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PROGETTI IN MOSTRA

Teatro Regio, Torino
Ricostruzione Teatro Regio, Torino: elaborato di concorso, 1937
Fotografia b/n, cm. 39 x 59,7

Teatro Ideal, Torino
Cinema Teatro Ideal, Torino: veduta esterna, 1939
Fotografia b/n, cm. 17,3 x 23,5

Teatro Ideal, Torino
Cinema Teatro Ideal, Torino: veduta interna, 1940
Fotografia b/n, cm. 19,5 x 26,5

Teatro Gianduja, Torino
Cinema Teatro Gianduja, Torino: veduta interna, 1946
Fotografia b/n, cm. 17,3 x 23,2

Teatro Gianduja, Torino
Cinema Teatro Gianduja, Torino: veduta interna, 1946
Fotografia b/n, cm. 17,3 x 23,2

Teatro Gianduja, Torino
Cinema Teatro Gianduja, Torino: veduta esterna, 1946
Fotografia b/n, cm. 40 x 29,5
Ottorino Aloisio  (Udine, 1902 - Torino, 1986)

Concorso per la ricostruzione del Teatro Regio di Torino - (1937)
Con la proposta progettuale per la ricostruzione del Teatro Regio di Torino, Aloisio avvia lo studio per le sale per lo spettacolo, dove la forma non è solo conseguenza della funzione, ma diviene sintesi tra il gesto libero e sinuoso di una linea dinamica e la geometria analitica a cui appartengono quell'insieme di linee e superfici dominate.
Della prestigiosa struttura settecentesca dovuta a Filippo Juvarra e a Benedetto Innocente Alfieri, dopo il disastroso incendio del 1936 sopravvisse solo la facciata, perfettamente uniformata ai prospetti di piazza Castello, ed alcuni frammenti di mura perimetrali.
Il bando di concorso, del medesimo anno, richiedeva la ricostruzione del Teatro all'interno delle mura perimetrali superstiti, e impegnerà l'architetto nella ideazione di un teatro moderno in un ambiente storico qualificato.Nel progetto per il I° grado del concorso, Aloisio contrappone al grande atrio al piano terra il ridotto al primo piano affacciato verso i Giardini Reali con una generosa vetrata, soluzione che seppure di ampio respiro non riuscì a soddisfare pienamente la giuria. Ammesso alla seconda fase del concorso, previa revisione del progetto, superò le numerose difficoltà che tutto ciò comportava, creando spazi fluenti che si compenetrano senza soluzione di continuità. Scalone d'onore, atrio d'ingresso, ridotto, passaggi, corridoi e porticati esistenti costituiscono uno spazio unico, impreziosito sia dall'uso dei materiali, sia dalla decorazione plastica e pittorica implicitamente richiesta dal bando.
La validità della soluzione progettuale, fu riconosciuta aggiudicandogli il secondo premio ex aequo con il gruppo formato da Umberto Cuzzi, Ettore Sott-Sass ed Emilio Pifferi.
Il Teatro che possiamo vedere oggi, è dovuto alla ricostruzione affidata nel 1973 all'architetto Carlo Mollino.

Cinema Teatro Ideal, Torino - (1939)
La forza espressiva e la gestualità che ricorda gli schizzi di  Mendelsohn caratterizzante la produzione architettonica di Ottorino Aloisio verso la fine degli anni Trenta, si manifesta in modo evidente nel Cinema Teatro Ideal.
Progettato nel 1938  era,  con i suoi duemilaquattrocento posti, la maggiore sala cinematografica d'Italia; il cinema venne costruito in tempi rapidissimi (sette mesi) e, non del tutto ultimato, subì dei seri danni a seguito dei bombardamenti degli anglo-americani.
L'evento ha purtroppo lasciato delle tracce tanto all'interno, dove gli originari pannelli acustici di rivestimento in lastre forate in alluminio anodizzato oro vennero sostituite con l'attuale rivestimento in tessuto di resina, quanto all'esterno dove la sostituzione della fascia illuminante posta sotto la pensilina con degli elementi illuminanti puntuali, ha alterato l'equilibrio compositivo della facciata (si confronti l'elaborato di progetto per il prospetto e la fotografia dell'esterno del 1940).
In questo edificio la gestualità, intesa come descrizione dell'oggetto architettonico, prende forma nella delicatezza delle sue linee, ed è impreziosita tanto dal calibrato rapporto di volumi quanto dal colore del materiale di rivestimento in Clinker.

La ricca e multiforme opera architettonica che Ottorino Aloisio ha prodotto, prima con l'ingegnere Tedesco-Rocca e poi come libero professionista, ha subito negli anni del conflitto bellico una brusco interruzione. Gli anni di forzata inattività hanno lasciato dei segni ben visibili nell'architettura del dopoguerra: il gesto si fa più contenuto, meno esuberante, forse più sofferto ma pur sempre rigoroso.
Libertà d'invenzione ed elevata capacità tecnica, elementi ricorrenti nei progetti di Aloisio, si combinano qui nell'ardita soluzione di due sale sovrapposte, con servizi ed impianti concentrati in uno spazio estremamente limitato.
La sala inferiore destinata a cinematografo, ma anche a teatro di marionette di antica tradizione, era provvisto di scena completamente attrezzata e a scomparsa nel piano sottostante. La sala superiore invece, era destinata a spettacoli di varietà, con pista da ballo a piano luminoso elevabile.
L'architetto risolve, inoltre, con notevole maestria l'inserimento dell'edificio nel lotto esistente, conferendogli una duplice facciata, quella verso via des Ambrois immaginata come una semplice quinta, mentre quella sulla piazza Carlina risolta nella netta contrapposizione tra linee orizzontali e verticali, della pensilina d'ingresso e lo sviluppo in altezza del volume del teatro.


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