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Dino Basaldella (Udine, 1909 – 1977)

L'orecchio di Dioniso, 1963
scultura in ferro
cm. 95 x 110

L'opera rappresenta una delle più significative testimonianze della stagione dei "ferri" che caratterizzò l'evoluzione creativa dell'autore tra gli anni Sessanta e Settanta. Ispirandosi all'effetto acustico delle latomie del Paradiso di Siracusa, Dino Basaldella propone una scultura che recupera il materiale di scarto della moderna società industriale rimettendolo in circolo e recuperandolo nel senso di una funzione estetica altrimenti negata. La versione monumentale di quest'opera si conserva a Raune, in Slovenia.

Primogenito di Leo Basaldella, pittore decoratore con bottega a Udine, morto per cause di guerra nel 1918, insieme ai fratelli Mirko e Afro viene mandato in un collegio protestante a Venezia dove frequenta la Scuola Media e il Liceo Artistico che continua per un breve periodo a Firenze per diplomarsi infine a Venezia. L’esordio espositivo avviene in un clima di rivolta generazionale nel 1928 a Udine sotto la denominazione di “Scuola Friulana d’Avanguardia”, insieme ai fratelli, ad Angilotto Modotto e Alessandro Filipponi. Le sue prime prove in gesso o terracotta risentono dell’influsso di Medardo Rosso per il modellato di sensibilità pittorica, mentre l’esempio di Arturo Martini – presso il cui studio è attivo Mirko – media la riscoperta del mito e il richiamo dell’arcaismo novecentista. Dal 1930 a più riprese fino al 1935 soggiorna a Roma: partecipa in questi anni a varie esposizioni sindacali a Udine (1931), a Trieste (1932), a Pola, Trieste e Firenze (1933), e a Trieste (1934). Nel 1933 inizia la carriera didattica nelle scuole tecniche di Trieste, quindi passa a Muggia e più tardi verso il 1936 e fino al 1942 a Gemona del Friuli, per il cui Duomo realizza due pannelli lignei di soggetto sacro. Alla IIª Quadriennale romana del 1935 presenta il bronzo “Il pescatore di anguille” (Roma, Galleria Civica d’Arte Moderna), testimonianza di un recupero in senso neo – naturalistico di forme alessandrine, e nel 1936 alla Biennale veneziana e alla Sindacale di Udine espone “Lo squalo” (1935) (Udine, Galleria d’Arte Moderna), monumentale figura sbozzata nel legno. Nel 1939 partecipa alla IIIª Quadriennale romana e nel 1942 alla Sindacale del Lazio a Roma. Nel frattempo la sua ricerca plastica approda a un modellato di ascendenza impressionista animato da un accostamento al Manierismo nella dinamica avvitata e nell’allungamento delle figure, in sintonia con analoghe tendenze della Scuola Romana.
A partire dalla fine degli anni Trenta la produzione orafa si affianca come campo espressivo e di ricerca parallelo a quello della scultura, con lavorazioni a sbalzo e fusioni, realizzando placchette con scene arcadiche, veri e propri gioielli e anche oreficeria sacra. Dal 1942 al 1947 insegna al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, partecipando anche alla Resistenza. Nel 1944 si tiene la sua prima mostra personale a Udine dove nel 1947 partecipa alla Mostra Triveneta del Ritratto conseguendo il primo premio per la scultura con “Ritratto di Natili”, e l’anno seguente, con un pannello plastico riproducente la mappa della Resistenza in regione analogo ad uno pittorico di Afro, alla “Mostra Regionale 1948 Friuli – Venezia Giulia” allestita a Udine.
