
Formatosi alla Scuola Mosaicisti del Friuli a Spilimbergo, dove insegna mosaico per poi trasferirsi a Udine all'Istituto d'Arte, verso gli anni Cinquanta si accosta alle suggestioni materiche dell'Informale, quindi, spinto dalla sperimentazione di nuovi materiali naturali (sabbie, pietra, smalti vetrosi) o artificiali (stagnole, acciaio) e da una crescente esigenza di razionalità, imbocca una ricerca tridimensionale che si concretizza in rilievi plastici in alluminio anodico concepiti come strutture modulari, seriali, nella cui percezione interviene il gioco della luce. Tra il 1966 e il 1973, Zavagno realizza una serie di rosoni utulizzando i sassi del Tagliamento, a spacco vivo, come tessere musive allineate in sequenza, in progressione dimensionale, ad alternanze, giocando sul pieno e vuoto, cioè sulla rarefazione della fuga o interstizio, per creare effetti di chiaroscuro e di profondità. Tali opere, che si richiamano alla sacralità degli antichi rosoni delle basiliche romaniche, sono state impiegate sia come decorazione a muro sia a pavimento. Dal 1969 al 1982 è docente all'Istituto Statale d'Arte "A. Sello" subentrando allo scultore Dino Basaldella.
Nota bibliografica
Guida all'arte del '900 in Friuli, a cura di I. Reale, Udine, Paolo Gaspari editore, 2.000, p. 103.