
Compie la propria formazione presso l'Accademia di Belle Arti di Monaco, dove si trasferisce a partire dal 1880 e dove ha modo di seguire le lezioni del ritrattista Franz von Lenbach con il quale stringe proficui rapporti di amicizia. Intorno alla metà degli anni Ottanta lascia la città bavarese per portare a termine una serie di viaggi che lo condurranno a Venezia, Firenze e Roma. Nel 1892 soggiorna a Parigi e qui entra in contatto con la pittura dell'impressionismo e del postimpressionismo francesi. Al 1898 risale il rientro in Friuli dell'artista che fissa definitivamente la propria residenza a Udine, pur continuando a mantenere contatti epistolari con l'ambiente artistico monacense. In questo periodo Colavini si dedica alla ritrattistica, assolvendo numerose commissioni per famiglie nobili udinesi. A questa attività egli va affiancando sempre più spesso quella di copista e di restauratore di capolavori antichi, perfezionandosi nell'uso delle tecniche e nell'imitazione dello stile degli antichi. Si dedica anche all'incisione all'acquaforte. Il naturalismo di matrice nordica dei suoi ritratti rimane una costante anche nelle sue composizioni a soggetto mitologico appena venate di suggestioni simboliste come testimonia un dipinto quale le Diane cacciatrici presentato all'Esposizione Regionale di Udine del 1903 e poi entrato a far parte delle collezioni della Galleria d'Arte Moderna cittadina. Durante la prima guerra mondiale si trasferisce profugo a Firenze dove si mantiene eseguendo ritratti su commissione; dopo il 1917 fa rientro nel capoluogo friulano. La sua partecipazione alle mostre allestite a Udine è assidua: nel 1913 partecipa alla I Esposizione degli artisti friulani e nel periodo tra le due guerre propone al pubblico le sue opere alle Biennali Friulane d'Arte (nel 1926 vi allestirà una mostra personale) e alle rassegne sindacali regionali e nazionali. Si dedica anche alla pittura di soggetto religioso eseguendo opere ancora oggi conservate nelle chiese di Aiello, Palmanova e presso il Seminario di Udine. Cospicua risulta infine la sua produzione incisoria che lo rivela capace acquafortista.
Nota bibliografica
I. Reale, Arturo Colavini 120° della nascita, catalogo della mostra, Aiello del Friuli 1982; A. Rizzi - G. Andrao, Arturo Marion Colavini, La Nuova Base, Udine 1987 (con bibliografia precedente).