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Alessandro Filipponi (Udine, 1909 - 1931)

Si dedica alla pittura già alla metà degli anni Venti, provenendo da una famiglia di decoratori e di pittori. Stringe con i Basaldella un rapporto di solida amicizia. Nell'estate del 1928 è presente alla XIX Esposizione dell'Opera Bevilacqua La Masa di Venezia insieme agli altri friulani Angillotto Modotto e Candido Grassi. In questa occasione soggiorna per un breve periodo nel capoluogo veneto, frequentando alcune lezioni all'Accademia di Belle Arti. Nello stesso anno è tra i sostenitori della polemica contro la pittura tardo-impressionistica e veristica degli allievi friulani di Ciardi e Tito all'Accademia di Venezia (quali Cargnel, Ursella e Polesello, della generazione precedente), polemica che si concretizza nella mostra della Scuola Friulana d'Avanguardia a Udine. Filipponi vi partecipa insieme ai Basaldella e a Modotto (inizialmente appoggiati anche da Grassi e da Pittino), presentati in catalogo da Ugo Nebbia. Nelle opere di questi artisti è ravvisabile l'influenza della pittura di Casorati, scoperta durante i loro soggiorni a Venezia ma anche del primitivismo dei disegni di Edita Broglio, pubblicati in "Valori Plastici" nel 1921. Sette sono i dipinti presentati da Filipponi: tra questi il Mattino in Friuli. Racconto (Udine, collezione privata). Insieme a Pittino, nel 1929 è presente alla III Esposizione del Sindacato Fascista degli Artisti della Venezia Giulia a Trieste. Nell'ottobre del 1930 è a Roma con Dino e al seguito di Afro, grazie alla borsa di studio della Fondazione Marangoni di Udine vinta da quest'ultimo. Vive in condizioni economiche sfavorevoli a causa dell'ostilità del padre, da sempre contrario alla sua scelta di fare l'artista. Nella capitale entra in contatto con gli artisti della Scuola di Via Cavour: Scipione, Mafai e Antonietta Raphaël. Torna a Udine nel febbraio del '31. Ammalato di tubercolosi, che pochi mesi dopo il suo ritorno in Friuli lo porterà alla morte, negli anni 1930 e 1931 realizza una serie di autoritratti ad olio e a matita in cui è suggestionato da opere di Mafai di analogo soggetto. Tra questi, l'Autoritratto ad olio del 1930 conservato alla Galleria d'Arte Moderna di Udine. In questa fase Filipponi sperimenta deformazioni e sintetismi che con il tempo si fanno sempre più accentuati, guardando anche alle opere degli artisti dell'École de Paris - e soprattutto a Modigliani - che proprio in quegli anni vengono esposte alle Biennali veneziane, oltre che a Picasso (la cui influenza è particolarmente evidente nel disegno a china del 1930 intitolato Il gladiatore, alla Galleria d'Arte Moderna di Udine) ed ai francesi della fascia fauve, conosciuti indirettamente tramite il soggiorno parigino di Modotto. Dopo la morte, avvenuta nel giugno 1931, nell'ottobre-novembre dello stesso anno gli amici friulani gli rendono omaggio organizzandogli una sala retrospettiva alla V Esposizione del Sindacato degli Artisti della Venezia Giulia, a Udine. Nella stessa sala, Dino e Afro ricordano l'amico scomparso esponendo rispettivamente un Ritratto del pittore Filipponi in terracotta e un Autoritratto a olio dipinto alla maniera di Filipponi.

Nota bibliografica

I. Reale, La Scuola Friulana d'Avanguardia e il contesto friulano: Filipponi, in Dino, Mirko, Afro Basaldella, cat. della mostra, a cura di E. Crispolti, Milano 1987, pp. 244 e segg. (con bibliogr. prec.); G. Sabucco, Il pittore Alessandro Filipponi e la "Scuola Friulana d'Avanguardia", "Quaderni della FACE", 72, Udine 1988, pp. 1-10; I. Reale, La pittura a Trieste e in Friuli nel primo Novecento, in La pittura in Italia. Il Novecento I, Milano 1991, pp. 327-328; E. Mancini, La pittura e la grafica di Alessandro Filipponi, tesi di laurea, rel. A. Negri, facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Udine, a.a. 1992 - '93.


 



 


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