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sei in: L'Invenzione del Castello

     

    Dal 25 settembre: 'L'invenzione del Castello. 1854 - 1953'

    25 settembre >> 31 dicembre
    Museo archeologico del Castello di Udine

    Giovedì 25 settembre alle ore 18.00 viene inaugurata, nei locali del Museo archeologico del Castello di Udine, una mostra documentaria dedicata alle trasformazioni del complesso dalla metà dell'Ottocento al secondo dopoguerra.
    Forse non tutti sanno che nel 1854 da tutta l'area del Castello furono espulsi i (pochi) abitatori rimasti e furono rase al suolo le abitazioni civili per costruire il forte di san Biagio - dal nome del santo venerato nella chiesa di S. Maria - che avrebbe dovuto garantire il controllo della città, sollevatasi in massa nel marzo del 1848, in coincidenza con le famose cinque giornate di Milano.

    Una fotografia di Augusto Agricola, il primo fotografo in Friuli, presa dalla sua abitazione mostra l'immagine del complesso del Castello come appariva  da nord fino al 1854, mentre un anno dopo il medesimo fotografo documenta le trasformazioni avvenute. Con l'unione di larga parte del Friuli all'Italia, nel 1866, il Castello divenne  bottino di guerra e fece parte prima del demanio militare quindi del patrimonio monumentale dello stato. L'opinione pubblica fu sollecitata da una serie di interventi e di campagne di stampa a riprendere possesso dell'intero complesso, di cui era rimasta accessibile solo la chiesa di S. Maria, per le funzioni religiose, con gli accessi dall'attuale piazza della Libertà e da Piazza I Maggio. Negli anni Ottanta dell'Ottocento vi fu tutta una serie di interventi nella parte centrale della città, che videro la realizzazione dei giardini Ricasoli e l'abbellimento della riva orientale del colle verso il Giardino. In quel tempo i colloqui tra Stato e Comune portarono  alla città l'uso perpetuo del complesso, anche in vista delle celebrazioni del quarantesimo anniversario dell'unione di parte del Friuli all'Italia (1906). Per quell'occasione, che si concluse con il trasferimento formale del museo civico dalla sede della pubblica biblioteca al Castello, furono intrapresi grandissimi lavori di ristrutturazione che modificarono profondamente i piani inferiori dell'edificio principale, come documentano con grande evidenza le preziose carte dell’Ufficio tecnico del Comune, una scelta delle quali sarà possibile vedere in mostra.

    Importanti interventi vennero effettuati più volte nel corso del Novecento, specialmente nel periodo tra le due guerre che videro la trasformazione, in realtà per noi oggi troppo "innovativa", degli altri edifici del complesso ovvero della Casa della Confraternita, della Contadinanza e della chiesa di S. Maria.
    La riappropriazione pubblica del complesso si ebbe specialmente a partire dagli anni venti, quando il piazzale accolse anche rappresentazioni di opere liriche: nello stesso complesso avvennero anche fatti di notevole risalto a partire dal discorso di Mussolini del 20 settembre 1922, in cui per la prima volta indicò gli obiettivi e il programma di governo del fascismo, un mese prima della marcia su Roma, alla raccolta di parte delle salme dei militi ignoti che di qui iniziarono il viaggio verso Aquileia, da cui quella scelta con un fiore da Maria Bergamas fu portata con tutti gli onori fino a Roma.
    Il complesso del Castello fu testimone di tutte le vicende, belle e brutte della città e del Friuli: vide l'occupazione austrotedesca dopo Caporetto, l'installazione delle difese antiaeree, accolse la scuola popolare all'aperto, la Casa della Contadinanza fu sede della Camera del Lavoro prima di diventare museo. Una delle ultime vicende  narrate nella mostra è un grande ballo all'aperto, sul piazzale del Castello, indetto dalle organizzazioni partigiane per festeggiare la fine della guerra, il 17 maggio 1945.


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