
L'orecchio
di Dioniso, 1963
scultura in ferro
cm. 95 x 110
L'opera rappresenta una delle più significative testimonianze della stagione dei "ferri" che caratterizzò l'evoluzione creativa dell'autore tra gli anni Sessanta e Settanta. Ispirandosi all'effetto acustico delle latomie del Paradiso di Siracusa, Dino Basaldella propone una scultura che recupera il materiale di scarto della moderna società industriale rimettendolo in circolo e recuperandolo nel senso di una funzione estetica altrimenti negata. La versione monumentale di quest'opera si conserva a Raune, in Slovenia.
Primogenito di Leo Basaldella, pittore decoratore con bottega a Udine, morto
per cause di guerra nel 1918, insieme ai fratelli Mirko e Afro viene mandato in
un collegio protestante a Venezia dove frequenta la Scuola Media e il Liceo
Artistico che continua per un breve periodo a Firenze per diplomarsi infine a
Venezia. L’esordio espositivo avviene in un clima di rivolta generazionale nel
1928 a Udine sotto la denominazione di “Scuola Friulana d’Avanguardia”, insieme
ai fratelli, ad Angilotto Modotto e Alessandro Filipponi. Le sue prime prove in
gesso o terracotta risentono dell’influsso di Medardo Rosso per il modellato di
sensibilità pittorica, mentre l’esempio di Arturo Martini – presso il cui studio
è attivo Mirko – media la riscoperta del mito e il richiamo dell’arcaismo
novecentista. Dal 1930 a più riprese fino al 1935 soggiorna a Roma: partecipa in
questi anni a varie esposizioni sindacali a Udine (1931), a Trieste (1932), a
Pola, Trieste e Firenze (1933), e a Trieste (1934). Nel 1933 inizia la carriera
didattica nelle scuole tecniche di Trieste, quindi passa a Muggia e più tardi
verso il 1936 e fino al 1942 a Gemona del Friuli, per il cui Duomo realizza due
pannelli lignei di soggetto sacro. Alla IIª Quadriennale romana del 1935
presenta il bronzo “Il pescatore di anguille” (Roma, Galleria Civica d’Arte
Moderna), testimonianza di un recupero in senso neo – naturalistico di forme
alessandrine, e nel 1936 alla Biennale veneziana e alla Sindacale di Udine
espone “Lo squalo” (1935) (Udine, Galleria d’Arte Moderna), monumentale figura
sbozzata nel legno. Nel 1939 partecipa alla IIIª Quadriennale romana e nel 1942
alla Sindacale del Lazio a Roma. Nel frattempo la sua ricerca plastica approda a
un modellato di ascendenza impressionista animato da un accostamento al
Manierismo nella dinamica avvitata e nell’allungamento delle figure, in sintonia
con analoghe tendenze della Scuola Romana.
