
Dopo aver trascorso la giovinezza nel capoluogo friulano, a Venezia nel 1929
si diploma all'Accademia di Belle Arti. Ritornato a Udine, partecipa nei primi
anni Trenta alle mostre del Sindacato fascista degli artisti. Espone i
"Lavoratori" e il "Nudo" alla mostra Sindacale regionale del 1931, mentre nel
'34-'35 è presente con le Dormienti (Udine, coll. privata) alla mostra del
Sindacato provinciale.
La sua produzione dei primi anni Trenta rimanda alla
pittura di Felice Carena, mentre la reiterazione di un'unica figura presa da più
punti di vista è ispirata alle modelle nude ripetute di Casorati e di Cagnaccio
di San Pietro, tutti artisti probabilmente "scoperti" da Caucigh in ambito
veneziano già nel periodo dell'Accademia. In questi anni egli guarda però anche
al Novecento Italiano e al recupero della tradizione: di qui la sua passione per
la pittura del rinascimento veneto, che lo porta a riscoprire dapprima le Veneri
di Giorgione e Tiziano (di cui sono individuabili numerosi echi nelle già citate
"Dormienti"), poi le Madonne di Bellini e Cima da Conegliano (alle quali è
ispirata la "Madonna dei vignaioli" del 1935, ora a Cividale in collezione
privata). Nella seconda metà degli anni Trenta esegue alcuni lavori per il
regime, sia nel campo della decorazione di edifici pubblici che in quello della
grafica. In contatto con Mitri, Piccini e Pittino, nei primi anni Quaranta si
accosta all'espressionismo e nel 1943 - '44 partecipa alla Mostra natalizia
degli artisti friulani organizzata dall'Unione professionale artisti di
Udine.
Dopo la seconda guerra mondiale Caucigh si dedica principalmente alla
grafica e all'illustrazione, evocando ironicamente, anche in maniera pungente,
episodi di vita udinese. Tra il 1946 ed il 1948 collabora con lo scrittore e
giornalista Renzo Valente e con il pittore Elci Marcolin al "Puf", periodico
umoristico udinese, per il quale realizza numerose tavole di illustrazioni e
fotomontaggi. Dotato di una notevole abilità grafica, in seguito lavora per
calendari e volumi di cultura friulana (tra questi ultimi vanno ricordati i
fascicoli della collana "Udine 16 millimetri") e realizza numerose scene di vita
campestre ad acquerello o ad olio, richiamandosi costantemente alla tradizione
veneta e talvolta anche parodiando le scene di festa di Renoir. Di carattere
riservato, partecipa di rado a delle mostre, e limitatamente al capoluogo
friulano (come del resto già negli anni anni precedenti), talvolta esponendo al
Circolo Artistico Friulano. Dagli anni Cinquanta insegna alla scuola
professionale "Giovanni da Udine", di cui sarà poi direttore negli anni
Sessanta.
Nota bibliografica
Artisti udinesi di oggi, a cura di V. Rossitti, Udine 1971, pp. 62-63; articoli per la scomparsa, in "Il Gazzettino" e "Il Messaggero Veneto", Udine 27 settembre 1972; L. Damiani, Arte del Novecento in Friuli. Il Novecento mito e razionalismo, Udine 1982, pp 61-62.