
Figlio di Carlo e di Anna de Haulik, di famiglia nobile magiara che il padre
aveva conosciuto durante un soggiorno di lavoro in Ungheria, si dedica
precocemente alla pittura, soprattutto di paesaggio. Forte rimane il legame
dell'artista con la famiglia materna consolidato dai frequenti soggiorni a
Nitra, città in cui la madre aveva abitato fino alle nozze e dove egli si
appassiona alle leggende ungheresi e ai pittoreschi costumi di quelle
popolazioni traendone ispirazione per la Calata degli Ungari, sua opera
giovanile. Compie studi irregolari presso il ginnasio liceo dei seminari di
Udine e Treviso, interrotti periodicamente per seguire il padre nei soggiorni di
lavoro in Ungheria, in Stiria e a Trieste. Il suo talento artistico viene
scoperto da Andrea Scala, ingegnere architetto amico della famiglia Someda, che
convince il padre di Domenico a farlo studiare in Roma. Nella capitale apprende
il mestiere secondo la tradizione antica nella bottega del pittore Giuseppe
Ferrari. Favorito dall'educazione cosmopolita avuta dalla madre e dalla
conoscenza della lingua tedesca il pittore viaggia soprattutto nei paesi
dell'Europa settentrionale. È in Danimarca e successivamente in Belgio, in
Inghilterra e a Dublino seguendo le orme dell'amico Giovanni Boldini,
stabilitosi definitivamente a Parigi, da cui mutua l'uso di una pennellata
sfrangiata e sinteticamente dinamica.
Agli inizi del Novecento decide di
stabilirsi a Roma scelta determinata dalla necessità di vivere della sua pittura
e quindi di poter fruire di un mercato artistico fiorente come quello della
capitale. Qui apre uno studio in via Margutta, frequentato da Angelo de
Gubernatis, professore di Belle Arti e intimo amico di famiglia. La sua attività
espositiva prende avvio nel contesto della mostra provinciale organizzata a
Udine nel 1883 dove presenta un ritratto e uno studio raffigurante una testa di
donna. Il primo lavoro che rivela Domenico Someda all'attenzione del grande
pubblico è però L'Invasione Ungarica (o La calata degli Ungari), proposta nel
1887 all'Esposizione Artistica e d'Arte Applicata all'Industria di Venezia e
successivamente, nel 1889, donata dall'autore al Comune di Udine. Nel 1894
partecipa all'Esposizione Artistica di Gorizia presentando un apprezzato
Ritratto della moglie di dimensioni maggiori al vero, tela che conclude
idealmente e stilisticamente il periodo giovanile dell'artista, caratterizzato
da un generico naturalismo di impronta macchiaiola. A partire da questa data
nella pittura del Someda cominciano a comparire tendenze simboliste ispirate
perlopiù ai soggetti comuni della pittura del tempo, specie dei pittori nordici
quali Hodler, Böcklin, Whistler.
Nel 1897 il pittore presenta, nella sala
della Permanente di Venezia in San Marco, la tela Amore e Patria (Udine,
Galleria d'Arte Moderna) che inaugura il fortunato filone delle tele a soggetto
militare. Al 1899 risale, invece, la sua partecipazione alla Biennale in cui
presenta il Ritratto del conte Fabio Beretta (Udine, collezione privata).
Dal
1900 l'artista risiede stabilmente a Roma entrando a far parte del mondo
aristocratico della capitale che ritrae nei momenti di svago durante le battute
di caccia alla volpe e nelle cavalcate attraverso la campagna romana.Entra, in
seguito, a far parte della Società degli Amatori e Cultori, attiva nell'Urbe,
partecipando tra il 1907 e il 1921 alle mostre organizzate dalla stessa
associazione.
Nel 1925 il pittore friulano inaugura una mostra personale nel
foyer del teatro Nazionale di Roma cogliendo l'occasione per offrire una
panoramica completa della sua attività; lì propone il quadro Guido Novello da
Polenta davanti alla salma di Dante, che viene acquistato dalla Cassa di
Risparmio di Udine e Pordenone e depositato presso la Galleria Marangoni di
Udine. Vi è esposta anche una Crocefissione, acquistata dalla Provincia di
Udine. Il successo della personale, legata ancora alla tradizione figurativa di
tipo ottocentesco, è grande e trova larghi consensi nell'ambito conservatore
della pittura religiosa. Partecipa anche alle Biennali d'arte udinesi nel 1926 e
nel 1928. Questa è l'ultima esposizione cui l'artista partecipa dedicandosi, a
partire da quel momento, soprattutto a eseguire quadri di limitate dimensioni
raffiguranti paesaggi o graziose scene di genere. Nel 1942, di fronte
all'incalzare della seconda guerra mondiale, il pittore abbandona Roma, dove è
diventato impossibile vivere di pittura e ritorna a Udine; qui rimane fino alla
morte continuando a dipingere per i pochi collezionisti che erano in grado di
apprezzare il suo linguaggio attardato e superato.
Nota bibliografica
Domenico Someda - Pittore, catalogo della mostra a cura di G. Bergamini, Tavagnacco, ed. Arti Grafiche Friulane, 1995 (con bibliografia precedente).