organizzato una festa d'addio. Walter conta sulla confusione per
potersi allontanare indisturbato con i camion carichi di riso. E per accrescere
il bailamme, organizza l'allagamento della piantagione. Silvana viene eletta
reginetta della serata e proclamata " Miss Mondina 1948 "; ma, all'arrivo della
notizia dell'allagamento, tutti - mondine, sorveglianti e caporali - si
riversano nella piantagione per salvare il riso. Il piano di Walter sembra
funzionare alla perfezione. Ma per sua sfortuna interviene Marco e impegna il
bandito in un duello all'ultimo sangue, che vede impegnate pure Francesca, a
fianco del militare, e Silvana, a fianco del bandito. Quest'ultimo è ucciso
proprio dalla sua amante, disperata e delusa dal vile comportamento dell'uomo
che ella aveva ammirato e amato come un eroe. Poi Silvana sale su un'alta
impalcatura e si precipita nel vuoto. Walter allora cerca di coinvolgerla nei
suoi loschi affari. E la convince ad allagare le risaie, per rubare tutto il
faticoso raccolto. Ma la strana coppia, non fa i conti con l'amore e la gelosia
dei rispettivi partner. E quel loro piano disgraziato è destinato a fallire
tragicamente.
Questo famoso film ottiene una Nomination all'Oscar nel 1951, per il Miglior
Soggetto a Giuseppe De Santis, appena trentaduenne, e Carlo Lizzani. È un
melodramma tragico e appassionato, girato nella piana di Vercelli. Protagonisti
Silvana Mangano, sensualissima maggiorata, e Vittorio Gassman, nella parte del
mascalzone senza scrupoli. Per il regista Giuseppe De Santis, scomparso il 16
maggio 1997 all'età di ottant'anni, si tratta della terza regìa. Esordisce nel
1945 in Giorni di gloria, dirigendo nella sua carriera dodici film.
Indirizzo: Civica Accademia d'Arte Drammatica "Nico Pepe" - largo Ospedale
Vecchio 10/2 - 33100 Udine, e-mail: accademia_np@libero.it. - Telefono e
fax. 0432-504340.
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