A partire dalla fine degli anni
Trenta la produzione orafa si affianca come campo espressivo e di ricerca
parallelo a quello della scultura, con lavorazioni a sbalzo e fusioni,
realizzando placchette con scene arcadiche, veri e propri gioielli e anche
oreficeria sacra. Dal 1942 al 1947 insegna al Liceo Artistico e all’Accademia di
Belle Arti di Venezia, partecipando anche alla Resistenza. Nel 1944 si tiene la
sua prima mostra personale a Udine dove nel 1947 partecipa alla Mostra Triveneta
del Ritratto conseguendo il primo premio per la scultura con “Ritratto di
Natili”, e l’anno seguente, con un pannello plastico riproducente la mappa della
Resistenza in regione analogo ad uno pittorico di Afro, alla “Mostra Regionale
1948 Friuli – Venezia Giulia” allestita a Udine.
Dal 1948 insegna all’Istituto d’Arte di Gorizia, dove nel
1954 realizza con gli allievi un mosaico con “Orfeo”, e dal 1959 fino al 1969 in
quello udinese. Lungo gli anni Cinquanta rivede i tradizionali concetti di
tecnica e di materia per accostarsi all’esperienza post – cubista: partecipa nel
1954 alla Xª Triennale di Milano e l’anno seguente realizza un bassorilievo in
pietra per il Palazzo della Telve a Udine; nel 1956 e nel 1958 interviene con
bassorilievi polimaterici rispettivamente nella sede della Cassa di Risparmio di
Latisana, su progetto di Gino Valle, e nell’Istituto Tecnico “J. Barozzi” di
Modena; sempre del 1958 è un bassorilievo per il Municipio di Treppo Carnico
progettato da Gino Valle. Nel 1959 partecipa al IIIª Concorso Internazionale del
Bronzetto di Padova, dove è presente anche nelle edizioni del 1963, 1971, 1973 e
1975: in questo periodo Dino scopre il ferro quale suo ideale strumento
espressivo, utilizzando gli scarti industriali per comporre assemblaggi che
generano inedite soluzioni formali, suggestionato dall’esempio di Ettore Colla
ma con un personale accento epico di matrice barbarica. E’ con questa produzione
che si presenta negli USA in varie rassegne: nel 1961 al Princeton University
Art Museum e al Carnegie Institute a Pittsburgh, e nello stesso anno tiene una
personale alla Catherine Viviano Gallery di New York. Nel 1964 partecipa a una
collettiva alla Galleria d’Arte Moderna di Torino e con una personale di dodici
opere in ferro alla XXXIIª Biennale di Venezia. Nel 1965 prende parte al
Simposio Forma Viva a Ravne (SLO) presso la cui ferriera realizza il monumentale
“Orecchio a Ravne” collocato su una collina, e partecipa con cinque sculture in
ferro alla IXª Quadriennale romana dove è di nuovo presente con altre cinque
opere anche nel 1972 – 1973. Nel 1967 realizza una scultura polimaterica per
l’Istituto Tecnico Malignani di Udine, la “Croce” in ferro dipinto per
l’Educandato delle Suore di S. Giuseppe a Udine, ed espone in collettive a
Basilea, Klagenfurt e Pordenone. In seguito a un concorso nazionale, tra il 1968
e il 1969 realizza una scultura in ferro per il Monumento della Resistenza di
Udine, progettato da Gino Valle e Federico Marconi. Del 1969 è il “Partidor” in
bronzo per la sede INAIL di Venezia, e nello stesso partecipa a una collettiva a
Fiume (CRO); nel 1970 realizza in marmo un’opera per la sede provinciale INPS a
Roma e una cancellata in ferro a Romans d’Isonzo e pur continuando a risiedere a
Udine, vince la cattedra di scultura all’Accademia di Brera a Milano dove
insegna fino al 1975. Del 1971 è un pannello bronzeo traforato per la Banca
Nazionale del Lavoro di Milano; partecipa a mostre di scultura all’aperto a
Bologna e nel 1972 a Cortina d’Ampezzo, anno in cui realizza una scultura in
bronzo per la Scuola Elementare Manzoni di Cividale del Friuli. Nel 1973 è alla
XIIª Biennale di Anversa e realizza in ferro colorato “Kennedy”, una scultura
alta quasi sei metri per l’omonimo Istituto Tecnico di Pordenone; nel 1975
partecipa alla II Biennale della piccola scultura a Murska Sabota, e insieme a
Mascherini e Perizi tiene una personale al Castello di S. Giusto a Trieste.
Numerose le partecipazioni a mostre sia regionali che nazionali, anche dopo la
sua scomparsa avvenuta nel 1977, anno in cui viene collocato il ferro “Alpha
Centauri” (1966), dono della famiglia, di fronte al Municipio di Udine.
Nota bibliografica
E. Villa – L. Perissinotto, Dino Basaldella, Ed. Bora, Bologna 1983; Dino,
Mirko, Afro Basaldella, cat. d. mostra a cura di E. Crispolti, Nuove Edizioni
Gabriele Mazzotta, Udine 1987; I. Reale, E. Brandolini. M. Bonina, L’oro di
Dino, Forum, Udine 1998.
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