Dal 1948 insegna all’Istituto d’Arte di Gorizia, dove nel 1954 realizza con gli allievi un mosaico con “Orfeo”, e dal 1959 fino al 1969 in quello udinese. Lungo gli anni Cinquanta rivede i tradizionali concetti di tecnica e di materia per accostarsi all’esperienza post – cubista: partecipa nel 1954 alla Xª Triennale di Milano e l’anno seguente realizza un bassorilievo in pietra per il Palazzo della Telve a Udine; nel 1956 e nel 1958 interviene con bassorilievi polimaterici rispettivamente nella sede della Cassa di Risparmio di Latisana, su progetto di Gino Valle, e nell’Istituto Tecnico “J. Barozzi” di Modena; sempre del 1958 è un bassorilievo per il Municipio di Treppo Carnico progettato da Gino Valle. Nel 1959 partecipa al IIIª Concorso Internazionale del Bronzetto di Padova, dove è presente anche nelle edizioni del 1963, 1971, 1973 e 1975: in questo periodo Dino scopre il ferro quale suo ideale strumento espressivo, utilizzando gli scarti industriali per comporre assemblaggi che generano inedite soluzioni formali, suggestionato dall’esempio di Ettore Colla ma con un personale accento epico di matrice barbarica. E’ con questa produzione che si presenta negli USA in varie rassegne: nel 1961 al Princeton University Art Museum e al Carnegie Institute a Pittsburgh, e nello stesso anno tiene una personale alla Catherine Viviano Gallery di New York. Nel 1964 partecipa a una collettiva alla Galleria d’Arte Moderna di Torino e con una personale di dodici opere in ferro alla XXXIIª Biennale di Venezia. Nel 1965 prende parte al Simposio Forma Viva a Ravne (SLO) presso la cui ferriera realizza il monumentale “Orecchio a Ravne” collocato su una collina, e partecipa con cinque sculture in ferro alla IXª Quadriennale romana dove è di nuovo presente con altre cinque opere anche nel 1972 – 1973. Nel 1967 realizza una scultura polimaterica per l’Istituto Tecnico Malignani di Udine, la “Croce” in ferro dipinto per l’Educandato delle Suore di S. Giuseppe a Udine, ed espone in collettive a Basilea, Klagenfurt e Pordenone. In seguito a un concorso nazionale, tra il 1968 e il 1969 realizza una scultura in ferro per il Monumento della Resistenza di Udine, progettato da Gino Valle e Federico Marconi. Del 1969 è il “Partidor” in bronzo per la sede INAIL di Venezia, e nello stesso partecipa a una collettiva a Fiume (CRO); nel 1970 realizza in marmo un’opera per la sede provinciale INPS a Roma e una cancellata in ferro a Romans d’Isonzo e pur continuando a risiedere a Udine, vince la cattedra di scultura all’Accademia di Brera a Milano dove insegna fino al 1975. Del 1971 è un pannello bronzeo traforato per la Banca Nazionale del Lavoro di Milano; partecipa a mostre di scultura all’aperto a Bologna e nel 1972 a Cortina d’Ampezzo, anno in cui realizza una scultura in bronzo per la Scuola Elementare Manzoni di Cividale del Friuli. Nel 1973 è alla XIIª Biennale di Anversa e realizza in ferro colorato “Kennedy”, una scultura alta quasi sei metri per l’omonimo Istituto Tecnico di Pordenone; nel 1975 partecipa alla II Biennale della piccola scultura a Murska Sabota, e insieme a Mascherini e Perizi tiene una personale al Castello di S. Giusto a Trieste. Numerose le partecipazioni a mostre sia regionali che nazionali, anche dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1977, anno in cui viene collocato il ferro “Alpha Centauri” (1966), dono della famiglia, di fronte al Municipio di Udine.

Nota bibliografica

E. Villa – L. Perissinotto, Dino Basaldella, Ed. Bora, Bologna 1983; Dino, Mirko, Afro Basaldella, cat. d. mostra a cura di E. Crispolti, Nuove Edizioni Gabriele Mazzotta, Udine 1987; I. Reale, E. Brandolini. M. Bonina, L’oro di Dino, Forum, Udine 1998.




 


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