UDINE
INCONTRI E CONFRONTI CON L'ARTE AMERICANA
Chiesa di San Francesco, Galleria d’Arte Moderna
Vernice per la stampa 24 novembre ore 11.00,
inaugurazione ore 18.00
La sezione “Incontri e Confronti con l’arte in America” è
stata allestita nell’ex Chiesa di San Francesco a Udine nel quale sono
abitualmente ospitate le più importanti esposizioni friulane, ed è motivata
dalle continue e in alcuni casi profonde relazioni intrattenute da Afro con
l’arte americana dal 1949-1950 fino alla morte, soprattutto con gli artisti
statunitensi della Scuola di New York.
Già nel 1949 Afro espose infatti al Moma di New York nella mostra XXth
Century Italian Art, e nel 1950 fu tra i 5 Italian Painters presentati alla
Catherine Viviano Gallery di New York, nella quale il pittore italiano allestì
la sua prima mostra personale negli Stati Uniti. Il soggiornò americano durò
circa otto mesi, durante i quali il pittore visitò vari Stati e città,
instaurando rapporti con artisti e critici di quel Paese. Rapporti già da Afro
avviati in precedenza a Roma, sua città di residenza, dove aveva conosciuto
Philip Guston, invitato dall’American Academy di Roma, e Patrick J. Kelleher,
direttore della Albright-Knox Collection di Buffalo.
Queste prime presenze
espositive furono l’occasione per numerose recensioni e per l’acquisto di opere
di Afro da parte di importanti collezionisti e musei. Tra i primi,
con l’Albright-Knox Collection di Buffalo, la Barnes Foundation di Filadelfia.
Gli si aprì dunque il mercato americano, che andrà gradualmente ampliandosi,
sino a diventare negli anni successivi più importante di quello italiano grazie
ad altre personali, nel 1952, 1955, 1957, 1959, 1960, 1963 e infine nel 1968,
nella Viviano Gallery e alla partecipazione ad altre collettive e a nuovi, anche
lunghi, soggiorni oltre Oceano.
Pur continuando ad abitare a Roma e partecipando in prima fila alla cultura
artistica italiana, come è evidenziato nella sezione dedicata agli “Incontri e
Confronti” con l’Italia (espone tra l’altro alla Biennale di Venezia nel 1952,
nel 1954 e nel 1956, quando gli è assegnato il premio di migliore artista
italiano), Afro partecipa nel 1952 alla Carnegie International Exibition a
Pittsburg, nel 1955 alla mostra The New Decade: 22 European Painters and
Sculptors al Moma di New York, nel 1955 è membro della giuria del premio
Pittsburg International e tiene una personale nella Washington University di
St.Louis, dove guida un seminario. Attività didattica esercitata anche in
seguito, dall’ottobre 1957 al giugno 1958, nel Mills College di Oakland, dove
tiene un corso di pittura, come poi nel 1966 nel News College di Sarasota in
Florida, su richiesta dell’amico pittore Conrad Marca-Relli. Ottenendo riscontri
critici di firma americana sempre più numerosi e prestigiosi, da Dore Ashton e
Andrew Carnduff Ritchie, a James Johnson Sweeney, direttore del Guggenheim
Museum, che nel 1961 gli dedica una monografia.
Come si evidenzia nella mostra udinese, nella quale vengono presentati anche importanti dipinti di Afro
datati dal 1952 al 1970, il linguaggio dell’artista friulano si evolve con
grande autonomia entro la cultura pittorica italiana ed europea, che resta per
anni primaria e dominante, senza una reale adesione all’action painting
statunitense. Per cui i rapporti e gli stimoli degli amici americani agiscono
sotterraneamente entro un’apertura attiva, che non provoca soggezione
stilistica. Afro rimane Afro. Ed è su tale registro che sono evidenziati
nell’esposizione contatti e riferimenti: in primo luogo con Arshile Gorky, morto
nel 1948 e quindi conosciuto solo attraverso le opere, di cui Afro presenterà
con un suo scritto una mostra di disegni nel 1957 alla Galleria dell’Obelisco di
Roma.
In tale contesto di rapporti, nel quale ha rilevante importanza
l’amicizia con Toti Scialoja, le relazioni Italia-Stati Uniti si svolgeranno
anche nella direzione New York-Roma, non solo viceversa. A Roma, dove nel 1958
si tiene alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna una grande retrospettiva di
Jackson Pollock, giunge e si stabilisce Cy Twombly, come poi Roberto Sebastian
Matta. Vi espone in quegli anni pure Conrad Marca-Relli e vi approdano
critici e storici dell’arte statunitensi di gran nome e peso, grazie anche
all’apertura della Rome New York Art Foundation. E nel 1959 viene a Roma anche
Willem De Kooning, ospitato da Afro nel suo studio, dove esegue delle gouaches
intitolate Black and White Rome, ricordate in San Francesco ad Udine.
Come in precedenza Gorky è ora appunto soprattutto De Kooning
a interessare Afro, che si applica anch’egli ai lavori su carta e adotta un
fare più gestuale e segnico, offrendo risultati che innescano relazioni importanti
con quelli di De Kooning, che sono tra i nodi principali dei nessi del
pittore italiano con l’arte americana, sempre su di un registro linguistico, non
di stile, e che sono stati proposti in mostra a Udine nell’ex Chiesa di San
Francesco nei dipinti, concretamente, e accompagnati nel corposo catalogo dalla
lettura critica del curatore e di altri studiosi.
Eccetto ovviamente per quanto concerne Gorky, sono esposti dipinti datati
dal tempo dei primi contatti di Afro con gli Stati Uniti d’America, gli anni
1949-1950 come s’è detto, ai primi anni settanta. Nonostante il progressivo
maggior radicamento in Italia con l’avanzare degli anni sessanta, soprattutto
dopo avere ottenuto nel 1967 la cattedra di Pittura nell’Accademia di Belle Arti
di Firenze che ricoprirà fino al 1973, e più ancora dal 1969, in seguito al
manifestarsi dei primi sintomi della malattia che lo stroncherà prematuramente,
Afro continuò infatti a mantenere i rapporti con alcuni almeno degli amici
americani, anche non residenti a Roma.
A Udine l'esposizione riguarda esclusivamente opere degli artisti di
cui sono documentate la frequentazione e, in genere, anche la corrispondenza
epistolare con Afro: oltre ai già citati Brooks, De Kooning, Guston,
Marca-Relli, Matta, Pollock e Twombly sono presenti Alexander Calder,
Sam Francis, Hans Hofmann, Franz Kline, Robert Motherwell, Mark Rothko e David
Smith.