
Giornalista e critico d'arte, Manzano esordisce come recensore di mostre lungo gli anni Trenta sulle riviste locali come La Panarie e dalle pagine udinesi de Il Gazzettino, schierandosi con la generazione degli artisti friulani impegnati nel rinnovamento novecentista attento ai valori formali, come Fred Pittino o Candido Grassi, e sostenendo in particolare l'arte dei componenti della Scuola friulana d'avanguardia, i Basaldella, Modotto, Filipponi. Partecipe e protagonista delle principali battaglie per il "moderno", dal concorso per le sculture del tempio ossario, al monumento per la Resistenza, nel primo dopoguerra fu redattore capo di "Libertà", organo del Comitato di Liberazione nazionale, e nel 1947 passa al Messaggero e infine al Piccolo. Per le sue puntuali e acute recensioni venne premiato dalla Biennale veneziana nel 1955 quali miglior critico dell'edizione XXVII dell'esposizione veneziana. Oltre a numerose presentazioni e recensioni di mostre, Manzano si è fatto promotore di varie iniziative espositive, prendendo parte a commissioni per premi e collaborando con Musei quali la Galleria L.Spazzapan di Gradisca d'Isonzo e con gallerie, tra cui Il Girasole. Nel 1953 ha pubblicato il primo studio sull'arte friulana del Novecento "Arte moderna in Friuli" per i tipi della rivista Avanti cul Brun. Si è anche dedicato da autodidatta alla pittura. Nel 1993 gli eredi di manzano hanno donato l'archivio completo dei suoi scritti, pubblicazioni e apparati fotografici alla Galleria d'Arte Moderna di Udine..