
Appartenente a una famiglia ebrea cosmopolita dedita ai commerci, compie gli studi liceali a Trieste quindi si trasferisce a Londra e a Genova. Torna a Trieste nel 1919 in grave stato depressivo ed entra in analisi dallo psicanalista Edoardo Weiss, allievo di Freud, che lo sprona a trovare lavoro e a dipingere i suoi stati d'animo. Si impiega e frequenta lo studio di Giovanni Zangrando, quindi la Scuola di nudo presso il Circolo Artistico di Trieste. Frequenta gli artisti Carlo Sbisà, Giacomo Girmounsky - che nel 1935 pubblicherà la prima monografia su Nathan - e i letterati Bobi Bazlen e Silvio Benco. Le prime opere datano dal 1921 e sono all'insegna di un simbolismo primitivista. Nel 1925 si reca a Roma per conoscere Giorgio de Chirico al quale si lega d'amicizia. Nel 1926 esordisce con un "Autoritratto" a occhi chiusi alla XV Biennale veneziana, dove espone continuativamente fino al 1936. Partecipa nel 1927 alla V Esposizione d'Arte delle Venezie a Padova - dove è presente anche nel 1929 e nel 1932 - e alla I Mostra del Sindacato triestino e a quelle che seguono dal 1929 fino al 1937. Nel 1928 partecipa a Roma alla II Mostra Marinara e tiene la sua prima personale alla Galleria Milano a Milano, accanto agli amici triestini Leonor Fini e Carlo Sbisà, pittori accomunati da un clima di realismo magico: Nathan si distingue per una pittura chiara e ascetica, per tematiche strettamente connesse alla propria esperienza esistenziale. Partecipa nel 1931 alla Sindacale regionale di Udine e alla I Quadriennale romana, dove figurerà anche nel 1935. Licenzia molte opere nelle quali l'immaginario poetico elabora tematiche desunte dalla pittura metafisica degli anni Venti di de Chirico, con spiagge popolate da cavalli, statue e ruderi antichi, con isole, fari e vascelli in lontananza, mentre una tecnica lenta e meditata mescola olio e tempera prediligendo la tavola come supporto. Nello stesso anno espone a Trieste alla Mostra d'Arte d'Avanguardia e incontra nuovamente de Chirico a Milano, accanto al quale espone nel 1933 alla mostra sindacale nazionale di Firenze, e anche alla LIV Esposizione d'Arte Italiana Contemporanea a Vienna, partecipando nello stesso anno a una mostra organizzata dalla Permanente di Trieste. Nel 1936 figura all'Esposizione d'Arte Contemporanea di Budapest, organizzata dalla Biennale di Venezia: i suoi ultimi quadri lungo il quarto decennio rielaborano in modo originale gli spunti della metafisica, anche guardando a Carrà, e i paesaggi, in prevalenza marine, si caricano di ulteriori simboli di un personale dramma interiore. Coste ghiacciate, rupi vulcaniche, naufragi, sono i soggetti di scenari pervasi da un predominante senso di sgomento e di abbandono, e indicano un equilibrio spezzato o una natura avversa e primordiale. Immersi in tonalità cupe e nordiche, con spettatori visti di spalle, si richiamano alla pittura simbolista tedesca ma anche, in particolare per certi effetti di luce diffusa che caratterizzano l'ultima produzione, alle marine secentesche e a Lorrain in particolare. Nel 1939 soggiorna a Roma presso la sorella che in tale occasione salva dalla dispersione alcune sue poesie rispecchianti l'immaginario pittorico, e dal 1940 al 1943 è confinato nelle Marche come cittadino inglese ebreo. Internato nel 1943 e deportato a Berger - Belsen, nel 1944 viene trasferito a Biberach dove viene trovato morente dagli alleati.
Nota bibliografica
I. Reale, in Il Novecento a Gorizia. Ricerca di una identità. Arti figurative, catalogo della mostra, Ed. Marsilio, Venezia 2000, pp. 190 - 191 (con bibliografia precedente)