
Tra il 1907 e il 1910 segue i corsi all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Rientrato a Gemona si dedica alla pittura ad affresco a carattere sacro per alcune chiese della regione, dapprima insieme al padre e poi autonomamente. Nel 1910 realizza alcune decorazioni nel Santuario della Madonna di Ribis (Reana del Rojale/Ud) contraddistinte da influssi simbolisti e cadenze Liberty. L’anno successivo, a completamento della propria formazione, si reca a Roma presso lo studio di Pietro Gaudenzi dove rimane fino al 1912. Al termine del primo conflitto mondiale fa ritorno in patria per dedicarsi esclusivamente alla pittura, soprattutto decorativa. Se l’adesione agli stilemi del Liberty rimane una costante nelle opere realizzate nel secondo e terzo decennio del Novecento accanto alle suggestioni degli stili storici combinati in un generico eclettismo (chiesa di Valle di Rivalpo a Paularo e di S. Pietro a Gemona, S. Maria Assunta a Manzano, cappella della Beata Vergine nel Duomo di Gemona), a partire dalla fine degli anni Venti l’artista si volge al recupero delle solide volumetrie formali di matrice novecentista. Abbandonata l’ispirazione neogotica e bizantineggiante di certe realizzazioni attuate in sintonia con i modelli religiosi indicati dalle direttive di mons. Celso Costantini attraverso la rivista “Arte Cristiana” (Cripta dei Caduti nel Duomo di Tarcento, 1927) aderisce al Novecento italiano già nelle decorazioni delle chiese di S. Cecilia a Pradamano (1927-30), di S. Giovanni al Natisone e in quella di Tavagnacco. Nelle opere degli anni Trenta (chiesa di Lavariano nel 1937, di Santo Stefano Udinese, di Intissans di Verzegnis nel 1938 e S. Andrat al Cormor, 1938-39; parrocchiali di Laipacco nel 1939 e Lauzzana) risente delle teorie artistiche applicate dalla Scuola Superiore d’Arte Cristiana fondata a Milano nel 1921 e suggestionata dalla semplicità formale della Scuola benedettina di Beuron. Una copiosa produzione da cavalletto, soprattutto a partire dagli anni Venti, affianca l’attività di decoratore. È in particolare l’amicizia con Giovanni Napoleone Pellis a suggellare molte realizzazioni che presentano un’ispirazione debitrice tanto del Divisionismo lombardo quanto delle correnti dell’Espressionismo oltralpino, con accensioni fauves. Le Alpi Carniche, Sauris, Forni di Sopra e di Sotto divengono in questi anni il motivo dominante dei suoi dipinti come nel Boscaiolo (1921, Reana del Rojale/Ud, collezione privata), presentato all’Esposizione goriziana del 1924 e Case di montagna (Gli amici) ( 1922, Udine, Galleria d’Arte Moderna) esposto alla Prima Biennale Friulana d’Arte del 1926. Nel 1928 è nuovamente presente alla Seconda Biennale Friulana d’Arte con La casa del Cristo (1927, Udine, Camera di Commercio). A questa intensa attività Barazzutti affianca anche quella di progettista di mobili e altri complementi d’arredo che lo vede collaboratore della Ditta Fantoni di Gemona del Friuli per la realizzazione di arredi in stile rustico.
Nota bibliografica
Giuseppe Barazzutti, la bottega d’arte, catalogo della mostra a cura di F. Merluzzi, Mariano del Friuli 1994 (con bibliografia precedente).